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The Hot Zone 1×01 – 1×02 – Arrival – Cell HTEMPO DI LETTURA 4 min

in Recensioni/The Hot Zone by

“Ebola Zaire. One of the deadliest viruses on Earth. Similar symptoms as Marburg, but instead lf killing 30% of its victims, it kills 90%”

L’epidemia di Atene del 430 a.C., il morbo di Giustiniano del 541, la peste nera del XIV secolo, il terribile sudor anglicus, il colera, la spagnola, l’asiatica, l’AIDS, la SARS, l’influenza suina. La storia dell’umanità è scandita dai morbi e dalle pandemie e non c’è progresso scientifico che tenga, perché i microrganismi patogeni evolvono continuamente insieme a noi in una continua e probabilmente eterna lotta biologica. Uno dei capitoli più sanguinolenti e mortali di questa storia riguarda il genere Ebolavirus, scoperto per la prima volta in Congo nel 1976 e di cui finora si conoscono cinque specie, quattro delle quali portatrici di una violenta febbre emorragica che non lascia scampo: basti pensare che lo Zaire ebolavirus (abbreviato in ZEBOV), responsabile di diverse epidemie tra cui quella del 2014 che tanta psicosi ha generato anche in Occidente, ha un tasso di mortalità medio dell’83%, a volte anche del 90%, mentre il Sudan ebolavirus si accontenta “solo” del 54%. La quinta specie, il Reston ebolavirus (o RESTV), pur essendo classificata come livello 4 per la sua pericolosità biologica colpisce solo le scimmie e non è patologica per gli esseri umani; tuttavia, quando nel 1989 si registrarono alcuni casi di contagio tra i macachi di un laboratorio privato di Reston, in Virginia, la vicinanza alla capitale federale, la scarsa conoscenza del genere Ebolavirus e la concomitanza con un’infezione di SHFV fecero temere il peggio. Da questa esperienza il giornalista e scrittore Richard Preston trasse nel 1994 un libro, The Hot Zone, che adesso National Geographic ha trasposto in una miniserie di sei episodi.
Non è la prima volta che il famoso canale di divulgazione scientifica si cimenta nel mondo della serialità, ma se Mars ibrida la narrazione vera e propria con una componente documentaristica e Genius si dimentica fin troppo spesso che dovrebbe raccontare il genio (artistico o scientifico che sia) del protagonista di turno e non la sua pruriginosa vita sentimentale, The Hot Zone si rivela una pregevole drammatizzazione dei fatti reali, capace di intrattenere e mantenere alta la tensione senza per questo rinunciare al rigore e all’accuratezza. Basti pensare alle scene del primo episodio in cui la dottoressa Jaax e il sergente Ormond accedono alla “hot zone”: vi è da parte della scrittura e della regia una cura maniacale, quasi documentaria, nel riportare sullo schermo le misure di precauzione da assumere prima di entrare nell’area dove sono conservati i campioni dei più letali batteri e virus del pianeta, ma anche la grande abilità di creare tensione e lasciare col fiato sospeso persino tramite una minaccia apparentemente insignificante quale un taglietto. Anche le vicende personali dei protagonisti sono sapientemente dosate sia per creare quel minimo di empatia con lo spettatore che ogni prodotto narrativo richiede sia per mostrare l’impatto del lavoro dei virologi sulla loro vita privata.
Altrettanto lodevole è la scelta, a partire dal secondo episodio “Cell H”, di introdurre una seconda linea temporale incentrata sulla prima epidemia di ebola nello Zaire del 1976 e strettamente connessa alla storyline del 1989 tramite la comune presenza del dottor Wade Carter. Si riesce così a offrire una visione cronologicamente e geograficamente più ampia della minaccia dell’Ebolavirus, ma soprattutto si mette a fuoco il drammatico impatto che un tale morbo può avere sulla popolazione: la reazione a dir poco disumana che i militari congolesi hanno quando conducono Carter e il suo compare nel villaggio infetto è una fugace ma efficace rappresentazione di dove possa condurre il panico di fronte all’ignoto e alla morte, un pugno nello stomaco ancor più dei sintomi della febbre emorragica mostrati in apertura di “Arrival”. Viene spontaneo chiedersi se anche noi “civilissimi” occidentali, che abbiamo la fortuna di essere relativamente al sicuro da morbi di una tale portata, nella medesima situazione non regrediremmo ai livelli dei nostri antenati all’epoca della peste bubbonica del Trecento.
Menzione doverosa merita anche il cast messo insieme da James V. Hart, il creatore dello show, andando a pescare tra volti noti e meno noti della serialità e del cinema, ma tutti ugualmente convincenti: Julianna Margulies è ancora alle volte alle prese con un ruolo femminile forte e determinato, Liam Cunningham reduce dall’ultima stagione di Game of Thrones interpreta un ruolo potenzialmente macchiettistico quale lo scienziato outsider con classe e senza strafare, mentre Topher Grace appare perfettamente a suo agio nei panni del personaggio più “grigio” finora, sgradevole nella sua iniziale saccenteria ma capace di redimersi mostrando lati di sé più umani e fragili nel prosieguo della seconda puntata.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ottimo equilibrio tra accuratezza ed esigenze drammatiche
  • L’orrore dell’Ebola reso perfettamente sullo schermo
  • Il cast
  • Nulla di rilevante

 

Dopo anni di prodotti televisivi di argomento virologico abbastanza inverosimili, uno su tutti “The Last Ship” (che pure era un piacevole guilty pleasure), “The Hot Zone” aspira a coniugare intrattenimento e aderenza ai fatti storici, imbastendo un thriller scientifico che però è anche una storia vera e il punto di partenza per riflettere su quanto possa essere facile, per un morbo che in Africa miete milioni di vittime, arrivare a propagarsi anche nel mondo occidentale solo in apparenza al sicuro dagli orrori delle pandemie.

 

Arrival 1×01 1.38 milioni – 0.3 rating
Cell H 1×02 1.38 milioni – 0.3 rating

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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