Lanterns 1×06 – Bad OpticsTEMPO DI LETTURA 9 min

Lanterns 1x06 recensione: John Stewart, Hal Jordan e Guy Gardner in Bad Optics
Recensione Serie TVLanterns Stagione 1 Episodio 6 Bad Optics HBO Max

Dieci anni dopo Rushville, Lanterns trasforma la morte di Hal Jordan in un nuovo mystery e porta finalmente Guy Gardner dentro la storia.

Dopo aver chiuso con “Lights Out” la lunga storyline del Manhunter ambientata nel 2016, Lanterns decide di non concedersi nemmeno un vero aftermath. “Bad Optics” salta direttamente dieci anni nel futuro, arriva nel 2026 e porta finalmente la serie verso quel momento mostrato alla fine del primo episodio: il ritrovamento del cadavere di Hal Jordan.
È una scelta che rende immediatamente evidente quanto poco Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King siano interessati a procedere secondo traiettorie prevedibili. Mancano soltanto due episodi al finale, la seconda stagione non è ancora stata annunciata e sarebbe stato facilissimo trascorrere questa parte conclusiva del racconto ricostruendo lentamente il rapporto tra Hal e John fino a un ultimo confronto. Lanterns sceglie invece di eliminare brutalmente quella possibilità e trasformare l’assenza di Hal nel nuovo motore della storia.
Il risultato ha inevitabilmente un sapore agrodolce. Da una parte diventa difficile immaginare Lanterns senza Kyle Chandler. Dall’altra, proprio la sua apparente morte permette alla serie di fare qualcosa di molto più interessante del semplice ricongiungimento tra i due protagonisti.

DIECI ANNI DOPO RUSHVILLE


La decisione più importante di “Bad Optics” è quindi temporale. Una volta conclusa la vicenda del Manhunter, Lanterns poteva scegliere di restare nel 2016 e raccontarne direttamente le conseguenze oppure fare ciò che il pilot aveva già promesso: saltare nel 2026 e mostrarci cosa sia rimasto di Rushville e dei suoi protagonisti.
La seconda opzione era probabilmente la più rischiosa, perché significa rinunciare a dieci anni di evoluzione raccontata direttamente. Ed è proprio qui che la messa in scena funziona particolarmente bene. John non è più semplicemente il possibile successore di Hal visto nei primi episodi: lavora come architetto, ha costruito una propria vita e appare come una persona realmente segnata da ciò che è successo. Kerry è cambiata. I rapporti tra i personaggi hanno accumulato un peso che non necessita di essere continuamente verbalizzato.
Soprattutto, è cambiata Rushville. La cittadina non è stata magicamente ricostruita e riportata alla normalità dopo il disastro del Manhunter. Le cicatrici sono ancora lì, sia fisicamente sia nella memoria collettiva. La popolazione guarda alle Lanterne Verdi con rancore e diffidenza e ciò che era successo dieci anni prima sembra aver condannato la città a un lento declino.
È uno dei modi migliori con cui Lanterns rende credibile il salto temporale: il tempo è passato, ma non ha necessariamente guarito nessuno.

HAL JORDAN È MORTO. KYLE CHANDLER NO


Naturalmente tutto ruota attorno al corpo di Hal Jordan. O, quantomeno, a ciò che la serie presenta come il cadavere di Hal Jordan.
È qui che Lanterns compie probabilmente la scelta più rischiosa dell’intera stagione. Kyle Chandler è stato uno dei motivi principali per cui il rapporto tra Hal e John ha funzionato così bene e immaginare una seconda parte della serie completamente priva del personaggio sarebbe estremamente complicato. Mundy, Lindelof e King sembrano però esserne perfettamente consapevoli.
La soluzione è tanto strana quanto coerente con la serie: trasformare Hal da protagonista fisicamente presente a presenza digitale attraverso una sorta di “Halogram”, una ricostruzione che permette ancora una volta a Chandler di occupare lo schermo senza cancellare il peso narrativo della morte.
È un compromesso interessante perché evita uno dei problemi più comuni delle morti televisive: uccidere un personaggio e poi trovare immediatamente un espediente per far finta che non sia successo nulla. Qui Hal è morto almeno per ciò che i personaggi sanno e le conseguenze sono concrete. Ma la sua personalità continua letteralmente a perseguitare John, trasformando l’assenza in una nuova forma di presenza.
E soprattutto la morte diventa immediatamente un mystery. Chi ha ucciso Hal Jordan? Perché? E quanto di ciò che è accaduto negli ultimi dieci anni rimane ancora nascosto?

GUY GARDNER ERA DAVVERO IL PIANO B


L’altro grande tassello che trova finalmente il proprio posto è Guy Gardner. La 1×05 aveva lasciato l’anello nelle mani dei Guardiani dopo il rifiuto di John, aprendo inevitabilmente la domanda su come si sarebbe arrivati alla Lanterna interpretata da Nathan Fillion già vista nel Superman di James Gunn.
“Bad Optics” fornisce finalmente la risposta e, retroattivamente, rende molto più sensata la posizione di Gardner all’interno del DCU. Guy è sostanzialmente il piano B successivo al fallimento dell’avvicendamento tra Hal e John. Quando Stewart rifiuta l’anello, il Corpo procede oltre e trova un’altra Lanterna.
La cosa interessante è che Guy non possiede semplicemente l’anello di Hal. Quello di Jordan è stato dismesso, mentre Gardner ne ha ricevuto uno nuovo. È un dettaglio apparentemente tecnico, ma apre scenari molto più interessanti perché elimina implicitamente l’idea che la Terra debba necessariamente avere una sola Lanterna Verde alla volta.
Ed è qui che tornano utili anche le recenti parole di James Gunn sulla continuity. Il DCU non vuole riprodurre una singola versione dei fumetti: prende elementi da Earth-0, dall’Absolute Universe e da altre incarnazioni per ricostruire i personaggi secondo le esigenze della propria storia. Lo stesso principio utilizzato dal MCU nel mescolare continuity differenti.
È probabilmente l’approccio corretto anche per Lanterns. Pretendere che Hal, John e Guy seguano esattamente il percorso di una specifica continuity fumettistica significherebbe ignorare che questa serie sta costruendo deliberatamente una nuova genealogia delle Lanterne terrestri. Una scelta destinata inevitabilmente a dividere una parte del fandom, ma tutt’altro che casuale.

JOHN STEWART HA ASPETTATO DIECI ANNI


Il personaggio più interessante rimane però John Stewart. Il suo rifiuto dell’anello nel 2016 sembrava chiudere definitivamente quella parte della sua vita. Dieci anni dopo, invece, emerge quanto quella decisione fosse forse molto meno definitiva di quanto volesse ammettere.
John organizza il funerale di Hal chiedendo che venga sepolto con uniforme e anello. Un gesto apparentemente rispettoso che nasconde però una strategia molto più precisa: avere nuovamente accesso all’anello di Jordan.
È difficile non leggere questa scelta come la dimostrazione che il desiderio di John di diventare Lanterna Verde non si sia mai realmente spento. È cambiato. Si è separato dall’idea di essere semplicemente il sostituto scelto dai Guardiani. Ma non è scomparso.
Anzi, dopo dieci anni John sembra finalmente voler arrivare all’anello alle proprie condizioni. Non più come studente di Hal, non più come candidato selezionato dalla propria famiglia e non più necessariamente come pedina dei Guardians of the Universe.
Il rifiuto della 1×05 potrebbe quindi essere stato meno un rifiuto del ruolo di Lanterna Verde e più un rifiuto del sistema che aveva deciso come dovesse diventarlo.
È una distinzione fondamentale e perfettamente coerente con il personaggio. John ha aspettato dieci anni. Non sembra aver perso la concentrazione e, soprattutto, ora conosce esattamente il prezzo del potere che un tempo desiderava quasi ingenuamente.

IL MISTERO RIPARTE DA HAL JORDAN


In questo senso “Bad Optics” riesce anche in un’operazione molto elegante: chiude un mystery e ne apre immediatamente un altro.
Per cinque episodi il centro della storia è stato il Manhunter nascosto a Rushville. Una volta risolto quel caso, la serie avrebbe potuto facilmente perdere la propria struttura investigativa e trasformarsi definitivamente in un racconto supereroistico più tradizionale. Invece torna esattamente alle proprie origini, costruendo una nuova indagine attorno alla morte di Hal.
E proprio perché il pubblico conosce ormai molto meglio Jordan, il secondo mystery possiede un peso emotivo completamente diverso dal primo. Non si tratta più soltanto di identificare un assassino o capire quale minaccia cosmica stia arrivando sulla Terra. Significa ricostruire dieci anni mancanti nella vita di uno dei protagonisti.
La retrocontinuity diventa quindi uno strumento narrativo fondamentale. Ogni nuova informazione sul presente può modificare il modo in cui vengono interpretati gli eventi del 2016, mentre ogni scoperta sul passato può ridefinire ciò che John credeva di sapere su Hal.
È un lavoro di fino, costruito attraverso linee temporali che continuano a dialogare tra loro invece di limitarsi a fornire semplici flashback esplicativi.

UN ANTICLIMAX CHE PUÒ DIVIDERE


C’è però un elemento di Lanterns che continua a risultare difficile da digerire e che in “Bad Optics” diventa forse ancora più evidente: la sua natura profondamente anticlimatica.
Ogni volta che la serie sembra prepararsi a una grande esplosione narrativa, sceglie di deviare. John conquista l’anello e lo rifiuta. La battaglia di Rushville dovrebbe cambiare tutto e la narrazione salta dieci anni. Hal e John dovrebbero finalmente confrontarsi sul loro rapporto e Hal viene trovato morto.
È una scrittura deliberatamente contraria alle aspettative. E proprio per questo è interessante.
Ma è anche il punto in cui Lanterns smette definitivamente di essere una serie facile da consigliare a chiunque. Chi cerca una costruzione supereroistica più tradizionale, con escalation, payoff spettacolari e grandi ricongiungimenti emotivi, potrebbe trovare frustrante questa continua volontà di negare il momento che sembrava essere stato preparato.
La sensazione anticlimatica non è quindi necessariamente un errore. È probabilmente parte integrante del linguaggio della serie. Il problema è che richiede allo spettatore di accettare una narrazione che preferisce spesso la deviazione al payoff e la conseguenza al momento spettacolare.
Eppure proprio questa imprevedibilità continua a essere uno dei motivi per cui Lanterns rimane interessante. A due episodi dalla conclusione, la serie ha ucciso apparentemente uno dei propri protagonisti, trasformato Guy Gardner nella Lanterna Verde ufficiale della Terra e rimesso John Stewart in contatto con l’anello che aveva rifiutato dieci anni prima.
Non è la strada più semplice. Ma è difficile sostenere che sia una strada prevedibile.

THUMBS UP 👍

  • Il salto temporale al 2026 rende immediatamente visibili le conseguenze di Rushville sui personaggi e sulla città
  • La morte di Hal Jordan viene trasformata in un nuovo mystery invece che in un semplice colpo di scena
  • Guy Gardner trova finalmente una collocazione organica nella continuity del DCU
  • La strategia di John per recuperare l'anello di Hal aggiunge un nuovo livello al suo percorso
  • L'Halogram permette di mantenere Kyle Chandler nella storia senza annullare immediatamente il peso della morte di Hal
  • La gestione delle diverse linee temporali continua a essere uno degli aspetti più raffinati della serie

THUMBS DOWN 👎

  • La continua ricerca dell'anticlimax rende Lanterns sempre meno accessibile a chi cerca una narrazione supereroistica più tradizionale
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Un THANK abbondante per un episodio che cambia nuovamente le regole del gioco. Bad Optics salta dieci anni, mostra le cicatrici lasciate da Rushville, porta finalmente Guy Gardner dentro la storia e trasforma la morte di Hal Jordan nel nuovo mystery della stagione. L'approccio volutamente anticlimatico può risultare frustrante e rende Lanterns una serie sempre meno adatta a tutti, ma proprio l'imprevedibilità con cui Mundy, Lindelof e King continuano a destrutturare le aspettative resta uno dei suoi punti di forza.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ken Jenkins nei panni del Dr. Bob Kelso in Scrubs, il cui ritorno nella seconda stagione del revival è ora in dubbio
Precedente

Scrubs 2: il ritorno del Dr. Kelso è in dubbio, Zach Braff frena su Ken Jenkins