Hap And Leonard 2×06 – No Mo’ MojoTEMPO DI LETTURA 8 min

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Come accennato, un anno fa, nella recensione di “Eskimos“, un season finale deve contenere necessariamente una piccola riflessione sulla stagione appena trascorsa e, soprattutto, sui suoi ratings. Il primo ciclo di episodi si mantenne, più o meno, sui 200.000 spettatori, un dato non eccezionale, ma comunque più alto dell’altro show originale di Sundance TV, l’acclamata dalla critica (e snobbata da ogni premiazione) Rectify. In questa stagione, la situazione è andata precipitando: il secondo, il terzo ed il quarto episodio, infatti, si sono mantenuti tra i 100.000 e i 150.000 spettatori. Una delle motivazioni è sicuramente rappresentata dalla decisione di rilasciare online la seconda puntata il giorno dopo la première. Ribadiamo ancora una volta che questa scelta, pur priva di senso, rappresenta meglio di mille discorsi l’atteggiamento che la rete famosa per il festival del cinema indipendente ha nei confronti degli ascolti: indifferenza quasi totale. Per questo motivo, l’unica minaccia concreta al rinnovo per una terza stagione potrebbe essere rappresentato da un’eventuale decisione di abbandonare la produzione di serie tv originali, come fatto recentemente da A&E al termine di “Bates Motel” e come probabilmente farà a breve anche WGN, che ha cancellato tutti i suoi show tranne Underground e non ha nuovi prodotti in corso di lavorazione. Inoltre, avendo, tra le altre cose, deciso di non rinnovare “Outsiders”, la quale aveva ascolti molto più alti di “Underground”, pare che anche il destino di quest’ultima sia segnato. Fortunatamente, anche questa minaccia sembra priva di fondamento, avendo il network annunciato da tempo la produzione di tre nuovi show, la cui data di messa in onda è ancora da stabilire. La questione, dunque, sarà esclusivamente legata all’aspetto che a noi interessa di più, quello puramente narrativo e qualitativo. Per questo motivo, la piccola introduzione dedicata ai rating e alle chance di rinnovo può considerarsi chiusa, e lascia spazio alla recensione vera e propria.

 “I tell ya. I ain’t never been more proud to be an atheist – than I am today.”
“Amen to that.”

Sin dalla season premiére, è apparsa più che evidente la volontà degli autori di compiere un balzo in avanti per quanto riguarda la narrazione, non concentrandosi più soltanto sull’avventura in sé per sé, ma usandola come espediente per raccontare una realtà ancora più complessa dell’omicidio di BB e degli altri 13 bambini: le tensioni sociali e razziali nel Texas degli anni ’80 e, implicitamente, negli Stati Uniti in ogni luogo e in ogni epoca. Ovviamente, al centro dell’attenzione non poteva non esserci la comunità afroamericana che, seppur sia evidentemente la vittima, da sempre oppressa da una società razzista e discriminatoria, non viene certo esentata da critiche anche abbastanza pesanti. Una delle più importanti, a questo proposito, è senza dubbio quella espressa da Hap all’inizio dell’episodio: come è possibile commemorare dei bambini uccisi dal reverendo con una messa nella chiesa dello stesso reverendo? A questa domanda si potrebbe rispondere in vari modi, e varie interpretazioni possono essere valide. Inutile dire che, ai nostri occhi, e a quelli di Hap, questa scelta possa sembrare inspiegabile come quella di rilasciare deliberatamente online una puntata non ancora andata in onda.
A chi, tutto sommato, non sembra folle è invece Leonard, che in quella comunità è cresciuto e capisce benissimo le motivazioni di quel gesto. Per quasi due secoli, gli afroamericani sono stati emarginati, sfruttati, discriminati, considerati cittadini di serie b. Anche per questo motivo, hanno deciso di rifugiarsi quasi totalmente nella religione: le parole di Cristo, che parlavano di carità e uguaglianza, non potevano che rappresentare la speranza di un futuro e di una società migliore e più egualitaria. Il reverendo, dunque, non può che essere una delle figure di spicco all’interno della comunità, un punto di riferimento per tutti, come dimostrano anche i flashback risalenti all’infanzia di MeMaw (parlando di quei ricordi, si può notare come la decisione di dare fuoco alla chiesa non fosse casuale ma, anzi, avesse uno scopo ben preciso: distruggere il luogo più importante per quelle persone e, in un certo senso, distruggere la comunità). I cittadini hanno deciso, dunque, di celebrare comunque i funerali in chiesa perché il loro legame con essa è così radicato e forte da essere in grado di superare anche lo sdegno di essere nel luogo in cui l’assassino ha officiato per anni. Inoltre, la loro volontà è anche quella di “riprendersi” quel luogo, strappandolo dall’ombra cupa e ingombrante di Fitzgerald il quale, secondo il discorso fatto in precedenza, era una delle figure più amate e rispettate. Quanto fatto da lui, dunque, non è soltanto omicidio plurimo, ma è anche tradimento nei confronti di migliaia di persone che lo tenevano in altissima considerazione e affidavano volentieri a lui la guida spirituale della comunità (nonché i propri figli).

“You’re  funny. You’re smart. You’re a decent guy. But You’re white”

Un’altra conseguenza abbastanza ovvia ed evidente della situazione razziale in vigore da moltissimo tempo è rappresentata dall’assoluta diffidenza degli afroamericani nei confronti dei bianchi. A differenza di quanto si possa pensare, ciò non vale soltanto per le persone più emarginate e poco istruite, ma anche per personalità di spicco ed istruite come Florida Grange la quale, pur riconoscendo una certa mancanza di logicità (“I know that sounds terrible”), nonché una generalizzazione forse comprensibile, ma in ogni caso sbagliata, non può fare a meno di rispettare questo modo di pensare,  profondamente radicato in tutti e uno dei primi concetti che viene insegnato a qualunque bambino (“It’s just how I was raised”). 
Uno degli aspetti più positivi del modo che Lansdale ha di raccontare le proprie storie e di descrivere l’ambiente nel quale i personaggi vivono e agiscono è quello di non voler mai impartire lezioni e trasmettere concetti importanti con pomposità, con dei sermoni ricercati ma irreali; Lansdale lascia che siano dialoghi assolutamente ordinari (ma non banali) a delineare la situazione. Sono bastate, infatti, quattro frasi pronunciate in un momento della narrazione apparentemente rilassato e di transizione a far capire come tra bianchi e neri ci sia ancora un muro apparentemente insormontabile. L’unico che sembra essere riuscito a scavalcarlo è Leonard, che ha un bianco come migliore amico. Ciò, però, non significa che lui non abbia risentimento nei confronti dei caucasici, o che si fidi totalmente di loro (del, resto, come potrebbe, dopo quanto accaduto con Sneed e soci?). Semplicemente, ha avuto la forza e il coraggio di superare quella generalizzazione nata come istinto di protezione e instaurare un ottimo rapporto con un uomo che si è sempre dimostrato un ottimo amico, idealista e assolutamente non razzista e, per questo, non meritevole di essere etichettato a prescindere come oppressore.


“Ow! Ow! Ow! Ow! That’s enough! The way you doted on him! And you treated me like I was less”


Oltre alle questioni sociali e alle tensioni razziali, in questo finale anche la componente amministrativa doveva essere il suo spazio perché, come si era intuito sin da subito, l’omicidio di BB era separato da tutte le altri morti.
Nel corso di questi 12 episodi, abbiamo imparato che, spesso e volentieri, Hap tende a farsi prendere dalle emozioni e a dare giudizi affrettati (spesso peccando anche di ingenuità), mentre Leonard si è sempre dimostrato più ragionevole e lucido. Gli esempi più lampanti, a questo proposito, sono la decisione di Hap di credere a Trudy e Howard anche quando era evidente che qualcosa non andasse e la decisione a chiamare la polizia anche dopo essere stati arrestati una volta. Lo spettatore  è, dunque, involontariamente portato a fidarsi di Leonard e delle sue teorie. Per questo motivo, quando lo si vede così convinto della colpevolezza di Valentine Otis, e a questa convinzione si aggiungono tutta una serie di comportamenti sospetti (le scarpe rimosse, la paura di Miriam di parlarne, il suo ostruzionismo alle indagini di Hap e Leonard), l’unica cosa che il pubblico aspetta di vedere è il trionfale ingresso nella residenza dello sceriffo per dirgli in faccia che loro sanno tutto, che ormai è spacciato e verrà condannato per i suoi crimini. Gli sceneggiatori, invece, hanno giocato con lo spettatore per quasi tutta la stagione, mettendo in bella vista alcune cose e facendogli credere quello che loro volevano credesse. In questo modo, tutti si sono concentrati sulle scarpe sottratte dal corpo senza pensare che, in caso avesse voluto occultare le prove, lo sceriffo avrebbe assolutamente dovuto lasciarle con la salma di BB.
Il colpo di scena finale, sicuramente inaspettato, mostra un nuovo lato dello sceriffo, più umano; è il lato di un uomo innamorato e di un padre ferito. Il suo amore per Miriam e per BB fornisce tutta una nuova prospettiva ai suoi discorsi nella chiesa: forse, dopotutto, non erano così di circostanza. Certo, è un uomo che resta con molte ombre e dai metodi discutibili, ma non è un mostro e ha una propria morale. Chi non ha queste doti è, invece, Beau, che si mostra, ancora una volta, per quello che è: una figura meschina, patetica, non in grado di competere con il padre in intelligenza e carisma. Come descrivere altrimenti una persona adulta che, invidiosa di un bambino che non avrebbe ufficialmente mai avuto un padre (essendo al 50% afroamericano, Valentine non poteva riconoscerlo), arriva addirittura ad ucciderlo?
Menzione finale per il cliffhanger al termine dell’episodio: esattamente come la scorsa stagione, la storia viene risolta, parte la colonna sonora e, poco prima dei titoli di coda, pochi frammenti riescono a scuotere e far provare un brivido: lo scorso anno era l’apparizione di uno scheletro nel seminterrato di Chester, quest’anno è una signore che ha messo ad asciugare degli indumenti tipici del Ku Kux Klan (“Il Mambo Degli Orsi” scalpita n.d.r.). La tematica razziale non è certo chiusa e la speranza è che ci sia una terza stagione per poterla affrontare in modo ancora più approfondita.

WN
  • Tutto
  • Potrebbe essere il series finale
Hap And Leonard chiude la seconda stagione con quattro Bless e due Thank. Aggiungere altro sarebbe superfluo. Anzi, no, una cosa c’è da dire: diffondete il verbo, Hap And Leonard merita un pubblico molto più ampio. 
Pie A La Mojo 2×05 0.25 milioni – 0.06 rating
No Mo’ Mojo 2×06 ND milioni – ND rating

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