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Mission: Impossible – The Final ReckoningTEMPO DI LETTURA 8 min

L'agente dell'IMF Ethan Hunt (Tom Cruise) va in missione con la sua squadra per cercare di fermare un uomo di nome Gabriel. La missione è quella di fermarlo prima cje possa ottenere il controllo di un'intelligenza artificiale in grado di mettere in ginocchio il mondo intero.
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L’agente dell’IMF Ethan Hunt (Tom Cruise) va in missione con la sua squadra per cercare di fermare un uomo di nome Gabriel. La missione è quella di fermarlo prima cje possa ottenere il controllo di un’intelligenza artificiale in grado di mettere in ginocchio il mondo intero.

L’ultimo capitolo? Quello che si staranno chiedendo tutti i fan della più grande saga action della storia del cinema. La risposta non è certa, la promozione del film sembra intendere che questa sia davvero l’ultima sfida per Ethan Hunt e la sua squadra, e se così fosse bisognerebbe solo ringraziare Tom Cruise (e Christopher McQuarrie) per aver consegnato al pubblico – e alla storia del cinema – una serie di film, sequenze, scene, stunt, che rimarranno scolpiti nei libri di storia della Settima Arte per tutto ciò che riguarda il genere di azione e spionaggio.
Bisogna assolutamente parlare di Christopher McQuarrie: regista e sceneggiatura esordiente con una sceneggiatura da Premio Oscar come quella de I Soliti Sospetti, e che da quando ha incrociato le strade del divo statunitense sul set del non riuscitissimo Jack Reacher – La Prova Decisiva, non ha più proseguito senza. Dall’altro canto Cruise ha voluto McQuarrie per tutti i successivi film della saga di Mission: Impossible, oltre ad includerlo come collaboratore agli script per gli altri progetti come Top Gun: Maverick e Edge of Tomorrow.
Un sodalizio artistico a tutti gli effetti, che con Mission: Impossible – The Final Reckoning, i suoi tre anni di sviluppo più altri tre di produzione, circa 400 milioni di dollari di budget, potrebbe essere giunto ad un epico e maestoso commiato. Non privo di difetti, anzi, ma è impossibile trovare un duo migliore di Tom Cruise e Christopher McQuarrie capace di regalare una simile esperienza cinematografica in sala.

We live and die in the shadows, for those we hold close–and those we never meet.

RIUNIRE I PUNTINI


L’intento di questo ultimo (?) capitolo è nobile: dare un senso di coesione a una saga figlia di un cinema di altri tempi. Quando non vi erano universi condivisi, quando non ci si faceva problemi a recastare un personaggio, o a cambiare comprimari tra un film e un altro senza dare troppe spiegazioni. Cercare di unire le varie pellicole è uno scopo da apprezzare e da evidenziare, anche se quando ci si spinge parecchio in là con relazioni abbastanza superflue – che danno poco valore aggiunto alla storia -, viene da pensare se fosse veramente il caso o se magari Mission: Impossible poteva continuare a vivere del suo essere abbastanza scollegato dai suoi predecessori.
Alcuni fan saranno sicuramente emozionati nello scoprire le verità dietro alcuni segreti iconici della saga, e tra le idee più apprezzabili c’è una rivalutazione in positivo del primo film della saga, andando a ripescare personaggi ed elementi caduti ingiustamente nel dimenticatoio. Questa massiccia operazione di “retconimpatta inevitabilmente sul montaggio e sul ritmo della pellicola, infarcita di numerosi flashback che fotograficamente vanno a ricordare proprio il primo film diretto da Brian DePalma, appesantendo soprattutto il minutaggio che sfiora le tre ore (sei, se si considera anche la “Part One“).
I fan saranno comunque contenti di trascorrere più tempo possibile con i propri beniamini dell’IMF per un appuntamento dal sapore di addio, ma bisognerebbe tener conto anche del pubblico generalista e dell’impatto economico. Oltre alla difficoltà di far emergere un villain come Gabriel, dedicandogli fin troppo screentime e senza approfondire troppo il suo passato, lasciato tra un non detto che rende comunque l’idea della backstory. Si consiglia quindi una ripassata generale dell’intera saga, con un occhio attento sul primo e sul terzo capitolo (anche stavolta il film di John Woo resta abbastanza avulso dal resto), per godersi al meglio l’ultima avventura impossibile di Ethan Hunt.

CACCIA AL SEVASTOPOL


Che questo Mission: Impossible – The Final Reckoning abbia un plot colossale, difficile da manovrare, lo simboleggia anche l’intro molto prolissa, con la sigla iniziale che arriva dopo quasi mezz’ora dall’inizio del film. Allo stesso modo, anche il primo atto della pellicola fatica ad ingranare, giostrandosi tra flashback e “spiegoni” che apparecchiano una trama molto articolata, con un cast variegato e suddiviso in varie missioni dislocate in più parti del mondo. L’unico comune denominatore, pre-annunciato dall’intro del film precedente del 2023, e teaserato dal finale dello stesso, è la caccia al Sevastopol: il sottomarino in cui si nasconde il codice sorgente della pericolosissima Entità, l’intelligenza artificiale che il pubblico ha imparato a conoscere e temere.
Si deve dar merito a McQuarrie e a Tom Cruise di aver intuito il grande potenziale dell’AI già nel 2017, quando è iniziata lo sviluppo della prima parte del film, costruendo un’ottima storia basata sul panico e la paranoia, alternate tra un’AI capace di sottomettere l’intero sistema politico-economico globale, e le più grandi super-potenze del pianeta, che in un clima teso come quello contemporaneo si lasciano ingolosire dalla possibilità di controllare questo algoritmo.
Sicuramente il concept è il più efficace e impattante tra i vari terroristi che hanno attraversato gli schermi della saga, e si possono quindi comprendere le sfide nel portare in scena in maniera semplice e lineare una storia dalla posta in palio così alta, e che mette in gioco così tante fazioni in un complesso sistema di bugie, verità, bluff e doppigiochi. La sequenza action madre del film (ce n’è sempre una nei film di Mission: Impossible, ma stavolta ce ne sono due) è quindi una promessa che viene direttamente dal film del 2023, con una lunghissima immersione all’interno del sommergibile affondato russo, il Sevastopol, per recuperare il codice sorgente dell’Entità. Un momento di storia di cinema d’azione – pronto ad essere subissato nel terzo atto – che merita di essere visto (ove c’è disponibilità) sullo schermo più grande possibile.

L’ULTIMA MISSIONE IMPOSSIBILE


Si può essere fan del genere d’azione o meno, ma sicuramente i film di Mission: Impossible sono i prodotti che più valgono la pena di pagare il prezzo del biglietto per andare a vedere un film al cinema. Tutti i film meritano la sala, ma Mission: Impossible è quello che più può soffrire un dislivello di percezione tra casa e il grande schermo. Gli stunt di Ethan Hunt meritano di essere visti su schermi enormi, in cui la vista non vede oltre e si immerge nella scena, mentre l’impianto audio riempie l’udito e il pensiero dello spettatore.
Infatti il Sevastopol, sequenza largamente annunciata, è solo il secondo atto di un film che successivamente non si tira indietro nell’alzare ulteriormente la posta in palio con la sequenza più incredibile che il cinema d’azione abbia mai regalato. Tom Cruise, oggi 62 anni, decide di immortalarsi nelle pagine dei libri di cinema realizzando qualcosa (assieme a Christopher McQuarrie e l’intera crew del film che l’ha assistito) che rispetta perfettamente il titolo del film. L’attore, così come il personaggio, si regala la sua personale ultima “Missione Impossibile”, lasciando lo spettatore a bocca aperta, con il lecito dubbio nello star assistendo a qualcosa di finto (girano già interviste e backstage che documentano le riprese della sequenza).
Un finale epico che saluta lo spettatore dopo quasi 30 anni di film spettacolari, che hanno riscritto le regole del genere spionistico, costringendo i principali competitors (come ad esempio 007) ad adattarsi per cercare di stare al passo. L’epilogo rispetta il suo terzo atto, e la saga in generale; McQuarrie sceglie un tono più intimo, à la Ocean’s Eleven, mentre lo spettatore saluta, uno ad uno, dei personaggi che hanno sacrificato la loro intera vita, in cambio di nessuna riconoscenza, se non quella che va oltre la quarta parete.


Mission: Impossible – The Final Reckoning è l’epica chiusura della più grande saga action della storia del cinema. Non il migliore dei film della saga, su cui svetta forse il capitolo Fallout, ma certamente un gran finale, considerevole e strutturato per essere impattante su larga scala, con la posta in palio più alta che ci sia mai stata. Di fondo vi è anche un messaggio delicato, su cui Tom Cruise sembra voler puntare molto, con la stretta di mano a simboleggiare l’arma più potente che possa combattere un escalation nucleare globale. Un messaggio di fiducia reciproca e di speranza nell’umanità, in cui ci possono essere tanti Ethan Hunt a prevenire il panico e la paranoia che i media possono provocare, con il capitolo AI tutto in divenire.
Dal punto di vista dell’azione, inutile continuare a disquisire della più clamorosa sequenza action della storia del cinema, che farà parlare di sé per gli anni a venire. Tom Cruise resta ad oggi forse l’ultima grande star del fu star power, capace di trascinare la gente al cinema per scoprire qual è stata la sua ultima prodezza. Difficile che il tutto si traduca anche in un successo commerciale, dato il budget spropositato segnato da problemi produttivi che hanno inceppato il meccanismo (oltre ad una posta in palio elevatissima), ma in fondo allo spettatore importa poco, sarà sicuramente andato a vedere in sala qualcosa che difficilmente dimenticherà.

 

TITOLO ORIGINALE: Mission: Impossible – The Final Reckoning
REGIA: Christopher McQuarrie
SCENEGGIATURA: Christopher McQuarrie, Erik Jendresen
INTERPRETI: Tom Cruise, Simon Pegg, Ving Rhames, Hayley Atwell, Esai Morales, Pom Klementieff, Henry Czerny, Angela Bassett, Rolf Saxon
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
DURATA: 170′
ORIGINE: USA, 2025
DATA DI USCITA: 22/05/2025

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Salvatore Cesarano

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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