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The Romanoffs 1×08 – The One That Holds EverythingTEMPO DI LETTURA 4 min

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The Romanoffs si conclude qui, dopo otto episodi dall’esorbitante minutaggio facendo ricredere tutte quelle persone le quali credono che chi segue serie tv lo faccia perché fatica a mantenere un’alta concentrazione per tanto tempo, non riuscendo di conseguenza a vedere molti film. Ebbene, dopo otto episodi di circa un’ora e mezza, nulla più potrebbe spaventare lo spettatore che, ignaro, credeva di ritrovare nell’ennesimo prodotto dell’anno dell’intrattenimento seriale.
“The One That Holds Everything” non porta con sé una chiusura e non si mostra nemmeno pretenzioso in tal senso andando a raccontare l’ennesimo capitolo di questa storia che tratta dei Romanov più come espediente che altro. In fin dei conti, se ci si ferma a riflettere, l’intera questione dei Romanov (apparente fulcro della storia) non è altro che un articolato e ben congegnato MacGuffin. Rappresenta sì l’elemento comune di tutte le storie, ma mai diventa elemento veramente portante della narrazione.
L’ora e venti di filmato viene, come di consueto, ingigantito dall’ampio minutaggio concesso a riprese puramente di contorno: la storia di Simon come uomo di finanza, le sue vacanze e gite fuori porta con la sua dolce metà. Tutti dettagli, bellissimi orpelli narrativi, figli di un puro e semplice onanismo scenico di Weiner. Si badi bene: quanto appuntato in precedenza non rappresenta una critica dal momento che la costruzione scenica della serie risulta essere inattaccabile. I punti deboli sono facilmente riscontrabili in altre questioni, quali per esempio l’incapacità della storia vera e propria di calamitare l’attenzione dello spettatore oppure nella durata esagerata dell’opera.
Escluso questo secondo punto, “The One That Holds Everything” risulta essere un prelibato prodotto seriale che se fosse stato presentato sotto altre vesti ed in altri modi avrebbe tranquillamente raggiunto la fantomatica benedizione targata RecenSerie. La puntata sembra seguire stilemi narrativi non nuovi, anzi, sembra aver impresso il marchio di Reece Shearsmith e Steve Pemberton (Inside n.9), vista e considerata la cruenta conclusione e la modalità con cui si è giunti a tale colpo di scena. Ma ancor più lodi vanno indirizzate a come viene impostata la struttura dell’episodio: la storia si nutre di flashback presentati allo spettatore mediante l’artificio delle scatole cinesi. Anzi, per rimanere in ambito Russia, secondo il meccanismo di una bambola matrioska.
Il primo flashback, con cui si chiuderà il cerchio a fine episodio, è quello iniziato a narrare dalla petulante vicina di treno che l’ignaro Jack, per sua sfortuna, non riconosce.
All’interno di tale flashback ecco che magicamente ne appare un altro, questa volta presentato da Simon, in fase di recupero psicologico dopo aver tentato il suicidio.
L’ultimo flashback è presentato dal compagno di avventure, nonché amante segreto, di Simon che cercando di recuperare i rapporti con la moglie decide di demolire la figura del finanziere raccontando ogni suo più piccolo segreto.
A tale riguardo e ricollegandosi ad una particolare frase proferita da Jack nei primi minuti della puntata (“I’m a writer. People often tell me stories and they’re always about themselves”) si può notare come in ogni singolo flashback narrativo Simon fosse sempre il fulcro centrale della narrazione: la donna (che alla fine dei conti altro non è che Simon) del treno ne parla poco prima del suo tentativo di suicidio; Simon parla di sé e della sua storia d’amore in oriente; Christopher parla dell’infanzia sempre di Simon.
La costruzione dell’episodio, le ricercate riprese ed i dialoghi taglienti e per nulla tediosi rendono “The One That Holds Everything” una degnissima conclusione per un prodotto, The Romanoffs, che nei precedenti appuntamenti settimanali sembrava aver faticato enormemente. C’è poi da tenere in considerazione la faticosa spendibilità di un prodotto antologico di questo tipo: in un momento storico in cui la serialità sembra aver soppiantato la cinematografia ed il pubblico è alla ricerca di qualcosa di immediato, solerte, subitaneo, un prodotto con la costruzione come quella della serie di Weiner risulta pesante e difficile da digerire.
Un episodio a strati, costruito con la sedimentazione del tempo, dei sentimenti e delle frasi che nel cuore del protagonista principale (Simon) diventano macigni pronti a franare addosso al malcapitato capro espiatorio della sua vendetta.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Storia costruita secondo lo schema matrioska
  • The Romanoffs che diventa Inside No. 9
  • Simon-Candace
  • La storia
  • Il colpo di scena finale
  • La beffarda e definitiva vittoria di Simon ai danni di Ondine
  • Un’altra ora e venti circa
  • L’opera non eccessivamente digeribile

 

Weiner lascia nuovamente attonito il proprio pubblico con un prodotto che, nel bene o nel male, riesce comunque a trovare il modo di far discutere. L’importante è che se ne parli, dicono.

 

End Of The Line 1×07 ND milioni – ND rating
The One That Holds Everything 1×08 ND milioni – ND rating

 

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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