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Downton Abbey A new Era recensione film
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Downton Abbey II – Una Nuova Era

Per la seconda volta, si riaprono le porte di Downton Abbey attraverso il grande schermo. Per un risultato dal forte sapore nostalgico.

Fine anni ’20, la quiete di Downton viene intaccata da due avvenimenti di rilievo. Tra l’arrivo di un’eredità inaspettata che porta la famiglia in Francia e le riprese di un film ambientato nella tenuta, i Crawley si ritrovano catapultati in una nuova era. Del cinema e non.

 

Bentornati a Downton Abbey. Di nuovo. A tre anni dall’esordio cinematografico con Downton Abbey – Il Film, lo sceneggiatore della fortunata serie britannica, Julian Fellowes, si ripresenta in sala con un nuovo capitolo a sé stante.
Sembra essere diventata una piacevole tradizione, quella di riportare di tanto in tanto sullo schermo la famiglia Crawley per ridare al proprio pubblico un assaggio delle vite dei personaggi oltre la fine della serie. Un piano favorito dall’ottima accoglienza che il primo film aveva riscosso, con un successo al botteghino non indifferente. E a seguito di tale riscontro, era risultato facile allo stesso Fellowes lasciare una porta aperta per una possibile ennesima sceneggiatura. Tre anni dopo, seppur condizionati dalle difficoltà dovute alla situazione pandemica che negli ultimi mesi ne ha più volte rimandato anche l’esordio in sala, Downton Abbey: A New Era è riuscito infine a prendere vita. Con la collaborazione di quasi tutto il cast che ha nuovamente risposto presente, il nuovo script di Julian Fellowes è stato così affidato al regista Simon Curtis (tra l’altro marito di Elizabeth McGovern, interprete di Lady Cora) con le riprese conclusesi nell’agosto 2021.

LA NUOVA ERA


Una delle peculiarità che più aveva caratterizzato il primo film di Downton Abbey era stata la capacità naturale di Julian Fellowes di trovare il giusto escamotage per dar vita ad una trama che si prestasse per il grande schermo. Ormai avvezzo a tale compito, lo sceneggiatore si ripete anche in quest’occasione, proponendo un nuovo script funzionale, funzionante e piacevole da guardare.
La scelta di dividere il cast in due segmenti, impegnati parallelamente in due trame diverse, poteva inizialmente sembrare poco organica per una struttura come quella di Downton, da sempre votata alla coralità. Bastano pochi minuti però, per capire che la divisione dei personaggi non sarà un problema: grazie ad un uso sapiente della regia, che ben si giostra tra un luogo e l’altro, lo spettatore viene subito ri-catapultato nel mondo di Downton Abbey e non ha difficoltà a riconoscerne la familiarità. Il tutto favorito dalle sempre meravigliose atmosfere inglesi (e questa volta anche francesi) coadiuvate dall’intima colonna sonora, marchio di fabbrica sin dall’esordio.
Con una parte della famiglia a godersi lo straordinario paesaggio del sud della Francia e Mary rimasta a capeggiare in Inghilterra, il film presenta un ottimo parallelismo tra le due trame, entrambe incentrate sul passaggio dei tempi. La Nuova Era che propone il titolo ha così una duplice valenza in cui naturalmente primeggia quella personale della famiglia Crawley. E la trama ne disegna un passaggio perfetto, con l’inattesa eredità giunta a Lady Violet che si pone come metafora di un passaggio più intenso a livello generazionale.
Di pari passo, si muove anche la storyline parallela inerente il cinema. Il film girato a Downton è anche l’occasione per mettere sotto la lente d’ingrandimento la metamorfosi di un settore, quello cinematografico, che a fine anni ’20 stava mutando drasticamente. L’utilizzo del suono nelle pellicole è infatti un evento epocale per la storia del cinema e l’inserimento di questo parallelismo tra un vecchio capitolo che si chiude e uno nuovo che si apre, rispecchia in pieno lo stesso cambiamento di Downton.

I suppose individual Crawleys come and go, but the family lives on.

LEGAMI


Nonostante il film, come il suo predecessore, mira a non sconvolgere totalmente gli equilibri raggiunti nel finale di serie del 2015, regala comunque una panoramica da “nuova era” anche per quanto riguarda la parte più personale dei personaggi. A fare da contorno a tutto ci sono i legami, sempre fulcro fondamentale delle storie ma qui divisi e pronti ad evolversi.
C’è il legame di Tom Branson, che dopo stagioni passate nell’ombra trova in queste due rivisitazioni cinematografiche l’occasione per emergere e trasformarsi. Il suo è un legame che muta, consolidando la sua connessione con Downton e l’intera famiglia Crawley ma, allo stesso tempo, riuscendo a raggiungere quel plus che alla sua storia era sempre mancato.
Ci sono poi i legami che si spezzano, seppur non in senso prettamente negativo. Rientra in questa categoria Thomas Barrow, che seppur soggetto ad un rush narrativo tipico dei film si guadagna finalmente una possibilità concreta in ambito personale e sentimentale.
Infine, ci sono i legami indelebili, in cui svetta a pieno titolo Lady Violet. La matriarca della famiglia, già predisposta a lasciare la sua eredità morale alla nipote Mary sin dallo scorso film, conferma ancora una volta la potenza scenica ed emotiva, carica allo stesso tempo di pathos e sarcasmo, di un personaggio sempre magistralmente portato in scena da Maggie Smith.

IL SOLITO STILE DOWNTON


Oltre la storia e i personaggi, il secondo film di Downton Abbey ha confermato ancora una volta la capacità di tornare in scena dopo un lasso di tempo e fingere che non sia passato un attimo dall’ultimo appuntamento. Che sia la sceneggiatura o le prove attoriali, l’aria che si respira ogni volta è sempre la stessa che lo spettatore ha conosciuto durante la serie tv.
Anche in questo caso, importanti sono state le storyline di contorno alla trama principale che hanno accentuato quello stile proprio di Downton Abbey fatto di un mix perfetto ed equilibrato di ironia e dramma sempre funzionale. Come sempre, il famoso british humor la fa da padrone in ogni scena, anche quelle ad alto tasso emotivo, con Maggie Smith e Jim Carter che nei panni di Lady Violet e Carson raggiungono sempre un livello superiore. Menzione d’onore va anche a Kevin Doyle, che con il suo Molesley rende più vivace e ironica ogni scena. E proprio in quest’ottica si pongono le trame secondarie destinate alla servitù: scenette romantiche che aiutano a diluire la narrazione con un tocco più divertente e leggero.
Non si può invece dire la stessa cosa per la storyline dedicata a Cora, forse una delle poche pecche che si possono imputare alla riuscita del film. In questo caso, la scelta è apparsa un po’ troppo appesantita, per una trama generale che già racchiude altrove la sua quota di tristezza e non necessitava un’inutile aggiunta di drammi a vuoto.
Ma piccoli difetti a parte, Downton Abbey: A New Era può considerarsi un esperimento nuovamente riuscito, grazie soprattutto alla coralità del cast che come sempre ha contribuito ad alimentare l’intera narrazione. Julian Fellowes ha saputo ben amalgamare gli ingredienti disponibili, nonostante qualche intoppo sul cammino, su tutti quello chiamato Matthew Goode. L’attore interprete di Henry Talbot, dopo la fugace apparizione nel primo film, ha interamente saltato la presenza in questo a causa di impegni lavorativi che lo vedevano sul set di The Offer. Ad una prima occhiata, l’assenza perenne del marito di Mary può sembrare una delusione dal punto di vista della storia personale di quest’ultima. Tuttavia, a parte alcuni momenti fatidici in cui l’assenza di Henry stona vistosamente, il resto del tempo si riesce ad accettare quest’evoluzione degli eventi così come presentata dalla sceneggiatura. La delusione che accompagna la trama romantica di Mary trova infatti una forte consolazione nel parallelo che la donna ritrova con sua nonna. Già simili in presenza, sagacia e sarcasmo le similitudini anche in campo romantico non fanno altro che avvicinare Lady Mary sempre più alla figura di Lady Violet. Per una tradizione destinata a continuare nel tempo.


Downton Abbey: A New Era è l’ennesimo regalo che cast e crew fanno al proprio pubblico. Certo, da un punto di vista meno romantico e più concreto si potrebbe analizzare il ritorno sullo schermo prettamente attraverso la riuscita e i buoni ricavi ottenuti dal precedente film. Ma Downton Abbey è sempre stato un prodotto sentimentale e al suo pubblico piace goderselo come tale: un appuntamento nostalgico in un universo sempre pronto ad esaltare la sfera emotiva tra svariate risate e qualche lacrima. Potrà durare all’infinito? Magari no, ma per ora va bene così.

 

TITOLO ORIGINALE: Downton Abbey: A New Era
REGIA: Simon Curtis
SCENEGGIATURA: Julian Fellowes

INTERPRETI: Maggie Smith, Michelle Dockery, Hugh Bonneville, Elizabeth McGovern, Laura Carmichael, Jim Carter, Imelda Staunton
DISTRIBUZIONE: Focus Features
DURATA: 125′
ORIGINE: UK, 2022
DATA DI USCITA: 28/04/2022 (Italia), 29/04/2022 (UK), 20/05/2022 (USA)

Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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