Mamma Rai ha deciso di trasmettere questa nuova fiction, dedicata a Sandokan, in prossimità del 50° anniversario dell’omonimo sceneggiato (allora si diceva così) con Kabir Bedi. Sceneggiato rimasto negli annali come una delle maggiori e migliori produzioni Rai di tutti i tempi.
I confronti sono, dunque, inevitabili. Si può comunque anticiparlo subito: la versione 2025 ne esce tutt’altro che con le ossa rotte.
Nel ruolo del protagonista, Tigre della Malesia, c’è l’attore turco Çan Yaman, eroe in diverse di quelle soap in cui la sua patria si sta specializzando.
Il suo amico Yanez è impersonato dall’italiano Alessandro Preziosi, che subentra a Philippe Leroy. Nel ruolo di Marianna, Perla di Labuan, c’è Alanah Bloor, che dà vita ad un altro genere di personaggio rispetto a Carole André.
SONO PASSATI 50 ANNI
La Marianna del 1976, infatti, esprimeva il suo lato “ribelle” semplicemente notando la differenza fra le imprese di Sandokan e lo starsene a fare il petit point in collegio dalle suore. Qui la Perla di Labuan se ne va scalza e felice nella giungla a raccogliere ragni.
Altri cambiamenti notevoli, in omaggio ai tempi moderni, sono la rappresentazione degli indigeni e l’interazione fra la Tigre della Malesia e Yanez.
Si parla di terre rare, di libertà, intesa dagli inglesi come libero commercio, ma in tutt’altro modo dal popolo Dayaki della foresta del Borneo. Per questi ultimi, inoltre, Sandokan è il Prescelto, destinato a guidarli nella ribellione contro i colonialisti.
I titoli di coda si premurano di informare lo spettatore che nei Dayaki non si intende rappresentare con precisione nessun popolo nativo in particolare, né offendere nessuna etnia, con i suoi rituali.
DUE GRANDI AMICI
Sotto questo punto di vista, comunque, gli aggiornamenti sembrano piuttosto azzeccati.
Le scene di arrembaggio e battaglia, invece, ricordano quelle di un film del tempo che fu con, ad esempio, Errol Flynn nel ruolo di Robin Hood. Quelle in cui l’attore si fermava in posa, durante il duello, per fare un bel sorrisone.
Sandokan, quindi, non è più un personaggio melodrammatico come il tenore di un’opera lirica, come inteso dall’ideatore Emilio Salgari. Ci sono simpatia e comicità anche nel suo interagire con Yanez e coi Tigrotti della sua ciurma.
Preziosi, in un’intervista al Tg1, si è dichiarato molto felice di aver trovato, finalmente, un personaggio in cui infondere un po’ di leggerezza e allegria. Apprezzare uno stile più ottocentesco o uno più scanzonato e scorrevole, poi, dipende dai gusti personali.
IL SALTO DELLA TIGRE
Tutto sommato, l’equilibrio tra il lato più “serioso” delle questioni politiche, economiche e sociali e quello più “azione e avventura” rende il prodotto scorrevole e fruibile.
Solo in un punto la nuova versione si rivela inferiore a quella del 1976: la scena in cui, per salvare Marianna, Sandokan affronta una tigre armato solo di un coltellaccio. Non si poteva non rifarla, in quanto uno dei momenti più iconici dello storico sceneggiato. Purtroppo, qui Kabir Bedi batte Çan Yaman 6-0 6-0.
Nell’edizione 2025, comunque, il momento è funzionale ad aprire una specie di triangolo amoroso tra il protagonista, Marianna e Lord James Brooke, inglese votato a sconfiggere la pirateria. Per questo, nel ruolo, è stato scelto Ed Westwick, molto più giovane di quanto non fosse Adolfo Celi nel 1976. Finora il triangolo non sembra sviluppato in modo troppo adolescenziale, per cui si spera in bene.
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I primi due episodi, per la regia di Jan Maria Michelini, sono stati premiati da ascolti record: 34% di share. Come si diceva, inoltre, ci sono anche spazi di miglioramento, se le varie sotto trame verranno gestite bene, in crescendo.
Curiosità finale: molte delle “esotiche” location in cui è ambientata la vicenda sono, in realtà, luoghi della Calabria. L’avvicinarsi delle feste di fine d’anno, però, è il momento giusto per scatenare la fantasia e “salpare” verso terre lontane. In questo aiutano anche le scenografie e i sontuosi costumi.
