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The Last Kingdom 3×09 – Episode 9TEMPO DI LETTURA 4 min

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“To Uhtred, the true lord of Bebbanburg, a man I have never understood, but without whom I would not die a king.”

 

Faccia a faccia, Uhtred e Alfred possono finalmente affrontarsi in un ultimo scontro verbale, facendo venire a galla almeno per una volta la profonda ammirazione che l’uno prova per l’altro. Quelle che si scambiano sono confessioni che non cancellano affatto i torti che si sono inflitti a vicenda, ma che fanno comunque emergere tutta la ricchezza e la complessità di un rapporto su cui, almeno nella finzione di The Last Kingdom, si sono fondate la sopravvivenza del regno di Wessex e la prosecuzione del sogno di un’Inghilterra unita. Non a caso si ricorre all’immagine molto poetica di Alfred sulle spalle di Uhtred, che riecheggia fra l’altro il celebre aforisma tradizionalmente attribuito a Bernardo di Chartres “nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes”. E’ un’ammissione che giunge proprio all’ultimo momento e a porte chiuse, perché Alfred, un po’ per orgoglio e un po’ per il ruolo che ricopre e che gli impedisce di mostrare debolezze, non ha mai potuto/voluto ammettere esplicitamente quanto i suoi trionfi siano dipesi da un outsider mezzo pagano. Uhtred potrà non avere un posto nelle cronache medievali, il suo nome potrà non essere citato nemmeno di sfuggita in mezzo a quelle pagine accatastate sullo scriptorium reale, ma la riconoscenza di un re è comunque una ricompensa sufficiente, tanto più se si tratta dello stesso re che lo ha sempre trattato in pubblico con sufficienza se non addirittura con ingratitudine. Ancora una volta (e purtroppo è l’ultima) non si può non applaudire il lavoro svolto da David Dawson, che quest’anno si è davvero superato nei panni del re moribondo e che fino alla fine regala performance da brividi, in una serie che solitamente non offre chissà quali picchi recitativi.
La lungimiranza di Alfred, capace di guardare al di là degli odi per il bene del regno e di perdonare un criminale che può dare ancora tanto alla causa inglese, non sembra essere condivisa dalla regina Ealhswith, accecata piuttosto dal livore e dai pregiudizi. Eppure, al di là delle antipatie che sicuramente suscita nello spettatore, è un personaggio a suo modo affascinante, mosso da un distorto senso di responsabilità e dalla convinzione che tutto quanto voglia fare sia per il bene del reame. Odia Uhtred perché è un pagano, ma anche perché ha attentato alla vita del re e lasciarlo in vita significa trasmettere un messaggio di debolezza, di eccessiva indulgenza; così come ha richiesto a gran voce la condanna a morte di Æthelwold non per sadismo, bensì per mettere al sicuro il trono del figlio. Esita solo di fronte all’eventualità di un infanticidio per togliere di mezzo i figli nati dal primo matrimonio segreto di Edward, segno che almeno un barlume d’umanità c’è ancora e che per quanto voglia il bene del reame ci sono dei limiti che non può valicare.
Le paure di Ealhswith non sono affatto immaginarie. Æthelwold continua a seminare discordia e menzogne nella capitale, minando la coesione del popolo e della corte e alimentando vere e proprie tensioni razziali tra i sassoni e i danesi. In un’epoca come la nostra in cui il razzismo è ancora dilagante, dove il contatto con gli altri si traduce in paura e odio e gli immigrati sono associati ancora all’immagine di “quelli che vengono a rubarci il lavoro”, può essere illuminante e stimolante inserire certi temi anche all’interno di un’opera storica ambientata undici secoli fa, a riprova del fatto che l’umanità in fondo non cambia mai e che la storia è davvero utile quando permette di riflettere sul presente attraverso il passato. La coppia Beocca-Thyra, lui prete cristiano e lei pagana convertita, diventa il simbolo di un’utopia di convivenza che non può trovare spazio in un mondo brutale e ignorante, non finché reggeranno pregiudizi che fanno di tutta l’erba un fascio di intere etnie e finché ci saranno vigliacchi che se la prendono con i più deboli. Il momento in cui Beocca, da bravo marito furioso, mette da parte il messaggio evangelico del porgere l’altra guancia e va a pestare il sassone che ha minacciato la moglie è piuttosto comico, ma non cancella il fatto che la situazione sia tesa e drammatica.
La scelta di far avvenire contemporaneamente il funerale di Alfred e l’aggressione ai danni di Thyra sembra quasi sottintendere la fine del sogno di una pacifica integrazione: morto il re che ha sognato un’Inghilterra libera e unita, difendendola dai danesi ma nel contempo lasciando aperta la porta per la convivenza, non c’è più niente che tenga a freno certe forze distruttive. Il compito di ristabilire l’ordine grava ora sulle spalle ancora fragili e inesperte di Edward; speriamo che si rafforzino abbastanza in fretta da reggere quel peso.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Splendido confronto tra Uhtred e Alfred
  • David Dawson (ma che lo diciamo a fare?)
  • Beocca versione badass
  • Tema del razzismo quantomai attuale
  • Praticamente nulla

 

Forse siamo di fronte al miglior episodio di The Last Kingdom finora, con David Dawson in stato di grazia nei panni di re Alfred e l’inserimento della tematica razzista che fa acquisire alla serie una connotazione più “impegnata” senza sacrificare la sua finalità principale, il racconto di una storia e di un’epoca lontana ormai undici secoli.

 

Episode 8 3×08 ND milioni – ND rating
Episode 9 3×09 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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