L’atteggiamento nostalgico, inevitabile, certe volte potrebbe anche servire da riflessione su quello che in passato ha funzionato e su cui si potrebbe insistere, non necessariamente senza le dovute evoluzioni.
Necessario nuovamente auto-citarsi, riprendendo una considerazione che si era fatta nella recensione del secondo episodio di questa stagione. Quasi un inutile monito nei confronti dello showrunner che invece aveva perfettamente considerato il fattore nostalgia, senza per forza dover riproporre un qualcosa di datato.
“The Interstellar Song Contest”, con un tempismo sicuramente calcolato con l’Eurovision, è forse l’episodio riuscito meglio in questo episodio. Non tanto per l’originalità della trama proposta, quando piuttosto per alcuni aspetti particolari della messa in scena (che verranno analizzati nel prossimo paragrafo), senza però dimenticare gli scossoni clamorosi all’intera epoca moderna di Doctor Who, che in una botta sola riportano in auge due figure della serie classica mai più riproposte.
BACK TO 2005
Ciò che colpisce di “The Interstellar Song Contest” è la messa in scena tipicamente daviesiana, più di qualunque altro episodio di questo nuovo ciclo. La mente torna immediatamente a due episodi specifici: “The Long Game” e “Bad Wolf”. Anche lì c’era un contesto futuristico/televisivo, molto claustrofobico/distopico. Anche in quel caso minacce esterne creavano un contesto apocalittico. Senza contare che su “The Parting Of The Ways” (seconda parte di “Bad Wolf”) il Dottore, allora interpretato da Christopher Eccleston, intendeva proprio ricorrere alle onde Delta per fermare i Dalek.
Al di là della particolare somiglianza con questi episodi e con quella particolare stagione, altri aspetti evocano quella prima fase di Doctor Who. Sicuramente la tematica a sfondo socio-politico è quanto mai azzeccata in questi tempi, soprattutto per il messaggio pacifista di sfondo da un lato, e quello anti-lobby dall’altro (su una piattaforma Disney!). Il canto finale, freccia diretta ai condotti lacrimali del pubblico, richiama a quei colpi di teatro utili a smuovere le emozioni nella maniera più diretta possibile, tipici delle puntate della prima ora.
Menzione speciale per la strategia del Dottore di utilizzare uno sparacoriandoli come motore propulsivo per muoversi nello spazio.
COME FARE CONTENTI I FAN DI VECCHIA DATA IN DUE ABILI MOSSE
“One day I shall come back.”
Così diceva il primo Dottore, negli anni Sessanta, nel salutare sua nipote Susan.
A proposito della nipote, negli anni, ci sono stati solo dei lontani riferimenti, così come in generale della famiglia del Dottore. Lo scorso anno era sembrato che il trend si fosse invertito e finalmente si era tornati a parlare di Susan, salvo rivelarsi poi un inganno di Sutekh.
Ma, all’improvviso, ecco Carole Ann Ford, naturalmente invecchiata, che fa capolino nella testa del Dottore. E quel “find me” non può non promettere benissimo per l’immediato futuro.
Ah, e in tutto questo ecco chi è Mrs. Flood: The Rani. Altra figura mai cacciata fuori dal 2005 in poi. Per l’ennesima volta i titoli di coda sono un mero inganno, ma per la prima volta la rivelazione di uno storico villain avviene solo per il pubblico, senza consapevolezza (ancora) per il Dottore.
La rivelazione e la conseguente bi-generazione con l’introduzione di Archie Panjabi (volto noto per i fan di The Good Wife) avviene in fretta. Forse troppo in fretta per la curiosità che Mrs. Flood aveva creato in questo intero anno? Probabile. Ma sicuramente la scelta scenica non è stata scontata. Sferrare il colpo così rapidamente lascia sicuramente a bocca aperta almeno fino alla prossima settimana. Ovvero quel terribile 24 maggio 2025 tanto temuto nella storia.
Almeno non è un’altra divinità.
THE ONCOMING STORM
Tocca capire bene questa questione del last of the time lords. RTD ha sposato la svolta di Moffat in “The Day Of The Doctor“, salvo poi, probabilmente, tirare un sospiro di sollievo quando Chibnall ha fatto sì che The Master uccidesse di nuovo tutti i Time Lord, dopo le rivelazioni di “The Timeless Children“. Fatto sta che si è punto e da capo come nel 2005.
Il Dottore quindi diventa particolarmente sensibile alla tematica sterminio di massa, cosa che effettivamente gli Hellion stavano provando a praticare. Se a questo si aggiunge la convinzione che la sua companion fa parte delle vittime, a quel punto il Dottore in versione bestia assetata di sangue è solo diretta conseguenza. Però questa volta c’è qualcosa in più. C’è violenza fisica, tanto che Belinda si spaventa. Occorre capire cosa intende quando parla di ghiaccio nel cuore (forse quello che costringe The Rani a rigenerarsi?).
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Per ora episodio migliore di una stagione che sta sbagliando molto poco.


