Star Trek: Discovery 1×08 – Si Vis Pacem, Para BellumTEMPO DI LETTURA 5 min

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Si vis pacem, para bellum: se vuoi la pace, prepara la guerra. Un modo di dire perfetto per definire quella che sembra la filosofia di fondo della nuova serie di Star Trek: di fronte al grugno di un alieno arrabbiato e xenofobo non c’è diplomazia che regga, se vuoi vivere in pace devi prima colpirlo quanto basta per spingerlo alla resa. Siamo ben lontani dall’idea della guerra come soluzione estrema, come ultima spiaggia dell’epoca di Kirk o di Picard; del resto il loro corrispettivo attuale, Lorca, con questi illustri predecessori ha poco e niente in comune in fatto di etica, a parte il ruolo nella Flotta Stellare. Quest’anima più cupa e cinica, per qualcuno addirittura bellicista e guerrafondaia, può piacere così come può non piacere, e difatti più di qualche trekker si è ritrovato a preferire The Orville, ben più rassicurante e leggera; ma ciò non toglie che sotto tutte quelle astronavi esplose, quei flash lens di abramsiana memoria, quei capitani “cattivi”, quei tardigradi ingiustamente sfruttati, quegli esperimenti eugenetici ufficialmente vietati, quelle simpatiche canaglie trasformate in sadici vendicativi e quei chili di trucco e parrucco, di protesi e maschere dei nuovi Klingon batta ancora il cuore della space opera più famosa al mondo. L’ottavo episodio lo dimostra.
La storyline che vede protagonisti Michael, Tyler e Saru sul pianeta Pahvo si fonda su uno dei più classici espedienti narrativi trekkiani: l’esplorazione di un nuovo pianeta, alla ricerca di forme di vita e di eventuali civiltà da accogliere nella Federazione Unita dei Pianeti. Certo, la Federazione è in guerra e l’esplorazione del pianeta ha anche degli scopi bellici, nella fattispecie usare un’altissima struttura cristallina per contrastare la tecnologia di occultamento delle navi Klingon, ma finalmente si respira quell’aria da space opera esplorativa che si associa solitamente a Star Trek e che in questa serie, più concentrata sul versante bellico, finora non si era vista. Il pianeta Pahvo è un paradiso incontaminato, apparentemente privo di civiltà, in cui ogni roccia, ogni stelo d’erba, ogni cosa vivente e non vivente vibra a una sua specifica frequenza, per la gioia dei super-sensi di Saru; ma la foresta si rivela invece la patria di bizzarre creature composte da fluttuanti particelle bluastre e dal linguaggio indecifrabile persino per il traduttore universale, i Pahviani. Indecifrabili sembrano anche le loro intenzioni per buona parte dell’episodio: sono amici? Sono nemici? Nemici, sembrerebbe, quando condizionano il pacifico Saru al punto da spingerlo a distruggere i trasmettitori dei compagni e a combattere con Michael (menandola per bene, alla faccia delle arti marziali vulcaniane!); ma la verità è che i Pahviani sono al di là del bene e del male, sono esseri avanzatissimi che vivono in totale armonia e che vogliono “esportare” tale pace anche alle altre civiltà. Il loro operato così imperscrutabile getta le basi per un incontro tra la Discovery e la Sarcophagus che potrebbe evolvere in un tremendo scontro armato ma che ha anche tutte le potenzialità per condurre alla pace. Un copione in verità già visto in Star Trek (“Errand for Mercy” vi dice niente?), ma che potrebbe riservare delle belle sorprese nel prossimo episodio, che a tutti gli effetti sarà un mid-season finale perché i rimanenti sei episodi andranno in onda solo nel 2018.
La trama pahviana consente anche un maggiore approfondimento di Saru, il personaggio che si sta rivelando la più piacevole sorpresa di questa serie insieme al solito Lorca e a Mudd. Come già scritto in passato, Saru non è soltanto la figura che copre la quota aliena della ciurma né il mero pretesto per introdurre una nuova razza nella già affollata galassia trekkiana, è una figura viva, con le sue paure, i suoi desideri, i suoi sogni, le sue aspirazioni. E’ figlio di un popolo che per secoli è esistito solo per essere ucciso dai propri padroni, che ha dovuto costantemente convivere con la morte e che ha dunque sviluppato una capacità unica di percepire il pericolo; ma proprio in virtù di questa convivenza continua e forzata con la morte e con la paura, Saru cede facilmente ai condizionamenti dei Pahviani e crede, spera di aver trovato su Pahvo il proprio paradiso. Per la prima volta in vita sua può vivere libero dall’oppressione del pensiero della morte e del pericolo, seppur ciò richieda come prezzo di dimenticare i propri doveri di membro della Flotta Stellare. Eppure, nel cuore (o cuori, con l’anatomia aliena non si sa mai!) del Kelpiano c’è anche spazio per inaspettati sentimenti negativi: ed ecco che, a sorpresa, Saru ammette che quando ha attaccato Michael era pienamente in sé, nelle sue facoltà mentali. Del resto si è già ampiamente visto come il rapporto tra i due alterni ostilità e rispetto, momenti in cui i due sembrano avvicinarsi e altri in cui le recriminazioni per ciò che è successo nella battaglia delle stelle binarie; e si sa anche quanto Saru abbia perso per colpa (indiretta o meno) della Burnham.
Va meno bene nell’altra grande storyline dell’episodio, quella che si consuma a bordo della nave Klingon Sarcophagus, un tempo appartenuta a T’Kuvma e ora saldamente nelle mani dello spregiudicato Kol. Il problema, qui, è duplice. Da un lato, la sceneggiatura è troppo confusionaria e affrettata, con continui colpi di scena costruiti intorno a L’Rell che si susseguono uno dietro l’altro senza la minima preparazione, quasi buttati sulla scena per confondere lo spettatore o tenerlo continuamente col fiato sospeso; dall’altro, il pesante restyling dei Klingon e il modo in cui parlano (soprattutto quando si esprimono in Klingonese) impediscono la minima espressività sia visiva sia vocale, che invece sarebbe stata utilissima in alcuni frangenti per far trapelare, ad esempio, la diffidenza di Kol nei confronti della Klingon. In tutto questo si sono anche perse completamente le tracce di Voq, che prima o poi dovrà comunque ricomparire, chissà quanto cambiato dalla permanenza tra le matriarche del clan Mo’Kai. Sempre che una certa teoria su Ash Tyler sia vera e Voq sia apparso sullo schermo molto più di quanto crediamo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Storyline sul pianeta Pahvo
  • Storyline sulla nave Klingon

 

Con l’esplorazione del pianeta Pahvo sembra di tornare indietro nel tempo, a quel versante trekkiano più incentrato sull’esplorazione di nuovi mondi e sull’esobiologia che Discovery finora, salvo poche eccezioni, aveva sacrificato. Tutto è pronto per il mid-season finale, resta solo da vedere come sarà gestito.

 

Magic To Make The Sanest Man Go Mad 1×07 ND milioni – ND rating
Si Vis Pacem, Para Bellum 1×08 ND milioni – ND rating

 

 

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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