“And Justice for All…” chiude la prima stagione di Dexter: Resurrection in modo sorprendentemente solido. Un finale che non dispiace, che ha un senso interno e che soprattutto riesce a evitare quegli errori macroscopici che hanno segnato in maniera indelebile la storia del franchise.
Riprendendo esattamente dal cliffhanger del precedente episodio, con Dexter rinchiuso nel caveau di Prater e Angél Batista morto, Clyde Phillips si gioca una delle mani più delicate della sua carriera. E, contro ogni aspettativa, ne esce più che dignitosamente.
UN PUNTO DI PARTENZA PERICOLOSISSIMO
Il finale riparte da una situazione che, sulla carta, era un campo minato: Dexter chiuso in un caveau impenetrabile, senza vie di fuga apparenti e con una resa dei conti obbligatoria da affrontare. È esattamente da scenari come questo che in passato sono nati i finali peggiori di Dexter, quelli che hanno fatto perdere fiducia anche agli spettatori più affezionati. Qui, invece, Clyde Phillips dimostra di aver imparato dai disastri precedenti.
La via d’uscita dal caveau non è brillante, non è memorabile, ma è rispettabile. Ed è questo il punto chiave. Non si cerca il colpo di scena a tutti i costi, non si tenta di sorprendere con soluzioni assurde o mistiche. Dexter riesce a salvarsi grazie a una combinazione di aiuti interni ed esterni che fanno parte del gioco, che sono coerenti con il mondo narrativo costruito e che non stravolgono le regole interne della serie. Considerando il contesto, è già una vittoria.
GLI OCCHI DA CHIUDERE E LE SBAVATURE NECESSARIE
Ci sono ovviamente elementi che richiedono una certa sospensione dell’incredulità. Il primo è il cellulare di Batista che diventa un oggetto narrativo chiave nel momento peggiore possibile. Prater e Charlie avrebbero dovuto spegnerlo o distruggerlo immediatamente e invece resta lì, comodamente disponibile per essere usato da Dexter. È uno di quei dettagli che fanno storcere il naso, ma che rientrano nella categoria degli occhi da chiudere.
Il secondo punto critico è il voltafaccia di Charlie. Il suo cambio di posizione è rapido, forse troppo, e basta una minaccia neanche troppo elaborata di Dexter per ribaltare completamente la sua fedeltà a Prater. Anche qui, la sceneggiatura semplifica molto una dinamica che avrebbe meritato più spazio e più costruzione. Tuttavia, considerando la necessità di chiudere tutte le linee narrative in un solo episodio, la scelta risulta più comprensibile che imperdonabile.
UNA CHIUSURA CHE FUNZIONA DAVVERO
Superate queste sbavature, il resto dell’episodio scorre sorprendentemente bene. La risoluzione del conflitto con Prater non è così assurda come si sarebbe potuto temere e si inserisce in modo coerente nella logica della stagione. Prater resta un antagonista credibile fino alla fine (bravo Peter Dinklage), senza trasformarsi in una macchietta o in un villain improvvisamente stupido solo per agevolare la fuga del protagonista.
Anche Harrison esce da questo finale senza sbavature. La sua scrittura è solida, coerente con il percorso fatto finora e soprattutto priva di forzature emotive. Non viene sacrificato sull’altare del colpo di scena e non viene nemmeno trasformato nel fulcro assoluto della narrazione. Rimane ciò che è sempre stato in questa stagione, ovvero un elemento centrale ma non invadente, ben integrato nel destino di Dexter.
UN FINALE AUTOCONCLUSIVO MA APERTO AL FUTURO
Uno degli aspetti più riusciti di “And Justice for All…” è il fatto che, pur lasciando la porta aperta a una seconda stagione già confermata, riesca comunque a chiudere tutte le trame principali. Nulla resta realmente sospeso, nulla appare tronco o incompiuto. È un finale che avrebbe potuto funzionare anche come conclusione definitiva, e questo è forse il complimento più grande che si possa fare a Dexter, considerando la sua storia travagliata.
È evidente che la seconda stagione esisterà anche per ragioni industriali. Showtime ha pochi franchise rimasti e Dexter è uno dei pochissimi ancora sfruttabili. Ma il fatto che questa scelta non venga percepita come una forzatura narrativa è un merito enorme. La stagione si chiude, il cerchio si completa, e il futuro resta una possibilità, non una necessità.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
|
|
Poteva essere un disastro, poteva essere l’ennesimo finale da dimenticare e invece Dexter: Resurrection chiude con dignità, coerenza e una sorprendente sensazione di soddisfazione.
