
Chi pensava che il miracolo registico fosse già stato compiuto nei primi tre episodi di Adolescence, si sbagliava. Perché Philip Barantini e la sua troupe ne sfornano un altro: anche l’ultimo episodio è interamente in piano sequenza, girato con una precisione chirurgica. Sì, certo, si può discutere se fosse “necessario” girare l’intero episodio così e, va ammesso, è un dibattito più che legittimo – ma quando ci si rende conto di quante emozioni e dinamiche vengano condensate in appena sessanta minuti, la polemica si dissipa nel vuoto.
Questo series (?) finale non si concede pause e non permette nemmeno allo spettatore di distogliere lo sguardo. E non è un effetto collaterale, è la struttura stessa della narrazione. Un piano sequenza di questo tipo non è solo un esercizio di stile, è un modo per farci vivere l’angoscia, la frustrazione, il peso dei silenzi e delle parole mai dette in tempo reale. Un meccanismo che funziona alla grande, specie con uno Stephen Graham in stato di grazia.
PIANI SEQUENZA, VERNICI E FURGONI
La regia ha scelto il 16° tentativo, girato nel 5° giorno di riprese, come quello definitivo. Il che dà già l’idea del livello di coordinazione e impegno richiesto: attori, camera, movimenti, tempistiche, tutto doveva funzionare senza margini d’errore. Il risultato è devastante. Per intensità, per ritmo, per quanto riesce a raccontare senza mai staccare l’inquadratura.
L’esempio più lampante è quello relativo alla vernice gettata contro il furgone da Graham, che poi andava rimossa di volta in volta per rigirare la scena, il tutto considerando anche lo scambio di furgoni che avveniva off-screen per sostituire quello che aveva la telecamera montata sopra il tetto rispetto a quello che invece aveva solo la telecamera esterna.
I NUOVI MILLER
Protagonista assoluto della puntata è Eddie Miller, padre di Jamie, interpretato da Stephen Graham che – va detto chiaramente – fa una di quelle performance che andrebbero mostrate nelle scuole di recitazione. Graham è un uomo spezzato, che cerca disperatamente un appiglio per non annegare in un oceano di dolore e sensi di colpa. Ogni sguardo, ogni pausa nella voce, ogni gesto non è solo recitato, è vissuto: specialmente la scena finale in camera di Jamie.
L’occasione per dare uno sguardo alle vite della famiglia Miller arriva il giorno del compleanno di Eddie, sostenuto come sempre da Manda che è sempre accanto a lui, interpretata da Christine Tremarco che regge il confronto in modo più che egregio. Insieme formano una coppia distrutta, ma ancora legata da un dolore che li isola e li tiene insieme allo stesso tempo. Anche se, va detto, Eddie sembra farsi ben più carico delle colpe rispetto a Manda.
SONO PASSATI 13 MESI…
La sceneggiatura, firmata da Jack Thorne e lo stesso Graham, fa un altro salto temporale rispetto all’episodio precedente: sei mesi avanti, tredici mesi dopo l’omicidio, e il punto è chiarissimo sin da subito. Non si tratta di capire “come stanno i Miller”, ma di mostrare che non stanno affatto. La loro vita non è andata avanti, non perché non vogliano ma perché la società attorno a loro non glielo permette. I vicini parlano, i passanti li riconoscono, il furgone viene vandalizzato. Ogni tentativo di normalità viene sabotato da uno sguardo, da un commento, da un ricordo che non si può cancellare.
Ed è proprio qui che Adolescence colpisce più forte: nel raccontare la distruzione silenziosa della quotidianità, quell’equilibrio fragile che la famiglia Miller cerca di ricostruire tra gesti minimi – fare la spesa, andare al lavoro, parlare del meteo – mentre dentro bruciano i “se avessimo…”, i “potevamo…”, i “non ho fatto abbastanza…”. È il lutto di un figlio che non è morto, ma che è sparito, trasformato, diventato irriconoscibile. Un’assenza più dura da elaborare di qualsiasi funerale.
Il piano sequenza, in questo contesto, non è solo una scelta stilistica ma un dispositivo emotivo, un modo per raccontare un’intera giornata (o vita?) in apnea. E quando arrivano i titoli di coda, si fa fatica a respirare. Perché è troppo reale. Non ti accompagna, ti trascina. E quando ti lascia, non ti consola.
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Con questo ultimo episodio, Adolescence chiude nel modo più coerente possibile: senza lieto fine, senza catarsi, senza redenzione facile. Solo dolore, tempo e la voglia disperata di trovare una nuova normalità in un mondo che non ti permette nemmeno di dimenticare. Un finale potente, sincero, e impossibile da scrollarsi di dosso.


