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Echoes 1×01 – HomeTEMPO DI LETTURA 3 min

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Echoes 1x01I gemelli sono da sempre oggetto di stupore, meraviglia e curiosità. Non può essere altrimenti: parliamo di individui fisicamente identici, tra i quali spesso si instaurano rapporti e sintonie incomprensibili agli altri. Né stupisce che l’arte e l’intrattenimento abbiano spesso giocato su queste particolarità o sull’ambiguità che deriva da esse.
In questo solco si colloca anche Echoes, l’ennesima miniserie con cui Netflix cerca di cimentarsi nel genere thriller sfruttando al contempo l’esperienza e la bravura di un’attrice come Michelle Monaghan (vista l’ultima volta sulla piattaforma streaming come protagonista dell’intrigante e sfortunato Messiah). Nonostante le belle premesse, però, qualcosa non funziona come dovrebbe.

GEMELLE NEL SEGNO DEL DESTINO


La premessa di Echoes ruota attorno a due gemelle, Gina e Leni McCleary, entrambe interpretate dalla sempre brava Monaghan. Identiche nell’aspetto, inseparabili nella loro infanzia a Mt. Echo, ma per molti versi agli antipodi. Leni, infatti, è rimasta nella sua terra natale a gestire il ranch di famiglia e ha sposato il fidanzatino del liceo, Matt, mentre Gina si è spostata a Los Angeles ed è diventata una brillante donna in carriera.
Tuttavia, le due hanno mantenuto un contatto continuo condividendo un videodiario nelle quali, apparentemente, non si nascondono nulla. O almeno così sembra, perché quando Leni scompare nel nulla e Gina torna a Mt. Echo per far luce sul mistero, scopre che ci sono molte cose che la gemella le ha nascosto. Così come c’è qualcosa che la sceneggiatura nasconde allo spettatore fino alle battute finali del primo episodio: Leni in realtà è Gina e Gina è Leni. Per essere ancora più precisi, le due gemelle hanno sfruttato la loro somiglianza per scambiarsi più volte di posto, in modo da vivere l’una la vita dell’altra per alcuni periodi, sicché ad essere scomparsa non è la vera Leni ma la vera Gina.

UN THRILLER SVOGLIATO


L’espediente narrativo delle gemelle che si scambiano non è certo inedito e non sono mancate opere costruite attorno ad esso, alcune anche piuttosto famoso. Chi ha almeno una trentina d’anni, per esempio, ricorderà una commedia disneyana del 1998 abbastanza popolare all’epoca, “Genitori In Trappola“, in cui le gemelle erano interpretate entrambe da Lindsay Lohan. Tuttavia, in Echoes lo spunto è messo al centro di una storia di ben altro tenore, un thriller che vorrebbe essere inquietante, introspettivo e angoscioso.
Vorrebbe, ma non può. La squadra dietro la miniserie si concentra troppo sulla creazione di una trama contorta e intricata, che si nutre di momenti a tratti orrorifici e affastella misteri su misteri, ma dimentica la cosa più importante: creare empatia nello spettatore. Non bastano una manciata di flashback e alcuni dialoghi per rendere sullo schermo il profondo rapporto che dovrebbe unire Gina e Leni, sicché la messa in scena risulta piuttosto fredda e asettica. Probabilmente si tratta di un difetto del primo episodio e i successivi approfondiranno la psicologia delle due gemelle, nonché i motivi profondi dietro il loro gioco di scambio dei ruoli, ma mette in luce una problematica sempre più comune alle serie televisive: il fatto che siano ormai concepite come film della durata di cinque, sette, dieci ore con in cui tutto è dilatato, centellinato, diluito nelle varie puntate. Il risultato è che “Home” non riesce a catturare l’attenzione come dovrebbe e porta a chiedersi legittimamente: ‘Perché dovrei continuare a guardare questa roba?’.
Non aiuta nemmeno il colpo di scena finale. Anzi, l’idea che Leni possa riappropriarsi della propria vita come se nulla fosse e continuare nel contempo a mantenere in piedi il gioco della doppia identità è qualcosa che sfida qualsiasi legge della sospensione dell’incredulità. Forse più avanti verrà dato un senso anche a questo, ma finora l’impressione è che Netflix abbia confezionato l’ennesima storia che vuole reggersi più sullo stile che sulla sostanza.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lo spunto di base è intrigante
  • Alcuni momenti inquietanti degni di un film horror
  • Michelle Monaghan come al solito molto brava
  • Trama inutilmente contorta e cervellotica
  • Il rapporto fra le due gemelle non è ben approfondito dal punto di vista emotivo
  • Il colpo di scena finale

 

Non bastano la bravura di Michelle Monaghan e uno spunto intrigante per fare di Echoes un capolavoro. Per costruire una storia servono tanti ingredienti e alla nuova miniserie di Netflix ne mancano non pochi.

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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