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Revolution 2×01 – Born In The U.S.A.TEMPO DI LETTURA 3 min

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Lo ammetto: ero caduto in tentazione di elargire una sufficienza a questa premiere, per 39 minuti era quella l’idea perchè in fin dei conti, abituati allo schifo della scorsa stagione, c’è una bella ventata d’aria fresca che potrebbe garantire nuova linfa allo show. Ribadisco che questa era la mia opinone prima di vedere interamente
la puntata, prima di vedere il colpo di scena finale, prima di vedere il Ciccione di Google che resuscita. E lì son volate bestemmie.
La morte di quel panzone inetto è stato uno dei regali che ho chiesto a Babbo Natale l’anno scorso nella letterina, non mi interessavano giochi o vestiti, volevo solo che morisse con dolore e non tornasse mai più e sono sicuro che Santa Claus di lettere come la mia ne ha ricevute a milioni inoltrandole poi a Kripke. Potete immaginare quindi la gioia che ho provato quando improvvisamente è stato squartato dal primo bandito che passava per strada e al contempo fantasticate su quali blasfemie possano essere uscite dalla mia bocca nel medesimo istante in cui ha aperto gli occhi. In questo intervallo di tempo tra me e me ho elogiato Kripke per la scelta tardiva di far fuori l’ennesimo personaggio inutile presente nel cast di inetti, sembrava che potesse essere un nuovo inizio con una premiere dove si cancellavano gli errori della precedente stagione, se non tutti almeno un paio. No, nulla da fare, Kripke e soci non hanno capito una beata fava.
Avevamo lasciato i nostri inetti preferiti colpevoli di non essere riusciti a salvare qualche milione di persone con l’aggravante (dal nostro punto di vista) di aver ripristinato la luce definitivamente, o almeno così ci era stato fatto credere. Fortunatamente non è così, anche perchè sennò sarebbe diventato un telefilm qualunque, ma le cose sono ugualmente cambiate: Rachel è impazzita per i sensi di colpa, il Ciccione di Google si è trovato una donna che lo apprezza per quello che è, Miles si è creato un nome finto e ora nasconde un segreto, Monroe è entrato nel Fight Club e Charlie si è data allo sgualdrinaggio rimorchiando baristi pur di avere un tetto sotto cui dormire. Il mondo sarà pure cambiato ma i baristi rimorchiano sempre… A queste news aggiungiamo il Reverendo Camden di Settimo Cielo padre di Rachel, delle lucciole verdi che sono “il grande enigma” della stagione, la Casa Bianca con annesse truppe che vogliono conquistare il paese e un gruppo di guerrieri che ha preso in ostaggio Miles ed uno sceriffo navaho. Manca nessuno? Il buon vecchio Neville e suo figlio che però non cambiano per nulla, anzi, ritornano se possibile più incazzati di prima e sono pronti per una strage.
Cosa c’è che non va allora, direte voi? Tutto cambia per non cambiare. Non ci sono veri cambiamenti, non ci sono svolte epocali ed è sempre molto inverosimile che in una vastità di territorio così ampia i protagonisti riescano sempre a trovarsi oppure ad assistere ad eventi importanti proprio dove sono loro ed in quello specifico momento. Inoltre, e non mi stancherò mai di dirlo, bisogna smettere con l’accanimento terapeutico su quel consumatore di ossigeno, grasso ed inutile che ai fini della storia è utile solo come pungiball. Insomma siete avvertiti, margini di miglioramento ce ne potrebbero essere con altri scenari e altri sceneggiatori, non qui e non ora comunque, quindi diffidate e mollate la presa, tenere in vita una persona in coma non fa felice nessuno.

PRO:

  • Tentativi di starvolgere il plot
  • Giancarlo Esposito è sempre
    CONTRO:
    • Il Ciccione di Google è ancora vivo
    • Inverosimilità di certe trovateoiatt
    • Charlie puttana di basso borgo
    • Stessi difetti della scorsa stagione

    Revolution no more. Mi spiace ma d’ora in poi non seguiremo più questa serie perchè 40 minuti settimanali del nostro tempo ci fanno comodo per fare dell’altro e non ci va di confidare ulteriormente nella poca intelligenza degli sceneggiatori e nella scarsa bravura di quel branco di scimmie che recita (Giancarlo Esposito ovviamente escluso). Pertanto con sommo rammarico noi ci fermiamo qui ma auguriamo buona fortuna agli audaci che proseguiranno la visione, speriamo per voi che non sia tempo speso male.

    VOTO EMMY

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    Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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