
Un pilot Netflix con un incipit fortissimo e un finale intrigante, ma frenato da ritmo lento, personaggi secondari inutili e reazioni troppo poco credibili.
Human Vapor arriva su Netflix come reboot seriale dell’omonimo film giapponese del 1960, riprendendo un’idea di base tanto semplice quanto potenzialmente fortissima: un uomo capace di trasformarsi in vapore e uccidere le proprie vittime dall’interno. Un concept che, nelle mani di Yeon Sang-ho, inevitabilmente alza le aspettative. Perché il nome dietro a progetti come Hellbound, Kiseiju – La Zona Grigia e Colony – Gun-Che porta con sé una promessa precisa: prendere un’idea di genere e usarla per dire qualcosa di più sul mondo che la circonda.
Il primo episodio, “The Interview”, parte anche bene. Molto bene, in realtà. Una persona muore in diretta televisiva durante un’intervista, viene fatta levitare nello studio e poi implode/esplode davanti a tutti, in una scena iniziale abbastanza forte da catturare immediatamente l’attenzione. A questo si aggiunge l’idea più interessante del pilot: il killer non vuole solo uccidere, vuole essere ascoltato. Manda un’intervista alle principali testate giornalistiche giapponesi e promette di rispondere alle domande soltanto a chi avrà il coraggio, o l’incoscienza, di pubblicarla.
È un incipit intelligente perché mette subito insieme thriller, fantascienza e ricatto mediatico. Il problema è che Human Vapor sembra avere chiarissima la propria partenza e abbastanza chiara la propria chiusura, ma tutto ciò che sta in mezzo funziona decisamente meno. Il voto è una sufficienza, ma più per il potenziale che per la reale tenuta dell’episodio.
UN INCIPIT CHE HA TUTTO PER FUNZIONARE
La cosa migliore di “The Interview” è senza dubbio l’apertura. L’omicidio in diretta televisiva ha il giusto impatto, il giusto livello di assurdità e una componente visiva sufficientemente disturbante da rendere subito riconoscibile il mondo della serie. Non c’è bisogno di grandi spiegazioni: un uomo è seduto in uno studio televisivo, qualcosa di invisibile o gassoso lo invade, il corpo inizia a comportarsi in modo impossibile e nel giro di pochi istanti l’intervista si trasforma in un massacro.
Da lì, Human Vapor potrebbe aprire tantissime strade interessanti. La paura pubblica, la responsabilità dei media, il dilemma delle testate giornalistiche che devono decidere se pubblicare o meno il messaggio di un assassino, la possibilità che il killer stia manipolando l’opinione pubblica tanto quanto le sue vittime. Tutto questo, sulla carta, è ottimo materiale narrativo.
Anche il personaggio della giornalista Kyoko funziona come punto d’ingresso perché si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma allo stesso tempo è esattamente il tipo di figura che può trasformare un trauma in occasione professionale. Accanto a lei c’è Kenji, detective sospeso che rientra nell’indagine dopo l’omicidio impossibile. Due archetipi non nuovi, certo, ma sufficientemente solidi per sostenere un pilot di questo tipo.
Il vero problema è che, dopo aver acceso la miccia, la serie sembra quasi avere paura di farla esplodere davvero. L’episodio si prende molto tempo per far muovere i personaggi, ma non abbastanza per farli diventare interessanti. E quando il motore narrativo dovrebbe accelerare, Human Vapor preferisce spiegare, ribadire, aspettare.
IL CENTRO DELL’EPISODIO È TROPPO LENTO
Dopo l’ottimo incipit, la parte centrale di “The Interview” diventa il punto più debole dell’episodio. Il ritmo cala in modo netto e la serie inizia a muoversi dentro una zona piuttosto didascalica, dove l’indagine procede senza particolare tensione e i personaggi secondari sembrano esistere più per occupare spazio che per aggiungere qualcosa di davvero utile.
Il problema non è la lentezza in sé. Un thriller può anche permettersi di rallentare, soprattutto se sta costruendo atmosfera, paranoia o ambiguità. Il problema è che qui la lentezza non produce abbastanza inquietudine. Non aumenta il senso di minaccia, non approfondisce davvero i personaggi, non trasforma il mistero in qualcosa di più disturbante. Semplicemente allunga il percorso tra una buona idea iniziale e una buona idea finale.
I personaggi secondari, almeno in questo primo episodio, sono quasi tutti sacrificabili. Nessuno lascia davvero il segno, nessuno sembra avere una funzione abbastanza forte da complicare la vicenda, e anche attorno ai protagonisti manca un ecosistema credibile. Il detective sospeso e la giornalista traumatizzata/interessata all’esclusiva sono due figure potenzialmente efficaci, ma la sceneggiatura per ora le usa in modo molto funzionale, senza dare loro abbastanza spessore.
È un peccato perché il contesto avrebbe potuto reggere molto di più. Una redazione giornalistica davanti a un killer che impone la pubblicazione del proprio messaggio è un’idea fortissima. Una polizia costretta a indagare su un crimine che sfida la fisica è un’altra idea fortissima. Ma Human Vapor non sembra ancora voler affondare davvero in nessuna delle due direzioni.
NESSUNO SI CHIEDE PERCHÉ UN UOMO ABBIA APPENA LEVITATO?
Il difetto più grave del pilot, però, è un altro: le reazioni dei personaggi all’evento impossibile sono troppo deboli. E qui non si tratta di fare i pignoli. Se una serie decide di ambientare una vicenda fantastica dentro un mondo apparentemente realistico, allora quel mondo deve reagire in modo realistico all’irruzione dell’assurdo.
In Human Vapor, invece, una persona levita in uno studio televisivo, viene invasa da qualcosa di non naturale e muore in modo impossibile, ma nessuno sembra davvero porsi la domanda più ovvia: che cosa è appena successo? Non si pretende che tutti gridino subito al superpotere, al fantasma o all’esperimento scientifico, ma almeno un minimo di incredulità, panico o ragionamento sul fatto che l’evento sia chiaramente oltre il normale sarebbe necessario.
È qui che il pilot perde credibilità. Non perché ci sia un uomo fatto di vapore, quello è il patto narrativo e va benissimo. Il problema è che i personaggi sembrano non accorgersi abbastanza della portata di ciò che hanno visto. E quando poi il finale esplicita ulteriormente la natura del killer, l’effetto sorpresa risulta inevitabilmente indebolito. Perché lo spettatore ci era già arrivato. Anzi, era praticamente impossibile non arrivarci.
Questo tipo di scrittura può forse funzionare meglio dentro una sensibilità narrativa giapponese-coreana, più disposta ad accettare certi passaggi senza pretendere ogni volta una reazione iper-realistica. Ma per un pubblico occidentale, abituato a un thriller che deve quantomeno fingere di interrogarsi sulle proprie assurdità, la cosa rischia di diventare un ostacolo. Non rovina del tutto l’episodio, ma costringe a chiudere più di un occhio.
UN SAVE DI FIDUCIA, NON DI ENTUSIASMO
Il finale rialza parzialmente l’attenzione e lascia abbastanza curiosità per continuare. Il fatto che il killer si esponga, che il suo corpo diventi davvero parte del mistero e che dietro tutto sembri esserci qualcosa di più grande permette a Human Vapor di chiudere il pilot con una promessa ancora viva. Il problema è che la promessa, da sola, non basta a rendere “The Interview” un grande primo episodio.
C’è un buon incipit, c’è un’idea mediatica interessante, c’è un concept sci-fi che potrebbe regalare immagini potenti e c’è la firma di un autore da cui è legittimo aspettarsi molto. Ma c’è anche una parte centrale lenta, una scrittura troppo esplicativa, personaggi secondari inutili e una gestione dell’evento soprannaturale che non regge fino in fondo.
La sufficienza arriva quindi più per quello che Human Vapor potrebbe diventare che per quello che ha già dimostrato di essere. Il pilot incuriosisce, ma non travolge. Colpisce all’inizio, si trascina al centro e poi prova a rimettersi in piedi nel finale. Un andamento non disastroso, ma nemmeno particolarmente esaltante.
Da Yeon Sang-ho era lecito aspettarsi un primo episodio più affilato, più disturbante e soprattutto più consapevole del proprio assurdo. Per ora, Human Vapor è una serie con un’ottima premessa e un’esecuzione solo parziale. Abbastanza per continuare, non abbastanza per applaudire.
THUMBS UP 👍
- Incipit molto forte con l’omicidio in diretta televisiva
- L’idea del killer che ricatta le testate giornalistiche è intrigante
- Il concept dell’uomo-vapore ha un potenziale evidente
- Il finale riaccende la curiosità per il mistero
THUMBS DOWN 👎
- La parte centrale è lenta e troppo didascalica
- I personaggi secondari sono inutili o poco caratterizzati
- Le reazioni all’evento soprannaturale sono troppo poco credibili
- Da Yeon Sang-ho era lecito aspettarsi un pilot più incisivo






