
Due episodi piacevoli e ben recitati che approfondiscono le fragilità dei protagonisti ma rallentano proprio quando la stagione dovrebbe iniziare a mordere.
Arrivati oltre la metà della stagione, Beef sembra decidere volontariamente di abbassare i giri del motore. Dopo una prima parte che aveva introdotto con efficacia il nuovo cast e una faida completamente diversa rispetto alla prima stagione, e dopo due episodi capaci di ribaltare gli equilibri tra le coppie protagoniste, “I Am Killing My Flesh Without It” e “Those Blue Remembered Hills” scelgono una strada più riflessiva.
Una scelta che non è necessariamente un male dato che le premesse rimangono solide: la scrittura di Lee Sung Jin continua a essere intelligente, la recitazione del cast resta di altissimo livello e la capacità della serie di passare dalla commedia nera al dramma nel giro di pochi minuti non è certo scomparsa. Il problema è che queste due puntate sembrano più interessate a sistemare le pedine che a farle realmente scontrare, quasi come se si fosse di fronte a due episodi che potevano anche essere riassunti in uno ma, per questioni di “volumi”, sono stati divisi in due.
Il risultato è quindi una doppietta piacevole, a tratti anche emotivamente riuscita, ma dalla quale si esce senza quella particolare sensazione di disagio, sorpresa e/o curiosità che aveva accompagnato i momenti migliori di questa prima parte della seconda stagione.
LA FAMIGERATA RELAZIONE CAUSA-EFFETTO
“I Am Killing My Flesh Without It” possiede comunque un’intuizione piuttosto efficace: mostrare ancora una volta come le piccole vendette dei protagonisti abbiano conseguenze molto più grandi di quelle previste. Ashley entra nella casa di Josh e Lindsay principalmente per provocare, ma nel farlo lascia accidentalmente una porta aperta permettendo a Burberry di scappare. E da qui la successiva ricerca del cane diventa il vero Macguffin dell’episodio.
Quello che inizialmente sembra l’ennesimo inconveniente assurdo in perfetto stile Beef assume progressivamente toni molto più cupi, fino all’attacco del coyote e alla morte del cane. Ed è proprio qui che la serie recupera uno dei suoi temi fondamentali: nessuno riesce realmente a controllare le conseguenze della propria rabbia e delle proprie azioni.
Ovviamente Ashley non voleva uccidere il cane, e proprio per questo la sua morte funziona come rappresentazione molto semplice dell’escalation che Beef racconta fin dalla prima stagione: si compie un gesto apparentemente piccolo per ferire qualcuno e, qualche passaggio dopo, ci si ritrova davanti a qualcosa di irreparabile, impronosticabile ma soprattutto doloroso.
Funzionano soprattutto Oscar Isaac e Carey Mulligan, ma se la si vuole dire proprio tutta, Lindsay e Ashley insieme sono la parte più interessante di un episodio che tutto sommato non era necessario ma che nell’insieme serve a peggiorare la relazione tra i due coniugi. La disperazione di Josh e Lindsay davanti alla perdita di Burberry permette alla serie di scalfire nuovamente la corazza di una coppia che passa gran parte del proprio tempo a ferirsi reciprocamente. Nel dolore i due ritrovano paradossalmente una delle poche cose che li univa davvero.
È una buona idea e viene gestita con sensibilità, anche se l’episodio nel complesso rimane meno incisivo di quanto l’evento centrale potrebbe far pensare. La morte di Burberry colpisce, ma tutto ciò che le gira intorno ha soprattutto la funzione di accompagnare i protagonisti verso la fase successiva della storia.
UNA TREGUA CHE NON PUÒ E NON DEVE DURARE
Se si vuole additare qualcosa a questa seconda stagione, si può puntare sul fatto di essere di fronte ad un’annata in cui l’escalation della faida tra coppie è piuttosto ridimensionata. E nella gestione della stagione, la sensazione di pausa diventa ancora più evidente con “Those Blue Remembered Hills”, probabilmente uno degli episodi più lenti finora. Dopo l’accumulo di tensioni delle puntate precedenti, improvvisamente Beef concede ai propri personaggi qualcosa che assomiglia pericolosamente alla pace.
Josh e Austin, che sulla carta dovrebbero trovarsi su due lati opposti del conflitto, iniziano addirittura a sviluppare una particolare forma di complicità. La sessione di fisioterapia apre una porta che fino a quel momento sembrava completamente chiusa e culmina nell’esperienza psichedelica di Josh. È uno dei momenti più strani dell’episodio che ha come fine ultimo quello di dare tridimensionalità al character di Josh tramite la visione della madre defunta, trasformando quella che poteva essere soltanto l’ennesima gag assurda in un ulteriore tassello della sua fragilità. Dietro l’arroganza, il bisogno di controllo e l’insoddisfazione rimane un uomo continuamente alla ricerca di qualcosa che possa finalmente farlo sentire completo.
Il rapporto con Austin funziona proprio perché i due, nonostante le enormi differenze, condividono una certa incapacità di capire quale debba essere il proprio posto nel mondo. Josh ha già costruito la vita che pensava di volere e ne è profondamente insoddisfatto; Austin non ha ancora capito quale vita voglia costruire. Metterli insieme permette alla serie di far dialogare due generazioni senza trasformare il confronto in una semplice contrapposizione. Rimane comunque molto viva la dubbia necessità di avere una sessione di fisioterapia tra i due.
Qualcosa di simile accade anche dall’altra parte della barricata con Lee Sung Jin che prende e riassembla le coppie. Come già scritto sopra, più che il duo Josh/Austin è la coppia Lindsay/Ashley a tenere vivo l’interesse dato che trovano il tempo per costruire tra loro una connessione sorprendentemente credibile.
Lindsay abbassa momentaneamente le difese e finisce addirittura per offrire ad Ashley qualche consiglio sulla sua relazione. Non significa che il conflitto sia improvvisamente scomparso, quanto piuttosto che Beef continua a essere molto bravo nel dimostrare quanto i propri personaggi siano più simili di quanto siano disposti ad ammettere. Entrambe vivono infatti relazioni nelle quali la paura di perdere qualcosa pesa spesso più della felicità derivante dall’averla.
DUE BUONE PUNTATE CHE NON LASCIANO IL SEGNO
Sia “I Am Killing My Flesh Without It” che “Those Blue Remembered Hills” mantengono intatta quell’alternanza tra umorismo, disagio e malinconia che caratterizza Beef. Semplicemente hanno entrambi il grosso problema di non avere molte cose che accadono per renderli realmente memorabili. Beef dà il meglio quando una situazione apparentemente innocua comincia a degenerare e ogni personaggio prende la decisione peggiore possibile convinto che sia quella giusta. In questi due episodi, invece, la serie sembra quasi concedersi una lunga pausa prima dell’inevitabile nuova escalation.
C’è anche una certa eleganza nel farlo: dopo quattro episodi dominati dalla costruzione e dalla progressiva esplosione della faida, un momento di quiete permette ai protagonisti di respirare e allo spettatore di capire meglio che cosa rischiano di perdere. Ma la qualità tecnica e attoriale non basta a trasformare due episodi di raccordo in due grandi episodi.
Il risultato rimane comunque più che dignitoso. Oscar Isaac e Carey Mulligan continuano a dimostrare quanto sia stata azzeccata la scelta di affidare loro Josh e Lindsay, Charles Melton trova sempre più spazio per rendere Austin qualcosa di più del semplice fidanzato di Ashley e Cailee Spaeny continua a rappresentare perfettamente quella miscela di insicurezza, ambizione e impulsività che rende il suo personaggio così pericoloso.
Si arriva quindi agli ultimi due episodi senza aver perso interesse, ma anche senza quell’urgenza di premere immediatamente “play” che una serie come Beef dovrebbe provocare. Piacevoli, intelligenti e perfettamente guardabili, ma niente di più. Per ora basta un save, con la speranza che il finale utilizzi tutta questa calma soltanto per preparare una nuova e inevitabile esplosione.
THUMBS UP 👍
- Oscar Isaac e Carey Mulligan rendono molto bene il dolore di Josh e Lindsay
- La morte di Burberry mostra efficacemente le conseguenze imprevedibili della faida
- Il rapporto tra Josh e Austin offre una dinamica nuova e interessante
- La temporanea complicità tra Lindsay e Ashley approfondisce bene le similitudini tra i personaggi
THUMBS DOWN 👎
- Il ritmo rallenta sensibilmente rispetto agli episodi precedenti
- Due puntate piacevoli ma con pochi momenti realmente memorabili
- La sensazione generale è quella di trovarsi davanti a episodi di raccordo in attesa del finale
UNA TREGUA CHE NON PUÒ E NON DEVE DURARE






