Sandokan continua a giocare con il proprio mito e negli episodi 1×03 e 1×04 si concede finalmente quel respiro da romanzo d’avventura che il pubblico cercava.
Il rapimento, la fuga, gli scontri tra navi, la formazione della ciurma, la città esotica piena di intrighi: tutto il pacchetto Salgari è qui ripulito e re-impacchettato in un’estetica moderna. La vera sorpresa, però, è quanto la serie stia iniziando a spingere sul tema della schiavitù. Non un dettaglio marginale, ma un elemento che attraversa personaggi e dinamiche, ribaltando rapporti affettivi e gerarchie sociali. È il motore sotterraneo di questi due episodi.
Nota di merito per i set e le comparse: la Calabria come Malesia non solo regge, ma supera le aspettative, come sottolineato da Ed Westwick recentemente, e a questo si aggiungono le famose 500 comparse trovate in tempi brevissimi che sono una scommessa vinta e non lasciano la sensazione di “riempitivo”. La sequenza della miniera ne è la migliore dimostrazione.
RAPIMENTO, SCHIAVITÙ, ILLUSIONI (E FALLIMENTI) DEL COLONIALISMO
Marianna prigioniera è il classico snodo narrativo da racconto d’avventura, ma qui funziona perché non è solo un espediente per farla interagire con Sandokan: è un dispositivo politico. Nei suoi giorni da ostaggio scopre ciò che non aveva mai voluto guardare. Gli schiavi nelle miniere, il lavoro forzato, l’antimonio e l’oro che arricchiscono gli inglesi mentre decimano gli indigeni. E poi c’è Sani, serva, amica, compagna silenziosa di vita. Lei vede nella cattura di Marianna la rivelazione più dolorosa: la padrona, anche senza intenzione, resta padrona. L’affetto non cancella la struttura.
Al contempo, la storyline delle miniere apre uno squarcio che va oltre il classico schematismo. Gli inglesi sfruttano, i pirati rubano, ma nessuno chiede conto del popolo oppresso. È una nota amara che conferisce profondità a una narrazione che rischiava il déjà-vu continuo.
YANEZ SOPRA SANDOKAN

Lo si era intuito, adesso è accertato dai flashback, dalle interpretazioni, dalla scrittura: Yanez ruba la scena a Sandokan ogni volta che entra nel quadro.
La febbre di Yanez diventa il pretesto per raccontare la sua origine: un giovane sacerdote che vede il proprio mondo devastato, che reagisce con un’ira che non sa più contenere e sceglie di diventare pirata abbandonando il ruolo di servo di Dio. È un background potentissimo, con una densità emotiva che Sandokan non ha ancora ricevuto. Alessandro Preziosi lo interpreta con un’intensità mai caricata, una prova attoriale elegante e matura, un vero orgoglio italiano, capace di far passare dolore, ironia e memoria in una sola inquadratura.
Accanto a lui, Can Yaman fa un lavoro completamente diverso ma assolutamente funzionale. La serie gli chiede presenza fisica, vigore, leadership muscolare e nelle sequenze di combattimento il lavoro di preparazione è evidente: movimenti puliti, velocità credibile, corpo che parla prima delle parole.
Yanez è scritto come personaggio più complesso e quindi risulta più forte, ma Sandokan sta crescendo, soprattutto nelle scene in cui la sua moralità sfuma e si confronta con la propria immagine leggendaria. Il loro duo funziona perché è sbilanciato. E deve rimanere sbilanciato.
IL GIOCO DEL GATTO E DEL TOPO
L’arrivo a Singapore introduce finalmente il triangolo narrativo più interessante: Sandokan, Brooke e la città. Non è solo uno scontro personale ma un intrico di poteri. Il sultano gioca su più fronti, il console osserva, Brooke si avvelena lentamente con l’oppio mentre prova a non perdere terreno. La dipendenza è un dettaglio interessante: trasforma Brooke in un antagonista fragile, umano, incapace di mantenere lucidità proprio quando più ne avrebbe bisogno. Il loro duello è anche mentale. Ogni incontro è una mossa di scacchi con il riscatto di Marianna che diventa un pretesto per ridefinire ruoli e poteri.
Altra nota riuscita è la formazione della ciurma, raccontata in flashback, escamotage narrativo che funziona particolarmente bene in questo caso perché dà la sensazione di un mondo già in moto da anni.
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Gli episodi 1×03 e 1×04 segnano un passo avanti netto: la schiavitù entra nel racconto con una forza che sorprende. Alessandro Preziosi si conferma un vero talento, in grado di tratteggiare magistralmente il personaggio migliore della serie, Can Yaman cresce dentro il ruolo e trova un Sandokan fisico, diretto, quasi rituale mentre Ed Westwick porta un Brooke decadente e pericoloso, sempre più affascinante nella sua oscurità.


