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Willow 1×01 – 1×02 – The Gales – The High AldwinTEMPO DI LETTURA 6 min

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Willow 1x01Tutti conoscono George Lucas come il padre di Star Wars e di Indiana Jones. Quello che pochi sanno è che fin dal 1972 era al lavoro su un altro ambizioso progetto, questa volta di genere fantasy, che avrebbe visto la luce solo diversi anni dopo, alla fine degli anni ’80. Il risultato finale fu il film Willow, diretto da Ron Howard, con l’attore affetto da nanismo Warwick Davis e l’allora astro nascente Val Kilmer nel ruolo dei due protagonisti.
Alla base della pellicola c’era la stessa ricetta di Star Wars: una storia fantastica senza tempo, apprezzabile da grandi e piccini, incentrata sul classico scontro del Bene contro il Male, supportata da effetti visivi all’avanguardia. Il risultato, però, fu ben più modesto: il film non riscosse il plauso della critica, anzi fu stroncato duramente da più parti, né fu il grande blockbuster che ci si aspettava, anche se incassò molto al di fuori degli Stati Uniti.
Ma si sa, ciò che non sfonda al botteghino oggi sarà rivalutato domani. Willow divenne nel corso degli anni un piccolo cult e diede vita persino a una trilogia di romanzi, supervisionata dallo stesso Lucas. Fin dal 2005, poi, si susseguirono voci di un possibile seguito sullo schermo, con Warwick Davis sempre disponibile a riprendere il ruolo che l’aveva reso tanto celebre. Quando la LucasFilm fu acquisita dalla Disney, fu chiaro che sarebbe stata solo questione di tempo prima che il progetto si concretizzasse. E così è stato.

VECCHI E NUOVI VOLTI


La serie Disney, com’era prevedibile, è un sequel diretto del film, anche se non adatta la succitata trilogia di romanzi. Dopo un breve riepilogo della pellicola, ad uso e consumo di chi non ne ha fresca memoria, si viene subito catapultati in un mondo fantasy dominato da una precaria pace e minacciato da una forza tanto oscura quanto misteriosa.
Il primo episodio è dedicato in buona parte alla presentazione dei nuovi personaggi e a fare il punto della situazione. La regina Sorsha, interpretata ancora una volta da Joanne Whalley, governa da sola dopo la scomparsa del marito Madmartigan (scelta di trama forse dettata anche dalle difficoltà di avere Val Kilmer sul set, visti i suoi problemi di salute). Deve però fare i conti con due figli a dir poco ribelli: Airk, conclamato seduttore che sembra aver perso la testa per una comune sguattera, e Kit, refrattaria a un matrimonio politico con il principe di una nazione vicina.
Nessuna traccia, invece, di Elora Danan, l’infante principessa attorno alla cui salvezza ruotava tutta la trama del film. La sua assenza viene spiegata con la necessità di tenerla al sicuro dalle forze oscure che minacciano il mondo. Bisogna attendere la fine del primo episodio perché venga sganciata la bomba: Elora è nientemeno che la domestica di cui Airk è innamorato, cresciuta ignara delle proprie origini e dei propri poteri.
E bisogna sempre aspettare la fine del primo episodio perché faccia la sua comparsa il personaggio più iconico, colui che dava il nome al film e lo dà anche la serie: Willow Ufgood. Inutile negarlo, veder riapparire sullo schermo l’attore nano più famoso della storia (prima che arrivasse Peter Dinklage) col suo bastone da mago è un tuffo nella nostalgia per tutti coloro che sono cresciuti con il film del 1988.

UNA COMBRICCOLA BEN ASSORTITA


Willow 1x02La particolarità di Willow (il film) era di presentare una storia fantasy con eroi davvero improbabili, ben lontani dallo stereotipo del cavaliere senza macchia e senza paura. Willow Ufgood era un semplice nanerottolo (o un Nelwyn, se si vogliono usare i termini tecnici) con il sogno di diventare un mago e Madmartigan un mercenario apparentemente senza cuore. La pellicola mostrava proprio la maturazione dei due personaggi, uniti in un’impresa epica che avrebbe reso il primo un potente stregone fiducioso nelle proprie capacità e il secondo un guerriero per la libertà del popolo.
La serie sceglie un percorso molto simile, perché la compagnia messa insieme per cercare di salvare il principe Airk dalle grinfie delle creature oscure che l’hanno rapito riunisce personaggi tutt’altro che perfetti. C’è la principessa Kit, una testa calda che non accetta i propri obblighi come membro della casa reale e fa dell’egoismo la sua cifra caratteristica (il che la rende al momento la più antipatica della combriccola). La sua amata Jade, divisa tra l’amore e il desiderio di fare qualcosa di grande nella vita. Il goffo principe Graydon, a suo agio più tra i libri che con la spada in pugno, costretto a partecipare da un padre-padrone dispotico. Boorman, la “versione indiana” del Madmartigan del primo film, classica canaglia dal cuore sotto sotto d’oro. E infine Elora Danan, ancora inconsapevole del suo reale potere e bisognosa di acquisire fiducia in se stessa.
Tutto questo promette di trasformare la ricerca di Airk e la lotta contro i Flagelli in qualcosa di più di una semplice quest fantasy: sarà un viaggio di crescita per ognuno dei protagonisti, costretti a confrontarsi coi propri demoni e a superare i propri limiti.

TRA CLASSICO E MODERNO


Chi mastica un po’ di fantasy noterà sicuramente che Willow non propone una storia particolarmente originale. Anzi, è piena dei classici stereotipi del genere, dall’orfano ignaro delle proprie origini e dei propri poteri alla minaccia rappresentata da forze oscure e demoniache. Mancano gli intrighi, le congiure e la violenza esasperata a cui il pubblico è stato abituato negli ultimi anni; persino nei frangenti più cupi, la serie si presenta come una fiaba oscura più che come un cinico dark fantasy.
D’altro canto, non mancano elementi che possano richiamare altre epopee contemporanee, dalla barriera magica che ricorda vagamente quella di Game of Thrones alla caratterizzazione dei Nelwyn, debitrice oggi come nel 1988 degli Hobbit di tolkeniana memoria.
Tuttavia, chi c’è dietro Willow è consapevole di vivere nel 2022 e la cosa si vede. C’è molta inclusività: da un lato, la storia d’amore omosessuale fra Kit e Jade; dall’altro, la presenza nel cast di diversi attori indiani (e verrebbe da dire “finalmente!”, visto che di solito quando una produzione hollywoodiana vuole essere inclusiva si ricorda solo degli afroamericani e mai delle altre etnie). C’è anche molto femminismo, con eroine disposte a tutto pur di prendere in mano il proprio destino.
Ma la modernità di Willow sta anche in tanti piccoli dettagli, dai dialoghi vivaci e a portata della Generazione Z fino alla scelta di inserire per i titoli di testa canzoni pop invece della solita musica epicheggiante fantasy. Il risultato finale ricorda un po’ la trilogia disneyana di Star Wars: un prodotto che fa leva sulla nostalgia dei più grandi ma al contempo si mostra fresco e accattivante per il pubblico più giovane. Chissà se questa operazione avrà il successo sperato.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il piacere di rivedere Warwick Davies nei panni del mago Willow
  • Una compagnia di protagonisti piena di difetti e con ampi margini di crescita
  • Toni fiabeschi che mancano alla maggior parte delle produzioni fantasy contemporanee
  • Troppi stereotipi fantasy potrebbero scontentare chi preferisce storie à la Game of Thrones
  • Kit è un personaggio terribilmente odioso

 

I primi due episodi di Willow convincono e offrono allo spettatore un’epopea fantasy ricca di potenzialità, seppur lontana dagli stilemi stabiliti negli ultimi anni da Game of Thrones o The Witcher. Il ché non è necessariamente un difetto, anzi: nel panorama televisivo sempre più cinico, violento e sanguinario mancava proprio una serie fiabesca e “ingenua”, e Willow è qui per colmare questa mancanza.

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, un dottore di ricerca e un insegnante di lettere, ma non è stato ancora confermato.

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