
Una divertente e riuscita rivincita dei Looney Tunes, capace di alternare gag esilaranti e qualche inevitabile limite.
Sinossi
Dopo che ogni prodotto ACME gli si è ritorto contro nella sua infinita caccia a Beep Beep, Willy il Coyote decide di portare in tribunale la multinazionale. Ad aiutarlo nella battaglia legale arriva Kevin Avery, uno squattrinato avvocato determinato a sfidare la potente corporation e il suo temibile legale Buddy Crane.
Coyote vs. Acme è finalmente arrivato anche nei cinema italiani. È stato un viaggio travagliato, segnato da decine di imprevisti e persino dalla cancellazione da parte di Warner Bros., ma alla fine i Looney Tunes sono tornati sul grande schermo. Si tratta quindi di un ritorno sudato e richiesto a gran voce dal pubblico: il risultato è un film convincente, capace persino di superare le aspettative, che sta ricevendo un grande supporto dai fan e una risposta al box office superiore alle previsioni.
È la rivincita dei Looney Tunes nei confronti della WB, la rivincita dei cartoni nei confronti dei blockbuster, la rivincita delle idee nei confronti della sicurezza. Eppure Coyote vs. Acme non è un film di vincenti, ma una storia di quei perdenti che, da oltre settant’anni, intrattengono milioni di persone in tutto il mondo.
STORIA DI UNA CANCELLAZIONE
Ci sono casi in cui la storia della produzione di un film avrebbe tutto il materiale necessario per diventare essa stessa una pellicola. Mank ne è una delle dimostrazioni più recenti, senza dimenticare casi storici come Lost in La Mancha. Probabilmente Coyote vs. Acme non vedrà mai un film dedicato alla propria travagliata produzione, quindi è giusto parlarne per riuscire ad apprezzare maggiormente la pellicola.
La storia parte nel lontano 1990, quando Ian Frazier scrisse per The New Yorker un articolo satirico intitolato proprio Coyote v. Acme. Nel 1998 la Scott Rudin Productions ne acquistò i diritti per tentare un adattamento cinematografico, ma il progetto non riuscì a ottenere l’autorizzazione di Warner Bros. all’utilizzo dei personaggi dei Looney Tunes e l’opzione finì per scadere. Intorno al 2015 James Gunn propose una nuova versione del progetto a Warner Bros., mentre lo sviluppo ufficiale della pellicola che sarebbe poi diventata quella attuale iniziò nel 2018.
Tra alti e bassi, con Dave Green subentrato alla regia nel 2019 e diversi cambiamenti alla sceneggiatura, nel 2023, a lavori ormai conclusi e senza nemmeno avvisare la troupe e gli addetti ai lavori, Warner Bros. Discovery decise improvvisamente di cancellare la distribuzione della pellicola. Lo studio preferì accantonare il film per ottenere uno sgravio fiscale, rinunciando all’uscita nonostante un costo di produzione di circa 70 milioni di dollari. La scelta avrebbe consentito a Warner di ottenere un tax write-off stimato intorno ai 30 milioni di dollari.
Da lì iniziarono forti proteste nel mondo di Hollywood per il trattamento riservato al film e agli addetti ai lavori, mentre sul web esplodevano gli hashtag #SaveCoyoteVsAcme e #ReleaseCoyoteVsAcme. Dopo aver rifiutato le proposte di diversi distributori, Warner Bros. trovò infine un accordo con Ketchup Entertainment, che nel 2025 acquisì i diritti di distribuzione del film per una cifra riportata intorno ai 50 milioni di dollari, permettendone finalmente l’uscita per la gioia dei fan dei Looney Tunes.
ACME CORPORATION ESISTE
L’azienda fittizia del mondo dei Looney Tunes è sempre esistita: è nata prima ancora di Willy il Coyote e Beep Beep, debuttando nel 1935 nel cortometraggio Buddy’s Bug Hunt. Da lì è apparsa saltuariamente, diventando poi centrale nei corti del Coyote.
Sin dai primi minuti del film il messaggio principale inizia a essere abbastanza chiaro: ACME è una multinazionale che ha il controllo su quasi tutti i servizi e gli oggetti materiali di quell’universo narrativo. Porta quindi in evidenza un’immediata similitudine con le grandi multinazionali della nostra epoca e con i vari processi che queste stanno subendo negli ultimi anni (ehm ehm Meta docet).
Foghorn Leghorn ne è il CEO, ricoprendo il ruolo del classico dirigente senza scrupoli che non si preoccupa delle minoranze, nonostante lui stesso ne faccia parte. ACME è la tipica Evil Corp che si può trovare in molte opere, come in WALL-E con la Buy n Large, dove ricopriva un ruolo molto simile.
Nel contesto di questo film l’idea di approfondirla e darle dei volti risulta, alla fine, azzeccata, soprattutto con la scelta di John Cena nei panni dell’avvocato difensore Buddy Crane. L’attore regge benissimo la scena con un’interpretazione calzante sia nei tempi comici che nella presenza fisica, come nella scena del tribunale in cui, persino bevendo un bicchiere d’acqua, riesce a trasudare tutto il carisma possibile.
ACME viene quindi finalmente rappresentata fisicamente, se ne approfondisce la storia attraverso il progetto segreto Sisifo e diventa immediato associarla anche alle dinamiche del nostro mondo reale.
THAT’S ALL FOLKS!
Era dai tempi di Space Jam: New Legends del 2021 che i Looney Tunes non tornavano al cinema in un ibrido live action e animazione di questo tipo, ma per fortuna questa volta il risultato è totalmente diverso, riuscendo a convincere sia il pubblico sia la critica. Il film funziona per diversi motivi, a partire dai suoi personaggi storici. Il Coyote, Beep Beep e tutti gli altri volti storici sono stati ricreati mantenendo forme e caratteristiche visive della classica rappresentazione animata.
Oltre a funzionare dal punto di vista visivo, i Looney Tunes e le loro gag rappresentano la parte meglio riuscita dell’opera. Tra le riproposizioni di trovate storiche, come molti dei classici inseguimenti tra il Coyote e Beep Beep, e idee più innovative, le gag centrano in pieno l’obiettivo di far ridere lo spettatore. Un altro elemento che ha funzionato molto bene è la gestione di Willy il Coyote: renderlo un ottimo protagonista pur mantenendo la versione muta del personaggio, evitando quella parlante e narcisista del “Genius” vista per la prima volta in Operation: Rabbit, è un grande punto a favore per il regista Dave Green.
Non si può dire purtroppo la stessa cosa per la controparte umana. Esclusi John Cena e P. J. Byrne, il cast umano non ha né la presenza scenica né la forza caratteriale necessarie a reggere la scena. Il piccolo studio legale di Kevin Avery, interpretato da Will Forte, avvocato alla Saul Goodman, non riesce a rendersi davvero memorabile, per demerito di una sceneggiatura non in grado di mantenere lo stesso eccellente livello di scrittura e coerenza riservato ai Looney Tunes.
Un altro aspetto difficilmente apprezzabile è la colonna sonora, non sempre all’altezza nel portare in scena personaggi come Willy il Coyote e Beep Beep, dove nei loro cortometraggi la musica e il tempismo sonoro sono storicamente un vero e proprio terzo personaggio in scena. In questa pellicola, il sound design non ha la stessa centralità, limitandone l’impatto nelle scene comiche.
Nonostante queste lacune, nel complesso il film riesce a rappresentare e ad ampliare la folle idea iniziale di Ian Frazier, imponendosi come uno dei migliori eredi spirituali di Chi Ha Incastrato Roger Rabbit.






