Altered Carbon 1×03 – In A Lonely PlaceTEMPO DI LETTURA 4 min

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Partiamo da un discorso più generale per arrivare allo specifico (episodio): Altered Carbon non è affatto un telefilm facile da seguire. Gli opulenti effetti speciali stordiscono lo spettatore per bellezza e fantascientificità ma, allo stesso tempo, rendono molto difficile la visione nel mero senso del “capire cosa cazzo stia accadendo”. E non sono in realtà solo gli effetti speciali ma più in generale le tecnologie futuristiche del 2384 che faticano ad essere interiorizzate dallo spettatore “primitivo” del 2018 che, in questo caso, non trova empatia con il protagonista che comunque è morto 250 anni prima e non ha avuto modo di conoscere tutte queste futuribili invenzioni. C’è quindi un distacco abbastanza netto tra i tempi di reazione e di interiorizzazione del 2384 per lo spettatore medio e Kovacs che, a quanto pare, dopo solo qualche giorno di vita nel “futuro” è già abbastanza a suo agio tra ologrammi, nomi impronunciabili e gerarchie sociali difficilmente comprensibili (specie durante una visione dell’episodio in pieno dopo sbronza).
Il concetto degli sleeves, che è alla base di tutto praticamente, è estremamente intrigante e audace ma, al tempo stesso, anche molto difficile da realizzare e da far capire. Con una metafora chiara e semplice è praticamente una lama a doppio taglio: idea alla base di fortissimo impatto ma estremamente ardua da passare visivamente e mentalmente.

 

COSA FUNZIONA


Non ci si stancherà mai di parlare della regia e della CGI di Altered Carbon. Anzi, più della CGI che della regia. Importante, vistosa e vero e proprio “character” aggiunto della storia per merito/colpa dell’estrema importanza che la tecnologia ha nel 2384. “In A Lonely Place” è infatti l’ennesima puntata (tre su tre finora) in cui si spende quasi più tempo a mostrare le evoluzioni tecnologiche di cui il futuro si può fregiare, e la CGI non può che aiutare in tutto questo con un tripudio di colori e di contrasti su cui la regia gioca abbondantemente e con discreto successo.
La trama dell’episodio è infatti costellata di espedienti narrativi atti ad allargare l’universo narrativo di Altered Carbon (vedasi il ponte in stile Golden Gate in cui sono accatastati i container, il combattimento mortale tra sleeves a gravità zero) che aiutano anche a dare maggiore percezione delle potenzialità effettive di questo futuro futuribile, spingendo comunque il piede sull’acceleratore per quanto riguarda l’attenzione del pubblico e la velocità di narrazione.

COSA NON FUNZIONA


Purtroppo questa eccessiva, per non dire spasmodica, attenzione si ritorce contro il restante ensemblement che, nonostante l’inserimento molto positivo di Vernon Elliott, dimostra una mancanza dal punto di vista caratteriale del parco attoriale. Piace pensare che Joel Kinnaman abbia optato volutamente per la sua inespressività proprio per enfatizzare la difficoltà nel trovarsi a proprio agio in un corpo non suo ma, anche se così fosse e non si hanno certezze a riguardo, rimane comunque difficile da apprezzare un’interpretazione monoespressiva come la sua. Per non parlare dell’odio naturale che Kristin Ortega suscita ogni volta che apre bocca.
Tralasciando il lato recitativo, comunque abbastanza valido e tenuto in alto da James Purefoy, rimane vivida la difficoltà nel capire veramente i character o l’anima che è all’interno di essi. L’esempio della figlia di Laurens Bancroft è emblematico: utilizza il clone della madre come sleeve per fare sesso con Kovacs ma è poi veramente lei la donna che Bancroft si tiene accanto durante i giochi antigravitazionali oppure è veramente la moglie? Non è chiarissima come cosa e non è nemmeno ben chiaro se i protagonisti stessi siano a conoscenza del personaggio che interpretano o con cui interagiscono, il che rende ancora più difficile la comprensione e l’empatia da parte dello spettatore. E da qui ovviamente nascono i problemi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia e CGI al solito imponenti
  • Buon inserimento di Vernon
  • Flashback interessante
  • Poe andrebbe sfruttato ancora di più
  • Mancanza di movimenti facciali di Kovacs
  • Difficoltà nel seguire la trama in alcuni momenti
  • Eccessivo focus sulla tecnologia e blanda attenzione allo sviluppo dei personaggi

 

È la natura stessa della serie a rendere difficile la narrazione e “In A Lonely Place” è un buon esempio di come un’ottima fattura estetica nasconda in realtà una superficiale narrazione. Bisogna ammettere che è difficile raccontare una storia come quella di Altered Carbon ma basterebbe qualche spiegazione in più e alcuni minuti di CGI in meno per creare quella connessione tra serie e pubblico che per ora non è completamente instaurata.

 

Fallen Angel 1×02 ND milioni – ND rating
In A Lonely Place 1×03 ND milioni – ND rating

 

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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