Twin Peaks 1×01 – Northwest Passage – Passaggio A Nord-OvestTEMPO DI LETTURA 4 min

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9 Gennaio 1991

Harriet:Dana, che cosa ti suona meglio? “Lo sbocciare della calda sera” oppure “la fioritura della calda sera”? […] Vediamo, adesso che è passato qualche minuto mi piace il fiorito sbocciare della calda sera.

Benvenuto a Twin Peaks.
Dove nulla è ciò che sembra.
Siate pronti a perdere la vostra innocenza.
Irrompe nel palinsesto l’evento televisivo americano più atteso degli ultimi tempi. Se lo si dovesse riassumere in una parola, questa sarebbe: devastante.
Fin dalla sigla siamo immersi in un mondo lontano, le montagne dello stato di Washington dove la natura la fa da padrone, tanto da accompagnare ogni singolo passaggio come specchio deformato e senza filtri dell’angosciante narrazione. Mai prima d’ora, alla fine della visione di un episodio pilota, lo spettatore era stato colto da un simile stato d’animo, un misto di angoscia e di curiosità, mosso da un morboso desiderio di conoscere le sorti di una povera ragazza di provincia e allo stesso tempo timoroso di compiere un viaggio all’interno del lato malvagio che si nasconde dietro l’apparente normalità.
Di cosa parla esattamente questo telefilm, in particolare questo episodio pilota?
Semplicemente della scoperta, una mattina d’inverno, del cadavere di una bionda, bella e giovane ragazza di provincia in riva a un lago e delle reazioni di un intero paese a questa terribile notizia. Apparentemente una trama molto semplice. Il motivo di questa eco mediatica così potente è semplicemente dettata dalla nuova modalità di narrazione utilizzata, scevra da qualsiasi volontà rassicuratrice ma piena di un realismo, a tratti grottesco, mai visto prima. Esempio eclatante sono le diverse reazioni che hanno i tantissimi co-protagonisti (circa trenta) alla triste notizia. Lo spettatore partecipa di riflesso al dolore, all’angoscia, alla disperazione, alla rabbia, legati a questo lutto, ma allo stesso tempo si introduce un senso di ineluttabilità latente, una sensazione che questa morte sia stata, sostanzialmente, inevitabile.
Stavolta in tv qualcuno gioca con lo spettatore violando quel tacito rapporto che finora lo legava al mezzo televisivo, un rifugio dove cercare quella sicurezza e quel controllo che normalmente non si ha nella vita di tutti i giorni. David Lynch e Mark Frost rompono questo patto e si rimane spiazzati. La scelta che resta agli spettatori potrà essere soltanto quella di voler proseguire o meno questo viaggio, avendo però una chiara impressione: che dietro questo omicidio ci sia molto di più di un semplice assassino.
Passando a una rapida analisi tecnica, il telefilm riprende alcune tematiche tipiche del decennio appena passato, quello che ha visto l’ascesa al successo di un cinema e di una tv espressamente dedicati ad un pubblico di ragazzi. Anche la narrativa ha contribuito a questa corrente. Opere come ET, i vari horror giovanili come Nightmare, le opere letterarie Kinghiane come Stand By Me sono solo alcuni esempi di narrativa avventurosa con protagonisti giovani. Storie di formazione dove trionfano l’amicizia e la speranza per un mondo migliore, costruito sui sogni e sulle aspirazioni al successo. O almeno, questo veniva percepito da un teenager, non ancora pronto a cogliere i sottotesti ben poco edificanti presenti in quel mondo.
E cosa fa Lynch con quest’opera?
Sembra iniziare a suggerire un’evoluzione, una fine di quell’innocenza, con la morte di quella che ne è il simbolo: una cheerleader amata e conosciuta da tutti. Un’innocenza che forse era solo apparenza.
A corollario di quanto detto, sono emblematiche le due scene madri dell’episodio: quella della scoperta del cadavere e della successiva comunicazione ai genitori. Sequenze molto difficili da reggere in quanto particolarmente strazianti e accompagnate da una colonna sonora mai così aderente alla narrazione, altra grande novità deviata dal cinema che qui contribuisce al senso di partecipazione. Lo spettatore stesso vive l’angoscia della madre di Laura Palmer, non capacitandosi della cosa, nonostante di lei ancora non si conosca nulla se non l’apparenza fornita da foto e filmini in cui compare la sua bellezza “profonda”; anche da morta, dove il suo stesso cadavere traspira bellezza e innocenza.
In generale, è subito chiaro come la natura delle cose e delle persone sia duale. Lo stesso nome del paese, la collocazione vicino al confine di stato, le doppie vite di tutti i personaggi finora presentati sono esemplificative, più di mille spiegazioni, del fatto che si è spettatori di un viaggio all’interno della profondità della realtà, dove tutto non è quello che sembra.
L’inizio di un viaggio all’interno del male che si nasconde nella vita di tutti i giorni.
LATI POSITIVI:
  • Le musiche di Badalamenti che accompagnano tutte le scene clou del pilot
  • Gli intermezzi naturalistici, vere e proprie immersioni sensoriali e percettive
  • La potenza del personaggio di Laura Palmer che nonostante si veda poco entra in empatia con lo spettatore
  • La regia, con un uso sapiente delle luci e dei movimenti di camera
LATI NEGATIVI:
  • Alcune recitazioni poco credibili e sopra le righe

Questo pilot risulta essere un fulmine a ciel sereno in tv, tanto potente da colpire direttamente al cuore dei nostri sentimenti. Incute angoscia e, allo stesso tempo, cattura l’attenzione dello spettatore, introducendo un gioco sadico e conflittuale che ci ammalia, portandoci a continuare compulsivamente con la visione.

VOTO 5/5 

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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