Mettete insieme Guy Ritchie e Sherlock Holmes. Mescolate. Impossibile non pensare ora ai due film con protagonisti Robert Downey Jr. e Jude Law. Soprattutto per tutti quei fan che attendono una risoluzione al cliffhanger finale a distanza di ormai quindici anni. Sappiate che forse uno che non ha così tanta voglia di trovare una risposta a tutte queste domande è proprio Guy Ritchie, che ha scelto di voler tornare ad adattare l’iconico investigatore nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle ignorando del tutto i suoi due lavori precedenti.
Certamente nell’headcanon di parecchi fan Young Sherlock d’ora in poi sarà un po’ il prequel dei due film usciti nel 2009 e nel 2011, un po’ come Le Avventure del giovane Indiana Jones. Tuttavia questa teoria abbastanza verosimile è stata già smentita, e lo show di Prime Video è ufficialmente un prodotto a sé stante. Sarà difficile anche sfuggire ai paragoni con la celebre serie targata BBC, ma forse alcune scelte concettuali potrebbero giovare a favore.
BACK TO 2009
Il setting scelto da Matthew Parkhill è quello classico, che richiama infatti le ambientazioni più “vittoriane”, distaccandosi completamente dall’adattamento storico messo in campo nello show con Benedict Cumberbatch. In più, la presenza di Guy Ritchie in cabina di regia non fa che aumentare la sensazione di star vedendo qualcosa di molto affine ai suoi due film dedicati al personaggio. Tornano le sequenze di pugilato clandestine, un classico dello Sherlock di RDJ, accompagnate da una psicologia complessa del detective di Baker Street.
Grossa novità è la figura di una misteriosa sorella, che attanaglia i sogni del protagonista, con un segreto che probabilmente alimenterà l’intera stagione. È apprezzabile anche il modo in cui è stata decisa di costruire la serie, con un caso da risolvere ogni episodio, che vanno a costruire un mistero comunque più grosso, che probabilmente troverà soluzione solo verso il finale.
PIRAMIDE DI OXFORD
Questa sarà invece un pizzico più sofisticata, e forse per certi versi una citazione più appropriata per questa incarnazione di Sherlock Holmes. Si parla chiaramente del film di Barry Levinson del 1985, che in originale aveva in realtà un titolo molto affine a quello di questa nuova serie di Prime Video. Al centro del discorso c’è sempre un giovane Sherlock Holmes, che stavolta “frequenta” però l’Università di Oxford e non il Brompton College.
Ad ogni modo c’è da dire che questo concept è piuttosto convincente, in quanto permette agli autori di sbizzarrirsi su un universo narrativo ormai ben noto al grande pubblico rimanendo comunque originale, riservandosi la possibilità di sorprendere lo spettatore. “The Case of Missing Scrolls” è infatti un esordio molto ben costruito, equilibrato tra il mood à-la Guy Ritchie e le dinamiche young adult da Barry Levinson, che incoraggia lo spettatore a proseguire con la visione, anche aiutato da un rilascio in stile Netflix, che agevola il binge-watching.
NEMICI-AMICI
Parlando dell’elefante nella stanza, non si può non parlare del grande co-protagonista della serie. Il giovane Sherlock Holmes, messo in punizione dal fratello Mycroft e dal padre, dopo la “vacanza” in carcere, viene mandato a lavorare come inserviente all’Università di Oxford, dove fa la conoscenza del suo compagno di avventure: James Moriarty. Un bel colpo di scena, chiaramente prevedibile e telefonato, un’occasione che mai si sarebbero lasciati sfuggire gli autori, che però se ben sfruttata potrebbe regalare degli ottimi risvolti.
A dirla tutta, si inizia anche con il piede giusto, dato che la chimica tra Holmes (Hero Fiennes Tiffin) e Moriarty (Dónal Finn) è ben visibile e traspare in ogni scena in cui i due futuri acerrimi nemici condividono lo schermo. In più si aggiunge la piacevole new entry della principessa cinese Gulun Shou’an, che fornisce maggiore tridimensionalità al gruppo di protagonisti, fornendo anche spunti per un possibile triangolo amoroso che, in un prodotto tipicamente young adult, casca a fagiolo.
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Un avvio promettente per la serie che nell’headcanon di molti fan rappresenterà il prequel del fortunato franchise di Sherlock Holmes targato RDJ e Guy Ritchie, ma che potrebbe anche essere tranquillamente un’ottima serie finalmente senza splatter gratuito e parolacce per Prime Video.

