Backrooms e Obsession stanno facendo qualcosa di più interessante del semplice “vincere il weekend”: stanno mostrando a Hollywood che il pubblico giovane non è sparito dalle sale, ma pretende film capaci di parlare davvero il suo linguaggio. Il primo, prodotto da A24/Chernin e diretto da Kane Parsons, ha incassato 38,4 milioni di dollari nel primo giorno/previews e viaggia verso un’apertura domestica tra 85 e 90 milioni. Il secondo, horror romantico di Curry Barker distribuito da Focus Features, continua invece una corsa ancora più anomala: nel terzo weekend cresce ancora, arrivando a circa 28,5 milioni.
Il paragone inevitabile è con The Mandalorian and Grogu. Il film di Star Wars aveva aperto con 33,7 milioni nel primo giorno e 81,6 milioni nel weekend domestico, sostenuto da una campagna Disney gigantesca e da una delle IP più riconoscibili al mondo. Backrooms, invece, arriva da un immaginario nato su internet e da una campagna molto più mirata. Il risultato è scomodo da ignorare: almeno in questo weekend, una creepypasta diventata film sta performando meglio di Star Wars.
PERCHÉ IL SUCCESSO DI BACKROOMS E OBSESSION È UNA RIVOLUZIONE YOUTUBE
Il punto non è solo che Backrooms stia facendo numeri enormi per A24. Il punto è che Backrooms e Obsession stanno raccontando la stessa cosa da due angolazioni diverse: il pubblico tra adolescenza e vent’anni torna in sala se percepisce un film come “suo”. Non necessariamente perché è parte di un franchise storico, ma perché nasce da codici, paure, estetiche e creator che quel pubblico riconosce prima ancora che Hollywood li impacchetti.
Backrooms è il caso più spettacolare: un’IP horror nata online, cresciuta tra video, creepypasta e fandom digitali, trasformata in evento cinematografico. Il suo CinemaScore è un B-, quindi non si parla nemmeno di consenso unanime. Eppure il film sta generando un comportamento da fanbase vera: discussione, divisione, ripetizione, voglia di esserci. È il tipo di film che può essere criticato e contemporaneamente rivisto, proprio perché il rapporto con la community non è passivo.
Obsession, invece, sta facendo una cosa ancora più rara: crescere weekend dopo weekend. Dopo un secondo fine settimana già in aumento, il film di Curry Barker sale ancora nel terzo, con una performance che lo porta oltre i 100 milioni domestici. È un andamento quasi alieno per una wide release moderna, soprattutto in un mercato abituato a film che aprono forte e poi collassano rapidamente. Qui il passaparola non sta semplicemente reggendo: sta alimentando la corsa.
La cosa che rende il weekend ancora più rilevante è che né Backrooms né Obsession hanno bisogno di appoggiarsi agli IMAX per sembrare eventi. Il primo beneficia di alcune PLF, ma la forza vera arriva dal pubblico giovane: 18-24 come segmento centrale, under 35 enormemente dominanti e un’energia social che non sembra costruita a tavolino. In parallelo, Obsession continua a comportarsi come un fenomeno da passaparola puro, capace di allargarsi invece di bruciarsi nel weekend di apertura.
Il rischio, ora, è che Hollywood impari la lezione sbagliata. La risposta pigra sarebbe: “compriamo più creepypasta, prendiamo più YouTuber, mettiamo due neon e facciamo horror low budget”. Ma il punto non è copiare la superficie. Il punto è capire perché questi due film funzionano: perché non trattano internet come un archivio di meme da sfruttare, ma come un linguaggio narrativo e comunitario da tradurre in esperienza collettiva da sala.
Per A24, il risultato di Backrooms è storico: lo studio passa da marchio cool e autoriale a player capace di aprire come un blockbuster senza comportarsi da blockbuster tradizionale. Per Focus Features, la tenuta di Obsession è altrettanto impressionante, perché dimostra che un film horror non-franchise può crescere grazie a identità, curiosità e conversazione. Per Disney e Star Wars, invece, il confronto con The Mandalorian and Grogu è un promemoria abbastanza duro: il brand conta, ma non basta più a generare automaticamente urgenza.
Questo weekend, quindi, non parla solo di due successi horror. Parla di un cambio di baricentro: il cinema commerciale può ancora sorprendere, ma forse deve smettere di cercare i giovani solo dentro franchise vecchi di decenni. Backrooms e Obsession dimostrano che l’evento può nascere anche da spazi più strani, più digitali, più sporchi e meno controllabili. E, guarda caso, proprio lì il pubblico sembra divertirsi di più.
Fonte: Fonte: dati box office, confronto con “The Mandalorian and Grogu” e analisi del weekend riportati da TheWrap. Ulteriori dettagli sul fenomeno “Backrooms” e il primo giorno da 38 milioni riportati da The Verge.

