A Knight Of The Seven Kingdoms 1×05 – In The Name Of The MotherTEMPO DI LETTURA 3 min

4.5
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1x05 A knight of seven kingdomsSi può essere semplici e allo stesso tempo appassionanti, soprattutto in un mondo dove la fanno da padrone trame eccessivamente complesse ma con poco cuore?
Benvenuto nella serie legata a GOT partita con meno hype di tutte ma che sta dimostrando di meritare molta attenzione.

IN CERCA DELL’IMPOSSIBILE


In un flashback straniante che lasciava presagire la morte dell’amica di Dunk ancor prima di iniziare il duello dei 7, si capisce il senso profondo del protagonista: la necessità di cercare una figura guida che sopperisca alla perdita mai accettata pienamente della madre a cui si riferisce il titolo (“In The Name Of The Mother”). L’apparente stupidità nell’ammettere di attendere il suo ritorno nonostante sia morta mostra quanto Dunk sia semplice ed ingenuo in un mondo crudele, più che stupido.
Finora non ha fatto altro che cercare qualcuno che lo possa guidare nella sua vita senza senso e immancabilmente disattesa perché non adatta, soprattutto in un mondo, quello di GoT, dove difficilmente l’attenzione derivante dall’amore può durare per molto. Una scelta quindi perdente ma molto umana che in qualche modo contagia tutte le persone con cui ha a che fare, facendole sentire coinvolte in un progetto, quello di essere cavaliere, che nasconde neanche troppo velatamente un’esigenza di affermazione di sé e di ricerca di un posto in quel mondo pronto a sputare fuori chiunque provi a spremere più succo di quello che gli è dovuto per natura.
Questo processo di ricerca porta Dunk a perdere l’amica (il primo amore?) Rafe, a conoscere il  cavaliere Ser Arlan of Pennytree a cui si legherà (ma che però inizialmente non ha il coraggio di presentarsi) e alla fine a perdere qualcuno che veramente poteva svoltare la sua vita (o, almeno, il suo rango). Tutto questo senza fare delle scelte narrative inutilmente complesse nella gestione della trama. C’è un inizio, un flashback importante (anche se ha un finale piuttosto prevedibile), il ritorno al presente con finale shock. Niente di nuovo ma…

UNA BATTAGLIA REALISTICA


… il tutto visto da un punto di vista diverso, dal punto di vista del neo-cavaliere, senza spiegare ma solo mostrando le cose essenziali. Così non si sente Dunk dire quello che pensa (spesso sono cose stupide o ingenue) ma si riesce a capirlo attraverso una splendida recitazione fatta di eventi chiavi, semplici ma esemplificativi.
La scelta narrativa è sempre più chiara: stavolta la narrazione verosimile, senza pietà, tipica di GoT, viene declinata dal punto di vista di uomo semplice che vive una battaglia (la sua prima) come probabilmente accadrebbe se quel mondo fosse vero.
L’occhio narrativo viene spostato verso il “basso”. Che sia attraverso il suo elmo, i suoi occhi o le sue orecchie, si sperimenta una battaglia in piedi in mezzo al campo di battaglia, praticamente incomprensibile, dove in ogni momento ci si aspetta di essere colpiti da qualcuno o da qualcosa. Non esiste la predestinazione e nella vita può accadere di tutto.

FATALITÀ


Non manca il colpo di scena che sicuramente fa il suo dovere, per quanto basato su una scelta narrativa molto ardita e che aprirà le porte ad un finale interessante. La cosa che colpisce è come ci si arriva: incollati alla poltrona, con la voglia di vedere il prossimo episodio nonostante non si stia guardando la serie della vita. Non un risultato banale.
Una spiegazione la si può cercare nella messa in scena praticamente perfetta. Regia, musica, recitazione. Tutto contribuisce a centrare l’obiettivo principale: intrattenere con gusto. Non era banale aspettarsi questo dopo i saliscendi narrativi della precedente House Of The Dragon. Probabilmente la scelta di avere pochi episodi non eccessivamente lunghi hanno permesso di bilanciare la narrazione con ottimi risultati.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Regia, recitazione, musica, messa in scena
  • Forse la scelta del colpo di scena finale risulta eccessiva, sulla falsariga del precedente, allontanandosi un po’dall’approccio quasi-realistico della narrazione

 

Manca un episodio alla fine ma ci si può dire già molto soddisfatti di quanto visto finora. Tutte le scelte fatte finora sono risultate vincenti se si è qui in attesa di vedere… come va a finire.

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LSD

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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