
Danny Boyle trasforma la nascita del Sun in un vortice punk sul potere dell'informazione, tra entusiasmo, compromessi morali e inquietanti echi contemporanei.
Sinossi
Nel 1969 Rupert Murdoch e Larry Lamb lanciano una nuova versione del Sun con un’idea radicale di giornalismo: dare ai lettori ciò che vogliono. Un gruppo di visionari e outsider trasforma così un quotidiano in difficoltà in un fenomeno capace di cambiare per sempre il mondo dell’informazione.
Sul finire degli anni Sessanta, Rupert Murdoch incontra a Londra Larry Lamb, giornalista proveniente dal Daily Mirror. Il magnate australiano ha appena acquisito il Sun e cerca qualcuno disposto a trasformare un quotidiano in difficoltà in qualcosa che il giornalismo britannico non ha ancora visto. Da questa premessa parte Ink, nuovo film di Danny Boyle e film d’apertura ufficiale dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, presentato in prima mondiale e in concorso per il Leone d’Oro.
Scritto da James Graham adattando la propria omonima pièce teatrale, il film racconta la rivoluzione editoriale di Murdoch e Lamb senza trasformarla in un semplice biopic. Il vero obiettivo è osservare la nascita di un nuovo modo di intendere l’informazione e interrogarsi sulle conseguenze che quella rivoluzione continua ad avere ancora oggi.
LA RIVOLUZIONE DEL SUN
Sebbene il nome destinato ad attirare maggiormente l’attenzione sia quello di Rupert Murdoch, il film si concentra soprattutto sulla figura di Larry Lamb, interpretato da un eccellente Jack O’Connell. È lui il vero motore della vicenda. Se inizialmente sembra subire il magnetismo e l’ambizione di Murdoch, ben presto emerge quanto sia proprio Lamb ad avere una passione quasi viscerale per il giornalismo e, soprattutto, la volontà di rivoluzionarlo: formato, titoli, linguaggio e persino la grammatica della professione. Tutto con lo spirito di rivalsa di due outsider guardati con sufficienza dai vecchi esponenti dell’establishment editoriale britannico.
Ink riesce così, almeno inizialmente, a rendere irresistibile una rivoluzione della quale lo spettatore conosce già le conseguenze. Si partecipa all’entusiasmo della redazione e alla voglia di rompere regole ormai considerate antiquate, mentre Boyle evita intelligentemente di trasformare Murdoch e Lamb fin dall’inizio in semplici antagonisti.
È proprio questa fascinazione iniziale a rendere più efficace ciò che viene dopo: il successo del Sun impone progressivamente una logica nella quale sensazionalismo, sesso e scandalo diventano strumenti editoriali e la quantità di copie vendute finisce per contare più della qualità dell’informazione.
IL METODO BOYLE
È qui che Ink diventa una vera e propria discesa agli inferi. Lamb e Murdoch partono con la volontà di sfidare un sistema ingessato, salvo rendersi progressivamente conto che il successo richiede compromessi sempre più pesanti. Jack O’Connell, che ritrova Boyle dopo 28 Anni Dopo, e Guy Pearce, nei panni di un giovane Rupert Murdoch, sono entrambi eccellenti. La loro parabola è accompagnata dalla metafora ricorrente del treno, con il rumore delle rotaie che si confonde con quello delle rotative e restituisce perfettamente l’idea di una macchina ormai impossibile da fermare.
Ink è, soprattutto visivamente, Danny Boyle al cento per cento. Ritornano l’energia, il montaggio nervoso, le accelerazioni improvvise e quell’estetica quasi da videoclip già evidente in opere come Trainspotting e nella miniserie Pistol. A completare il quadro c’è una colonna sonora che mescola elettronica e punk firmata da Daniel Pemberton, già apprezzato su Recenserie per Il Processo Ai Chicago 7.
Ma dietro l’esuberanza formale rimane soprattutto una critica alla società britannica. Il film attraversa la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta mostrando tensioni sociali, conflitti sindacali, mutamenti culturali e il progressivo sgretolarsi di un modello che sfocerà poi nell’era Thatcher. La trasformazione del Sun diventa così la rappresentazione di una società nella quale anche l’informazione smette progressivamente di essere soltanto un servizio e diventa una merce da vendere.
IL PREZZO DELL’INFORMAZIONE
Ed è proprio qui che un film ambientato oltre mezzo secolo fa diventa sorprendentemente contemporaneo. Il modello che Ink racconta anticipa dinamiche ormai familiari: titoli costruiti per provocare una reazione immediata, polarizzazione, spettacolarizzazione dell’informazione e una progressiva sovrapposizione tra ciò che interessa il pubblico e ciò che viene pubblicato esclusivamente perché capace di attirarne l’attenzione.
La traiettoria di Murdoch permette inevitabilmente al film di guardare anche oltre il Sun, verso l’impero mediatico che negli anni successivi avrebbe compreso realtà come Fox News. Non sorprende quindi che, proprio come già accadeva ne La Ragazza Con La Leica, uno dei primi film presentati a Venezia 83 utilizzi il passato per interrogarsi sul presente dei mass media. Due opere diversissime che finiscono per incontrarsi sulla stessa domanda: quanto potere possiede chi decide quali immagini e quali informazioni mostrare al pubblico?
Ink è un film energico, intelligente e profondamente riconoscibile nello stile di Danny Boyle, capace di raccontare la nascita del moderno tabloid senza dimenticare quanto quella rivoluzione continui a influenzare il presente. Qualche passaggio rischia inevitabilmente di semplificare una trasformazione storica molto più complessa, ma la forza registica, le interpretazioni e la lucidità del discorso rendono il THANK più che meritato.







