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Black-ish 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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Da una sitcom ci si dovrebbero aspettare scene ilari, riprese divertenti ed una quantità di risate non indifferenti. Diversamente da ciò, però, Black-ish dona allo spettatore uno scorcio di vita familiare a suo modo comico, ma che riesce a far riflettere (anche per poco) lo spettatore.
Cosa accadrebbe se un “fratello nero” riuscisse a far carriera e a raggiungere il livello di benessere solitamente preposto ai bianchi? E come sarebbe vissuto tutto ciò dal “fratello nero”? Black-ish è qui per spiegarci come tutto ciò viene vissuto da una non classica famiglia americana tramite ironia, simpatia e spicciola filosofia.
Semplice, non troppo elaborato e piacevole: tanto basta per intrattenere lo spettatore e per fargli prendere subito in simpatia i personaggi. La famiglia della quale verrà narrata la storia è composta da sette persone: moglie e marito, quattro figli ed il nonno paterno.
Rainbow Johnson, la moglie, è interpretata da Tracee Ellis Ross (Girlfriends, Reed Between The Lines) ed è una dottoressa: mamma semplice acqua e sapone, ottima spalla per il marito. La coppia ricorda, seppur alla lontana, Michael Kyle e Janet (Tutto In Famiglia) per modo di fare e sintonia nella recitazione. Andre Johnson, il marito, vero protagonista della serie e voce narrante della storia è interpretato da Anthony Anderson (Scary Movie 3 e 4). Dei figli l’unica con un minimo di “curriculum” è Yara Shahidi (Zoey) che è apparsa in Scandal (la giovane Olivia Pope) e nel film Alex Cross nel quale interpretava la figlia proprio del poliziotto protagonista dal cui nome ha preso titolo il film.
E’ però il nonno, di cui non viene menzionato il nome, ad essere interpretato dall’attore più rappresentativo: Laurence Fishburne (la trilogia di Matrix, Mystic River, 21, CSI, Contagion e immenso Jack Crawford in Hannibal) che ci viene presentato sotto un diverso aspetto, quello comico, nel quale sembra destreggiarsi senza troppi patemi. Un attore versatile e strabiliante, nient’altro da dire al riguardo. La presenza di Fishburne nella serie potrebbe sorprendere, soprattutto perchè difficilmente si è visto l’attore in questa veste, tuttavia una spiegazione piuttosto logica c’è ed è ricavabile guardando la lista di executive producers della comedy in cui Fishburne è ovviamente presente insieme ad Anderson. Il suo è un nome importante all’interno del cast e sicuramente di rilievo per molti spettatori, se a questo si associa l’etichetta di “black comedy” che vanta il nuovo show e si ripensa a quanti anni fa risale l’ultima “black comedy” si capisce fin da subito che Black-ish rappresenta un successo assicurato, a prescindere dal taglio comico che possa avere. Fishburne l’ha capito e si è gettato subito nel progetto.
Il “Pilot”, come già detto, scorre via senza appesantire la visione dello spettatore e l’assenza di risate registrate di sottofondo (espediente più volte utilizzato nelle sitcom) rende ancora migliori e più naturali le risate suscitate in chi guarda la puntata. C’è però da sottolineare che battute e comicità non vengono riversate in maniera copiosa all’interno dei venti minuti d’episodio: il tutto è presentato in maniera non frenetica e alternata ai soliti discorsi moralizzatori di cui queste serie sono colme (lo stesso Tutto In Famiglia, La Vita Secondo Jim o Willy, Il Principe Di Bel-Air ne sono esempi lampanti). Diciamo che da questo punto di vista la serie può sicuramente migliorare e dovrà farlo se non vorrà, con il prosieguo della stagione, finire per annoiare il povero ed ignaro spettatore. L’epoca delle comedy moralizzatrici è finito, ora bisogna attuare un nuovo modus operandi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Anthony Anderson è calato alla perfezione nella parte
  • Laurence Fishburne: una certezza assoluta
  • Simpatia e comicità che lasciano ben sperare anche se vanno implementate
  • Si ride più qui che in Red Band Society. E’ un valore aggiunto
  • Morale conclusiva che non sfigura con l’inquadratura della serie
  • Il continuo voler sottolineare il fatto che i personaggi siano neri è d’obbligo vista la natura della serie, ma il linguaggio da ghetto in certi casi è più che esasperato
  • Cancellate le scene del bar mitzvah, il resto della puntata è più che sufficiente. Ma Dio maledica quei tre minuti

 

La serie è simpatica e l’idea, traendo spunto da idee passate molto fortunate, è accattivante. Il tutto crea venti minuti che scorrono via in serenità e che, grazie al lead di Modern Family, può essere seguito da quella giusta tipologia di spettatore alla ricerca di comedy acqua e sapone. Uno sguardo ed una possibilità non si nega a nessuno, quindi…

 

Pilot 1×01 11.04 milioni – 3.3 rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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