The Westies 1×01 – 1×02 – The Troubles – The HoudiniTEMPO DI LETTURA 6 min

The Westies 1x01-1x02 recensione: JK Simmons nei panni di Eamon Sweeney
Recensione Serie TVThe Westies Stagione 1 Episodio 1-2 The Troubles - The Houdini MGM+

I primi due episodi di The Westies introducono un crime drama solido, ben interpretato e capace di costruire con efficacia la guerra tra mafia irlandese e Gambino nella New York degli anni Ottanta.

Dopo aver raccontato per quattro stagioni l’ascesa e il declino di Bumpy Johnson in Godfather Of Harlem, Chris Brancato torna a esplorare la criminalità organizzata nella New York del secolo scorso, spostando però lo sguardo dalla Harlem degli anni Sessanta alla Hell’s Kitchen degli anni Ottanta. Il cambio di epoca porta con sé anche un cambio di prospettiva: The Westies abbandona il racconto di una figura realmente esistita per concentrarsi su una guerra di potere più corale, quella tra la gang irlandese dei Westies e la famiglia Gambino. Le coordinate narrative restano quelle care allo sceneggiatore – equilibri criminali precari, lealtà messe continuamente alla prova e personaggi costretti a scegliere tra affetti e sopravvivenza – ma la nuova serie MGM+ trova fin da subito una propria identità, costruendo un crime drama dal ritmo sostenuto, capace di alternare brutalità, ironia nera e un cast assolutamente di livello.

GODFATHER OF HELL’S KITCHEN


E proprio su questo equilibrio instabile, “The Troubles” costruisce il proprio impianto narrativo. Chris Brancato e Michael Panes evitano di perdere tempo in lunghe introduzioni e gettano immediatamente lo spettatore nel cuore del conflitto, presentando una gerarchia criminale già consolidata e rapporti personali complessi che emergono attraverso le azioni più che tramite spiegazioni didascaliche.
Al centro della storia c’è Eamon Sweeney, interpretato da uno straordinario J.K. Simmons, boss dei Westies costretto continuamente a bilanciare diplomazia e brutalità. Simmons domina la scena con una naturalezza impressionante, trasformando Eamon in una figura che incute timore senza mai alzare inutilmente la voce. Ogni sua decisione sembra nascere da un ragionamento pragmatico, ma dietro quella calma apparente si percepisce costantemente la possibilità di un’esplosione di violenza.
Accanto a lui emerge subito Jimmy Roarke, interpretato da Tom Brittney, probabilmente il vero protagonista emotivo della serie. Jimmy rappresenta la classica figura del braccio destro fedele, ma gli autori gli conferiscono una sensibilità che lo distingue dal tipico gangster del genere. È l’uomo costretto continuamente a rimediare agli errori degli altri, schiacciato tra la lealtà verso il proprio boss e l’affetto per l’amico Mickey Flanagan.
Ed è proprio Mickey il detonatore dell’intera vicenda. Appena uscito da un istituto psichiatrico, Mickey è una mina vagante incapace di controllare il proprio istinto. Ogni sua decisione trascina l’organizzazione sempre più vicino al punto di non ritorno e tutte le conseguenze che ne derivano sono il frutto della sua imprevedibilità, ma anche dell’incapacità di Jimmy di recidere definitivamente quel legame fraterno che li unisce.

PAZZI SCATENATI


Il secondo episodio, “The Houdini”, cambia parzialmente registro senza perdere coerenza narrativa. Se il pilot costruisce un classico racconto mafioso fatto di tensioni e trattative, la puntata successiva assume quasi i contorni di una dark comedy criminale.
L’idea di utilizzare la mano mozzata di Vincent per disseminarne le impronte digitali durante una serie di rapine rappresenta probabilmente il momento più grottesco di questa doppia premiere. Una trovata che sulla carta potrebbe apparire eccessiva, ma che la serie riesce a rendere sorprendentemente credibile grazie al tono scelto dagli autori. Il viaggio verso Boston diventa così una lunga sequenza di errori, improvvisazioni e decisioni sempre più fallimentari, ricordando a tratti le commedie criminali britanniche di Guy Ritchie, senza però trasformare completamente The Westies in qualcosa di diverso dal crime drama che vuole essere.
Il problema è che proprio questa componente più ironica rischia, in alcuni momenti, di sbilanciare leggermente il tono generale della serie. Il passaggio dalla tensione cupa del primo episodio al caos quasi grottesco del secondo potrebbe risultare brusco per una parte del pubblico, anche se la scrittura riesce comunque a mantenere credibili le conseguenze di ogni singolo errore.

UN BEL CAST CORALE


La forza della serie, almeno in questa fase iniziale, risiede soprattutto nei personaggi secondari, che non vengono mai trattati come semplici comparse. Titus Welliver (l’uomo in nero di Lost e Bosch) offre una prova estremamente convincente nei panni del detective corrotto Glenn Keenan, uomo costretto a muoversi contemporaneamente tra FBI, polizia e criminalità organizzata. La sua storyline promette sviluppi particolarmente interessanti grazie anche al coinvolgimento del figlio Danny, elemento destinato inevitabilmente a complicare ulteriormente la sua doppia vita.
Parallelamente prende forma anche la vicenda di Bridget Walsh, interpretata da Sarah Bolger (Mayans MC, Into The Badlands), il cui passato nell’IRA introduce una linea narrativa che amplia il respiro della serie ben oltre il semplice conflitto tra mafia irlandese e mafia italiana.
Anche il fronte italiano viene costruito con intelligenza grazie all’ingresso in scena di John Gotti. La scelta di non trasformarlo immediatamente in una macchina di violenza funziona particolarmente bene: il Gotti interpretato da Hamish Allan-Headley appare lucido, paziente e soprattutto estremamente intelligente. Comprende quasi subito che la messinscena organizzata dai Westies è poco credibile, evitando così uno dei cliché più abusati del genere, ovvero antagonisti incapaci di cogliere l’evidenza pur di allungare artificialmente la narrazione.

SANGUE, FAMIGLIA E TRADIMENTI


Dal punto di vista tecnico, The Westies convince soprattutto per la ricostruzione dell’epoca. Hell’s Kitchen restituisce costantemente una sensazione di sporco, degrado e autenticità che contribuisce a immergere completamente lo spettatore nell’atmosfera della New York degli anni Ottanta. La fotografia dai toni freddi e desaturati accompagna perfettamente una narrazione che alterna momenti di estrema violenza a improvvisi lampi di ironia nera.
Naturalmente non tutto funziona alla perfezione. Alcuni archetipi risultano piuttosto familiari e diversi sviluppi sono facilmente prevedibili già dopo pochi minuti. È evidente fin dall’inizio che il piano escogitato da Jimmy sia destinato a fallire, così come appare inevitabile che Mickey finisca per compromettere ogni tentativo di salvare la situazione. La serie non cerca realmente di sorprendere attraverso i colpi di scena, quanto piuttosto attraverso il modo in cui lascia esplodere progressivamente il caos.
Più che raccontare una guerra tra due organizzazioni criminali, The Westies sembra interessata a esplorare rapporti familiari, amicizie tossiche, fedeltà assolute e legami destinati inevitabilmente a spezzarsi. Il conflitto tra irlandesi e italiani, invece, rappresenta soltanto il contesto entro cui questi personaggi cercano disperatamente di sopravvivere ai propri errori. Questa premiere doppia svolge perfettamente il proprio compito: introduce un cast ricco di personalità, costruisce un conflitto credibile e lascia intravedere numerose direzioni narrative senza dare l’impressione di voler accelerare artificialmente gli eventi. Non reinventa il crime drama, ma dimostra fin da subito di conoscere molto bene le regole del genere e di saperle mettere al servizio di personaggi convincenti e interpretazioni di altissimo livello.

THUMBS UP 👍

  • J.K. Simmons domina la scena con il suo Eamon Sweeney
  • Il rapporto fraterno tra Jimmy e Mickey, cuore emotivo della serie
  • Atmosfera anni ’80 convincente e ottima ricostruzione di Hell’s Kitchen
  • La guerra tra irlandesi e Gambino viene costruita con tensione sempre crescente
  • Cast corale molto solido

THUMBS DOWN 👎

  • Alcuni sviluppi risultano prevedibili per chi conosce il genere
  • Il secondo episodio vira verso un tono quasi da dark comedy che può spiazzare
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

L’impressione è che il vero spettacolo debba ancora cominciare, ma i primi due episodi forniscono basi più che solide per una serie che potrebbe ritagliarsi uno spazio importante tra i migliori gangster drama televisivi degli ultimi anni.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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