
Lanterns raggiunge un nuovo picco narrativo trasformando il mistero del Manhunter in un conflitto morale che mette alla prova il significato stesso dell’anello.
Con “Light Out”, Lanterns continua a confermarsi come un’interessante reinterpretazione della mitologia di Lanterna Verde. Il prodotto di Damon Lindelof e Tom King raggiunge un nuovo livello di precisione, prendendo elementi riconoscibili del personaggio e del suo universo per trasformarli in qualcosa di profondamente diverso dal classico racconto supereroistico.
La puntata arriva infatti a sciogliere uno dei nodi principali costruiti nei primi episodi, confermando finalmente l’identità del Manhunter e, soprattutto, complicando radicalmente il concetto di “villain”. Perché Zoe non appare semplicemente come una minaccia da eliminare: ha costruito a Rushville un equilibrio discutibile, certamente estremo, ma non privo di una propria logica. È proprio questa ambiguità a rendere la situazione in cui vengono trascinati Hal Jordan e John Stewart particolarmente interessante.
CATTURARE IL MANHUNTER
La rivelazione su Zoe funziona perché non rappresenta soltanto la soluzione di un mistero. Diventa immediatamente il centro di un dilemma morale. Hal si trova praticamente sottoposto a un ricatto: catturare il Manhunter significa adempiere al proprio dovere di Lanterna Verde, ma anche mettere potenzialmente a repentaglio la vita degli abitanti di Rushville. Desistere dalla missione, al contrario, significa preservare quell’equilibrio e accettare che una situazione incompatibile con il ruolo di una Lanterna possa continuare a esistere.
È una posizione spigolosa, costruita appositamente per impedire ai protagonisti di scegliere la soluzione più semplice. Lanterns continua così a fare quello che aveva già iniziato a fare nei precedenti episodi: utilizzare il genere supereroistico come strumento per parlare di responsabilità, paura, potere e merito. Dopo aver raccontato il percorso che ha portato John a desiderare l’anello fin dall’infanzia, la serie gli chiede ora di confrontarsi con il prezzo concreto di ciò che quell’anello rappresenta.
QUANDO LE REGOLE NON BASTANO
Il vero punto di rottura dell’episodio arriva proprio quando le due Lanterne sono costrette a trascendere i limiti del proprio ruolo. La regola del non uccidere viene infranta da John, che arriva a considerare la morte di Zoe l’unica opzione possibile. È una scelta pesante perché non viene trattata come una semplice vittoria sul cattivo di turno, ma come la conseguenza estrema di una situazione nella quale ogni alternativa sembra produrre un costo umano.
Ancora più significativa è la decisione finale di John di non accettare l’anello. È un climax coraggioso e perfettamente coerente con il percorso del personaggio: l’uomo che ha trascorso una vita intera preparandosi a diventare una Lanterna Verde rifiuta proprio ciò che ha sempre desiderato. Ma il gesto contiene anche un’ulteriore contraddizione, perché John sembra non ritenere nemmeno Hal davvero degno di continuare a indossarlo. L’anello, dunque, smette di essere semplicemente un simbolo di potere e diventa un oggetto attorno al quale ruotano giudizio, responsabilità e corruzione.
L’ANELLO COME TENTAZIONE
È forse questo uno degli aspetti più affascinanti di questa nuova versione di Lanterna Verde. L’anello viene progressivamente trattato quasi come l’Unico Anello di Tolkien: uno strumento potentissimo che non si limita a concedere capacità straordinarie, ma rischia di corrompere chi lo utilizza e di spingerlo oltre i propri limiti. Il concetto è particolarmente efficace perché permette alla serie di mettere in discussione l’idea stessa di “eroe”. A cosa serve possedere un potere se quel potere porta a violare i principi che dovrebbero definire chi lo utilizza? Una domanda che “Light Out” non risolve, ma che rende sempre più centrale nel suo discorso.
Anche la struttura temporale della serie comincia a mostrare con maggiore chiarezza il proprio disegno. La timeline ambientata nel 2016 sembra ormai avviarsi verso la conclusione, con Hal Jordan destinato a perdere l’anello. È proprio questo il momento che potrebbe collegarsi a quanto già mostrato in Superman, lasciando intuire che Guy Gardner possa aver ricevuto l’anello in seguito agli eventi di questa stagione.
TRUE DETECTIVE NEL DCU
Paradossalmente, Lanterns funziona benissimo proprio quando rinuncia a mostrare la fantascienza più classica associata a Lanterna Verde. Gli alieni sono pochi, gli elementi cosmici vengono utilizzati con parsimonia e Rushville continua ad avere l’aspetto di una cittadina americana apparentemente ordinaria.
L’impostazione urbana, quasi da True Detective, permette però alla fantascienza di diventare ancora più efficace. Gli alieni non devono necessariamente occupare lo schermo in continuazione per ricordare allo spettatore che esistono: sono parte di un mondo nel quale l’elemento straordinario è già nascosto sotto la superficie della normalità. È una scelta che potrebbe sembrare controintuitiva per una serie dedicata a Lanterna Verde, ma che finora sta pagando dividendi enormi.
Dopo l’ottimo percorso costruito nelle prime quattro puntate, “Light Out” dimostra quindi che Lanterns non ha bisogno di aumentare continuamente la scala per diventare più grande. Le basta rendere più profonde le conseguenze delle proprie scelte. Tutto, in questa puntata, ruota attorno a una domanda molto più scomoda: quanto potere può sopportare una persona prima di smettere di essere ciò che credeva di essere? John Stewart sembra dare una risposta, ma restano tre episodi per scoprire se sia definitiva.
THUMBS UP 👍
- La scrittura degli autori, guidati dalle sapienti penne di King e Lindelof
- Il dilemma morale legato alla risoluzione del caso Manhunter
- Il piano di John Stewart e il suo rifiuto dell’anello
- Gli elementi sci-fi inseriti con nonchalance in un contesto da detective urbano di periferia statunitense
- Picco produttivo più alto raggiunto dallo show, che coincide con il climax della timeline del 2016
THUMBS DOWN 👎
- Nulla






