The Testaments 1×01 – Precious FlowersTEMPO DI LETTURA 7 min

09/04/2026
The Testaments 1x01 recensione: Agnes e Daisy in Precious Flowers
Recensione Serie TV The Testaments Stagione 1 Episodio 1 Precious Flowers Hulu

Uno spin-off che parla chiaramente a un pubblico più giovane e che, già dal pilot, sembra più interessato a costruire una nuova generazione di fan che a raccogliere davvero l’eredità di The Handmaid’s Tale.

Come già accaduto in passato con The Handmaid’s Tale, anche per The Testaments Hulu ha scelto di rilasciare insieme i primi tre episodi.
Una decisione che ha senso per più motivi, perché il solo pilot non basta davvero a giustificare l’hype attorno a un progetto del genere, perché il binge watching continua a funzionare e perché tre episodi su dieci sono già abbastanza per capire il tipo di serie che si ha davanti.
Eppure, anche limitandosi a questi primi 43 minuti, si può già avere un’idea piuttosto precisa della direzione scelta da Bruce Miller.
The Testaments ha infatti tutta l’impressione di essere una versione teen drama della serie madre.
E, come già sottolineato anche durante la puntata 5×32 di Spin-Off, è una cosa fondamentale da mettere a fuoco, perché cambia il tono, cambia il pubblico di riferimento e cambia anche il modo in cui questo spin-off sequel va giudicato. Non è un semplice prolungamento di The Handmaid’s Tale, e probabilmente non vuole nemmeno esserlo.
È un prodotto che sembra pensato per un’utenza più giovane, più facilmente agganciabile a un racconto di formazione ambientato dentro Gilead, con il contesto della serie madre usato come base mitologica e con qualche apparizione strategica, a partire da Elisabeth Moss, utile soprattutto a trascinare dentro una fetta del pubblico storico.
Non a caso il pilot si apre addirittura con alcune righe che spiegano a grandi linee cosa sia Gilead, segno chiarissimo del fatto che Hulu stia cercando di allargare il bacino e non solo di soddisfare chi ha seguito tutto il percorso di June Osborne.

UNO SPIN-OFF CHE CAMBIA PUBBLICO E CAMBIA TONO


Il cuore narrativo del pilot è piuttosto semplice.
Agnes e le altre ragazze stanno per diventare delle vere donne e, come tali, vengono educate per diventare future mogli dei comandanti.
La vera variante rispetto a The Handmaid’s Tale è l’introduzione delle cosiddette Pearl, ragazze provenienti dall’esterno di Gilead che vengono inserite in questo percorso di educazione ideologica e sociale.
Ed è proprio qui che entra in scena Daisy, ragazza canadese di Toronto che fatalmente finisce sotto la tutela di Agnes, cioè Hannah Bankole con il nuovo nome di Agnes MacKenzie.
Il legame con June Osborne è quindi chiarissimo, quasi programmatico, e viene reso ancora più esplicito dal finale dell’episodio, dove Elisabeth Moss compare in una maniera che, onestamente, poteva anche essere evitata.
Il pilot, in questo senso, è persino troppo trasparente.
Dice già allo spettatore dove vuole andare.
Lo dice tramite il collegamento tra Daisy e June, lo dice tramite la voce off di Chase Infiniti e lo dice anche nei primi secondi, quando fa intuire che ci sarà una nuova rivoluzione a Gilead e che Agnes e le sue amiche avranno un ruolo centrale in questo processo.
Il problema è che questa trasparenza rende la trama piuttosto blanda e già scritta.
Non c’è davvero il senso di un mistero o di una scoperta progressiva.
C’è piuttosto la sensazione di assistere a una storia il cui scopo è dare una forma di chiusura a chi dalla serie madre voleva ancora alcune risposte, ma soprattutto catturare una nuova generazione di spettatori.
Ed è proprio qui che The Testaments si mostra per ciò che sembra essere: non il seguito naturale di The Handmaid’s Tale, ma un prodotto derivato che usa quell’universo per costruire un linguaggio più accessibile, più adolescenziale e più facilmente serializzabile secondo logiche da piattaforma.
In questo senso non è un caso che Recenserie avesse già raccontato sia il casting della protagonista Chase Infiniti sia il ritorno di Elisabeth Moss nel debutto.

CHASE INFINITI REGGE IL PILOT, MA IL RESTO DEL CAST NON È ANCORA ALL’ALTEZZA


Le note positive e quelle negative del pilot si contrappongono quasi perfettamente. Da un lato c’è un’ottima Chase Infiniti, che riesce a sorreggere sulle proprie spalle una parte importante dello show esattamente come “la madre” faceva in The Handmaid’s Tale. Ha presenza, ha centralità e soprattutto ha quella capacità di attirare l’occhio dello spettatore che serve disperatamente a un progetto del genere.
Dall’altro lato, però, emerge una recitazione non proprio all’altezza da parte di molte delle altre attrici coinvolte. Le nuove “Zia Lydia”, cioè Aunt Vidala, Aunt Estee e Aunt Gabbana, non hanno la forza scenica necessaria per incidere davvero in questo pilot. E lo stesso vale per buona parte delle coetanee di Agnes. A eccezione di Rowan Blanchard, già vista altrove e chiaramente più strutturata, il resto del gruppo mostra ancora una fragilità recitativa che si nota parecchio.
Il risultato è un pilot che si regge su pochi volti forti e su molte presenze ancora acerbe.
Anche il ritorno di Ann Dowd come Zia Lydia lascia una sensazione ambigua.
Certo, il personaggio torna con il peso simbolico accumulato negli anni, addirittura con una statua di bronzo a celebrarne il ruolo dentro Gilead, ma in questo primo episodio sembra quasi una versione più annacquata di quella che le valse l’Emmy nel 2017.
È centellinata, è meno incisiva e soprattutto non trasmette ancora quella centralità drammatica che il pubblico associa automaticamente al personaggio.
Può darsi che tutto questo venga ribilanciato nelle prossime puntate, ma il punto è che Bruce Miller ha scelto di mostrare proprio questo nel pilot, e quindi è questo che va giudicato.
E quello che emerge è un cast molto disomogeneo, in cui il peso emotivo del progetto viene sostenuto da troppo poche interpreti rispetto a quanto sarebbe necessario.

UNA STORIA GIÀ SCRITTA, UTILE A HULU PIÙ CHE AI FAN DELLA SERIE MADRE


Alla fine, il vero nodo del pilot è tutto qu: The Testaments sa già dove vuole arrivare e non fa nulla per nasconderlo. Anzi. Questo, da un lato, può persino funzionare per chi cerca un racconto più lineare, più immediato e meno opaco di The Handmaid’s Tale. Dall’altro, però, toglie mordente a un progetto che avrebbe avuto bisogno di una partenza più forte, più audace e soprattutto meno dipendente dall’eredità della serie madre.
L’impressione è che tutto serva a Hulu per intercettare un pubblico diverso e più giovane, lasciando alla comparsata di Elisabeth Moss e ai riferimenti a June il compito di rassicurare i fan storici.
Ma questi ultimi, a conti fatti, potrebbero anche tranquillamente evitare la visione.
Perché ciò che The Testaments promette qui non è davvero un approfondimento necessario di quell’universo, quanto piuttosto una nuova serialità ambientata a Gilead con codici più semplici, più giovani e molto più leggibili in chiave teen.
Il pilot non è un disastro, e anzi ha abbastanza elementi per garantirsi una sufficienza.
Però non ha quasi nulla che faccia pensare a un progetto davvero indispensabile.
E soprattutto non ha ancora quella forza capace di giustificare da sola l’hype che inevitabilmente circonda ogni nuova estensione del mondo di The Handmaid’s Tale.
Per ora resta un avvio ordinato, abbastanza chiaro, persino coerente nelle proprie intenzioni.
Ma è anche un avvio che lascia una sensazione netta: questa non è più la serie madre, e non vuole nemmeno esserlo.
Per chi arriva da The Handmaid’s Tale 6×10, che preparava esplicitamente il terreno allo spin-off, la differenza di target e di tono è ancora più evidente.

THUMBS UP 👍

  • Chase Infiniti regge il pilot con presenza e centralità
  • Il target teen drama è chiaro e coerente con la strategia di Hulu
  • Il contesto di Gilead resta abbastanza forte da sostenere l’interesse iniziale

THUMBS DOWN 👎

  • Molte interpreti del cast giovane non sembrano ancora all’altezza
  • Ann Dowd appare troppo annacquata rispetto al peso del personaggio
  • La trama del pilot è blanda e già molto prevedibile
  • Il ritorno di Elisabeth Moss sembra più un richiamo promozionale che una vera necessità narrativa
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

Un pilot sufficiente, abbastanza chiaro nelle sue intenzioni e coerente con la volontà di Hulu di costruire uno spin-off per un pubblico più giovane. Però la trama è già molto scritta, il cast è disomogeneo e la sensazione dominante è che The Testaments serva più alla piattaforma che ai fan storici di The Handmaid’s Tale.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Federico Salata

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

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