
Mike Colter torna a lavorare con i coniugi King dopo Evil, questa volta contro le grandi corporazioni tecnologiche della Silicon Valley. Un buon debutto, nonostante qualche limite nella caratterizzazione delle coprotagoniste.
Mike Colter e i coniugi Robert e Michelle King si ritrovano dopo Evil, questa volta senza demoni, possessioni o dilemmi religiosi, ma con un nemico decisamente più concreto: le grandi corporazioni tecnologiche della Silicon Valley. Il risultato è Cupertino, nuovo legal drama targato CBS che, già dal suo episodio pilota, dimostra quanto sia riconoscibile la scrittura dei due autori. Non sarà un debutto memorabile, ma è certamente un buon inizio.
Il ritorno di Colter nell’universo creativo dei King è probabilmente la notizia migliore. I due sceneggiatori hanno sempre dimostrato di apprezzare particolarmente l’attore, e non è difficile capire perché. Dopo aver interpretato Luke Cage nell’universo Marvel e il sacerdote David Acosta in Evil, Colter veste ora i panni di Michael Price, un avvocato estromesso dalla startup tecnologica che ha contribuito a fondare e intenzionato a riprendersi ciò che gli spetta.
Colter possiede una presenza scenica che gli permette di imporsi senza bisogno di strafare. Il suo Michael è pacato, intelligente, riflessivo e dotato di una calma che ricorda inevitabilmente quella di David Acosta. Cambiano professione e contesto, ma rimane quella particolare autorevolezza che permette all’attore di rendere interessante un personaggio anche quando non sta facendo praticamente nulla.
I KING SONO SEMPRE I KING
Per apprezzare davvero Cupertino bisogna innanzitutto conoscere, e possibilmente apprezzare, il modo in cui Robert e Michelle King costruiscono le proprie storie. Chi ha seguito Evil e il suo particolare approccio alla narrazione sa perfettamente di cosa si sta parlando.
La scrittura dei coniugi King è riconoscibile soprattutto per la capacità di inserire continui cambiamenti di prospettiva, piccoli colpi di scena e rivelazioni che modificano il significato di quanto visto pochi minuti prima. Il tutto mantenendo un ritmo piuttosto sostenuto, senza necessariamente preoccuparsi di spiegare ogni singolo passaggio.
È una caratteristica che può essere interpretata come un pregio oppure come un difetto, perché alcune ellissi narrative rischiano effettivamente di sembrare dei buchi di sceneggiatura. Le decisioni dei personaggi cambiano rapidamente, certi sviluppi sembrano avvenire fuori campo e non sempre viene concesso allo spettatore il tempo necessario per metabolizzare ogni conseguenza.
Tuttavia, è anche questo uno dei motivi per cui la scrittura dei King funziona. Dietro quella che potrebbe sembrare una certa superficialità esiste generalmente una progressione piuttosto organica degli eventi, nella quale i personaggi continuano a vivere e a prendere decisioni anche quando la macchina da presa non li sta seguendo.
In questo senso, “Michael & Olivia” non fa eccezione. In poco più di quaranta minuti presenta i personaggi, costruisce il conflitto iniziale, introduce alcune svolte e soprattutto definisce il meccanismo narrativo sul quale si reggerà la serie.
Bisogna inoltre ricordare che Cupertino va in onda su CBS, una delle reti americane più legate al formato procedurale. Non è quindi sorprendente ritrovare una struttura basata sui casi del giorno, accompagnata da una trama orizzontale destinata a svilupparsi nel corso della stagione.
La vera abilità dei King sarà riuscire a rendere questo meccanismo sufficientemente interessante da non trasformarlo nell’ennesimo legal drama da prima serata.
BIG TECH, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E DOMANDE SENZA RISPOSTA
Se c’è un elemento che rende Cupertino immediatamente interessante, è proprio la scelta delle tematiche affrontate. La Silicon Valley offre uno scenario praticamente inesauribile, soprattutto considerando quanto le grandi aziende tecnologiche siano diventate centrali nella vita quotidiana.
Il pilot parte dal licenziamento di Michael Price e Olivia Siffre (Rachel Keller), entrambi allontanati dalla stessa società. Ma è soprattutto la vicenda di Olivia a introdurre uno degli aspetti più interessanti della puntata: Daisy, un’intelligenza artificiale che riproduce caratteristiche vocali e comportamentali della giovane avvocatessa.
Dove finisce la proprietà intellettuale di un’azienda e dove comincia il diritto di una persona sulla propria identità? Una voce può essere replicata senza consenso? E cosa succede quando non viene copiata soltanto una voce, ma anche una personalità?
Sono interrogativi estremamente attuali e perfetti per alimentare un legal drama che vuole raccontare le contraddizioni dell’industria tecnologica senza trasformarsi necessariamente in una lezione di diritto o in un manifesto politico.
Come già accadeva in Evil, infatti, i King sembrano più interessati a sollevare domande che a fornire risposte definitive. Anche quando una vicenda trova una soluzione processuale, non è detto che il problema morale o sociale alla sua base venga effettivamente risolto.
È un approccio intelligente, soprattutto perché evita di appiattire questioni complesse su una distinzione troppo semplice tra buoni e cattivi.
E sebbene il primo episodio rimanga saldamente all’interno dei confini di un prodotto mainstream, l’ambientazione e le tematiche lasciano intravedere un potenziale decisamente superiore a quello del più classico procedurale CBS.
UN PROTAGONISTA CONVINCENTE NON BASTA
Il problema principale del pilot, tuttavia, non riguarda né la scrittura né il concept, bensì la caratterizzazione del trio protagonista.
Mike Colter funziona perfettamente, ma lo stesso non si può ancora dire di Rachel Keller ed Ella Stiller, rispettivamente Olivia Siffre e Christy Palladino. Entrambe sono funzionali alla storia, ma nessuna delle due riesce realmente a imporsi con una personalità abbastanza forte da bilanciare quella di Michael.
E qui il paragone con Evil diventa inevitabile.
Anche la precedente serie dei King si reggeva su tre personaggi principali, David Acosta, Kristen Bouchard e Ben Shakir. Non tutti avevano necessariamente lo stesso peso narrativo, ma almeno due dei tre riuscivano immediatamente a catturare l’attenzione dello spettatore, mentre il terzo rappresentava comunque una presenza riconoscibile e ben definita.
In Cupertino, invece, il rischio è quello di ritrovarsi con un protagonista convincente e due comprimarie che, almeno per ora, sembrano esistere soprattutto in funzione della trama.
Olivia viene caratterizzata attraverso una serie di convinzioni morali e condizionamenti familiari che finiscono per renderla inizialmente più prevedibile che interessante. Christy, dal canto suo, viene introdotta come una figura intraprendente e piena di risorse, ma il suo atteggiamento e la sua funzione narrativa rischiano di apparire piuttosto stereotipati.
Non è necessariamente un problema delle due interpreti, quanto piuttosto del materiale che viene loro affidato. I personaggi hanno certamente margine di crescita e sarebbe prematuro giudicarli definitivamente dopo un solo episodio, ma un pilot dovrebbe essere in grado di far nascere un certo interesse verso tutti i suoi protagonisti.
Per il momento, questo equilibrio manca.
La sensazione è che i King abbiano trovato un ottimo interprete per il personaggio centrale, ma non siano ancora riusciti a costruirgli intorno un gruppo altrettanto carismatico. E in una serie che punta chiaramente sulla collaborazione fra tre personalità differenti, non è un dettaglio trascurabile.
Resta comunque un buon debutto. Cupertino non pretende di reinventare il legal drama, né sembra interessata a diventare una serie particolarmente impegnativa. Preferisce muoversi su un terreno più accessibile, combinando casi giudiziari, tematiche contemporanee e quel particolare ritmo narrativo che rappresenta il marchio di fabbrica dei suoi creatori.
La puntata si lascia guardare piacevolmente, offre più di uno spunto di riflessione e soprattutto invoglia a proseguire. Non con un’urgenza irresistibile, ma con la curiosità di scoprire quale sarà il prossimo problema che Michael Price e soci dovranno affrontare.
Per chi ha amato Evil e conosce il lavoro dei King, la nuova scommessa televisiva dei due autori merita sicuramente un’occasione. Per tutti gli altri, potrebbe rivelarsi una piacevole scoperta, a patto di non aspettarsi molto più di un buon intrattenimento procedurale.
Per ulteriori informazioni sulla serie e sui suoi episodi è disponibile anche la pagina ufficiale di Cupertino su CBS.
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