Person Of Interest 5×12 – .exeTEMPO DI LETTURA 4 min

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“But the world without you wasn’t definitely better or worse than the one we currently inhabit, it was just… different.”


Dickens e Capra in versione machine: poteva uscirne un fillerone, invece è il giusto contorno per quello che è a tutti gli effetti un episodio di preparazione. Un carico da novanta di tensione ed epicità verso un finale difficile da prevedere.
Sarebbe stato assurdo riservare al penultimo episodio di Person Of Interest il compito di presentare un celebrativo enorme what if, con un Fusco alcolizzato e fuori dalla polizia, un Finch ricco e insoddisfatto, un Reese all’altro mondo, una Shaw spietata killer e soprattutto una Root al servizio di Samaritan. Tutto ciò ci viene mostrato, è vero, ma solo come interludi, come brevi stacchi, lasciandoci respirare dal centro dell’azione che questa volta, come ampiamente annunciato dai precedenti episodi, vede Harold Finch come predominante parte attiva.
Sarebbe stato scontato iniziare questa recensione con la scontatissima frase “la resa dei conti è vicina”, oltretutto sarebbe stato un enorme errore. La resa dei conti avviene qui, in “.exe”.
Abbiamo spesso bacchettato Person Of Interest per alcune scelte eccessive nei confronti della nostra sospensione dell’incredulità. Eppure l’intera progressione che vede Harold in God mode, in procinto di entrare nel quartier generale dell’NSA, è il frutto di tutto quello che POI ci ha raccontato nel tempo. Stavolta diciamo: “abbiamo capito come funziona, ci fidiamo”. Per questo motivo la meraviglia si impossessa di noi ed eleva ulteriormente Harold Finch/Michael Emerson nell’olimpo dei personaggi leggendari che probabilmente sarà fin troppo sottovalutato.
Michael in determinate espressioni abbandona Harold e riesuma Benjamin, incute riverenza, fornisce al suo personaggio un insieme di – in questo caso sì – what if, spingendoci a riconsiderare l’intero show con un protagonista che si è tenuto, che avrebbe sempre potuto ma che non ha mai voluto.
Dicevamo che la resa dei conti è presente già in questa 5×12. Ma dicevamo anche che è difficile prospettare un qualche tipo di direzione della trama per il finale. Lo scontro con Samaritan viene posto, infatti, su una base difficile da prevedere. Uno scontro teorico, uno contro tanti, o meglio, uno nascosto tra tanti. Il tutto si risolve poi con quello che è il confronto vero e proprio. Finch e Greer: due personaggi dalla potenza scenica importantissima (zio Nolan sa il fatto suo), due personaggi con idealismi completamente diversi.
Ma se l’imprevedibilità inizia a farla da padrona, il marchio di Person Of Interest non può comunque venire meno, anche quando è assente l’iconica intro “we are being watched”. Reese e Shaw, nell’inseguire Harold, tirano in ballo tutto il comparto “fumettistico” della serie. Dopo aver passato mezzo episodio a vedere gli stratagemmi di Finch per entrare nel quartier generale dell’NSA, siamo quasi contenti di assistere alle due figure d’azione che entrano all’interno di un camion. Ma, come si disse una volta, quando non si esagera, è proprio questa matrice da fumetto che rende la serie così perfetta e unica.
Rimane da comprendere la direzione della sottotrama di Fusco, completamente separata dal resto, a testimonianza di come, a voler esaltare il personaggio (anche giustamente), durante questa quinta stagione, si sia arrivati a dargli un'”ingombrante” presenza, forse difficile da gestire. Ovviamente nulla è compromesso e anche in questo caso avremo tutte le risposte la prossima settimana.
In fin dei conti è complicato parlare di “.exe”, forse è complicato parlare di Person Of Interest stesso. A cosa dobbiamo dare più importanza, alle sensazioni e alle scariche di tensione che viviamo quando guardiamo un episodio, oppure a quello che rimane nella nostra testa, a freddo? Il sangue o il cervello? Person Of Interest ha sempre puntato, forse, sul primo. Sullo stupore immediato, sul brivido lungo la schiena provato durante una qualche scena a rallenty con una canzone azzeccata sullo sfondo. Volendo fare un’analisi fredda, troveremmo infiniti difetti, infinite incoerenze e forzature. La morte poco logica di Greer può essere perdonata se abbiamo in cambio il fortissimo dialogo tra i due? E così via. Per ogni scelta audace e fantasiosa abbiamo avuto in regalo momenti di vera e propria poesia televisiva che ci spingerà più che mai, in futuro, a voler procedere con dei rewatch, godendo anche di quelli che ora riteniamo thumbs down.
Rimane solo un episodio, 45 minuti per decidere se a trarne beneficio sarà più il nostro cervello o il nostro flusso sanguigno.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • John che soffre di claustrofobia
  • Michael Emerson in tutto e per tutto
  • In una stagione con più episodi se ne sarebbe potuto fare uno intero in proposito, ma per ora è meglio che il what if della Macchina non sia stato appesantito troppo
  • Scontro Finch/Greer
  • Shaw con gli occhiali
  • Dashwood, “Ragione e Sentimento”
  • Qualche forzatura qui e lì, come al solito
Abbiamo dato per quasi tutta la stagione lo stesso voto, quasi a “ringraziare” la CBS per averci fatto la grazia di una quinta stagione. Ora però si entra in quel territorio in cui lo spirito critico, la valutazione soppesata e il freddo giudizio vengono messi da parte. Si entra in quel territorio in cui oltre a giudicare il singolo episodio, il singolo finale, il singolo prefinale, si volta la penultima pagina, ci si appresta a leggere l’ultima, iniziando ad avere una prima visione del globale.
Synecdoche 5×11 6.30 milioni – 1.0 rating
.exe 5×12 6.24 milioni – 1.0 rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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