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Criminal: Spain 1×03 – CarmeloTEMPO DI LETTURA 4 min

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Sembra che Netflix si sia tenuto tutte le buone intenzioni per il finale di Criminal: Spain che, dopo i primi due episodi ai limiti del noioso, riesce a creare una puntata parecchio stratificata e molto ben gestita per la sua breve durata di soli 40 minuti.
Già dall’inizio si capisce che questa volta ci verrà raccontato qualcosa di diverso, perché anziché iniziare con il solito interrogatorio in corso, la scena si apre su un poliziotto scosso, forzato a definire le dinamiche di un’aggressione che si rivelerà via via fittizia. La macchinazione coglie lo spettatore di sorpresa e alza inaspettatamente il livello di complessità del poliziesco. Dopo questa breve ed eloquente introduzione, l’attenzione si sposta tutta velocemente su María e Rai, ed è proprio attorno a loro che finalmente si snoda il potenziale della serie, decidendo di metterne a nudo l’umanità sia nella vita privata sia lavorativa. Come avevamo notato nell’episodio precedente, qualcosa stava già vacillando nel racconto dell’ispettore sicuro di sé, preso dalla propria carriera e dominante sull’amante. María, la cui durezza stemperata dal suo essere donna cominciava già a perdere di efficacia, tracolla definitivamente nel sempre più duro gioco di forze con il personaggio di Rai. Già in una ben riuscita prima scena viene montato un aperto confronto tra i due, che costituirà la struttura dell’intero episodio attorno al quale si risolverà anche la trama criminale.

María: “Rai, quiero seguir trabajando contigo. Porque eres bueno, no porque me acueste contigo. […] Y al final voy a tener que elegir. Así que prefiero ser clara. Compañeros. Sin rencor.

La pretestuosa avanzata di mano di María che Rai si rifiuta di stringere è un segnale forte di disgregazione del personaggio di lei: un gesto un po’ infantile che lascia intuire come la loro relazione sia in crisi più per le insicurezze di una donna di mezza età che per la determinazione del ragazzo. Anche il personaggio di Rai viene dotato sorprendentemente di una complessità che non ci si aspettava, e porta a rivalutare in positivo la “piattezza” di cui erano stati accusati i precedenti episodi di preparazione. La risolutezza con la quale Rai rifiuta il compromesso di una relazione malsana viene presentata all’inizio in maniera ammirevole, come un gesto di sincerità verso sé stesso, per riversarsi poi, nel corso della puntata, in maniera distorta e cinica sul rapporto con María, sino a compromettere la carriera lavorativa di lei. I protagonisti si rivelano quindi essere assolutamente tutti e due, che pur essendo introdotti e sviluppati con tempi diversi, raggiungono lo stesso grado di profondità ed insieme dotano la serie di una storia da raccontare.
Anche la storia criminale di questa puntata ha un valore superiore rispetto a quanto già visto e le dinamiche hanno una struttura molto differente. Già partendo dalle grandi linee, Carmelo non ha commesso nessuno omicidio ma è accusato per detenzione di sostanze stupefacenti e per il presunto collegamento con un attentato terroristico. Un personaggio inizialmente presentato come un criminale da strapazzo che è riuscito a far carriera nasconde, in realtà, l’infallibile abilità di sfuggire al peso delle proprie colpe e una conoscenza impressionante del diritto penale: tre casi sono ancora aperti sul tavolo dell’unità criminale di Madrid e delle vittime che non hanno ancora ottenuto giustizia una era un familiare dell’ispettore María.
Rivelatoci il collegamento praticamente dal principio, ed essendoci abituati a vedere María giocare sporco, si guarda l’episodio con sufficiente trepidazione intuendo a poco a poco dove si andrà a parare. Senza troppi fronzoli l’ispettore scopre le proprie carte e fiduciosa della solidità del proprio ruolo e della stima che i colleghi nutrono per lei, ricatta la vittima con un caso deliberatamente costruito per incastrare una persona – se non innocente – non colpevole. La freddezza e la spregiudicatezza con cui María architetta la sua vendetta personale sono sorprendenti, e il rapporto confuso con cui s’intrecciano indistintamente vita e lavoro fa emergere la più tipica figura del poliziotto amareggiato ed esausto, ricordando più famosi crime quali i già citati Mindhunter e True Detective.
Il finale è l’ultima piccola chicca che la puntata ci riserva, con un ribaltamento totale degli schemi a cui ci eravamo abituati: il colpevole è libero, l’ispettore cade vittima dei suoi trucchetti e il team si disgrega. Un finale amaro, dove nessuno vince e grazie il quale forse qualcosa di questa miniserie ce la porteremo dietro. Criminal: Spain chiude quindi il bilancio, se non in positivo, quanto meno in pareggio, essendosi fatta perdonare un paio di puntate inutili con una chiusura di buon intrattenimento che senza troppe pretese riesce a rivelarsi intrigante e sorprendente. Ci auguriamo che, se casa Netflix ha intenzione di preparare un’altra sfornata di Criminal, utilizzi sin dall’inizio gli ingredienti che in questa prima stagione ha voluto riservare solo all’ultima puntata.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Narrazione dinamica
  • Personaggi messi allo scoperto
  • Finale con doppio colpo di scena
  • Trama intrigante
  • Inutilità dei personaggi non protagonisti
  • Piattezza delle performance attoriali
  • Debole confronto finale tra Rai e María

 

Criminal: Spain chiude con un episodio finale molto buono, peccato che il potenziale della serie sia stato sfruttato tutto solo alla fine.

 

Carmen 1×02 ND milioni – ND rating
Carmelo 1×03 ND milioni – ND rating

 

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