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Game Of Thrones 6×06 – Blood Of My BloodTEMPO DI LETTURA 7 min

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Ciò che rende Game Of Thrones l’opera mastodontica che tutti conoscono ed amano, oltre alla trama avvincente, sono i personaggi. Tutti o quasi i character di quest’opera sono unici, hanno un’identità ben precisa che muta nelle stagioni e viene approfondita nei dettagli. Ci sono molte serie che hanno una trama solida ma peccano nei personaggi in quanto o sono poco approfonditi oppure nel corso delle stagioni non evolvono, né fisicamente né interiormente. Game Of Thrones, che piaccia o meno, è maestro in questo.
Il rinnovamento e la maturazione dei personaggi, a volte, sono addirittura più affascinanti della trama stessa della serie, o delle storyline per essere più precisi. In “Blood Of My Blood” il mutamento di un certo character ad Approdo Del Re è riuscito a risollevare una sottotrama che difficilmente stava trovando spazio ed interesse e il ritorno di un certo personaggio al Nord della Barriera rende tutto più intricato, nonché affascinante; ma procediamo con ordine da Nord a Sud per un episodio che è totalmente di passaggio per ogni character.

“Who are you? Uncle Benjen!”

Il finale di “The Door” ha lasciato nel cuore di tutti i fan della saga una porta (ferita) che difficilmente si chiuderà presto e, proprio da questa porta, si apre “Blood Of My Blood”. La dipartita di Hodor ed Estate, per salvare Bran, sembrano nell’immediato vane: gli Estranei sono logicamente più veloci di Meera che porta a forza Bran e, di conseguenza, sono facilmente raggiunti. Quasi rassegnati alla loro morte vengono salvati in extremis da un Darksiders che, senza esitazioni ed in maniera estremamente poco fortuita, uccide alcuni Estranei e li porta in salvo. Un cliché, ma non ne facciamo un dramma, la situazione in fin dei conti era irrisolvibile senza un deus ex machina, pertanto si può disquisire quanto si vuole circa la bontà della scelta ma, una volta finiti in un vicolo cieco, gli sceneggiatori (o Martin stesso se questa parte di storia sarà presente nel suo prossimo libro) non potevano che ricorrere ad un escamotage per risolvere il tutto.
La scelta, per quanto banale, va presa per quello che è; l’alternativa era la morte e l’addio ad una storyline troppo importante per l’economia della serie in quanto necessaria per sviscerare la mitologia della saga: sarebbe stato l’equivalente di un suicidio narrativo. Siamo quindi di fronte ad una situazione di stallo che viene smossa da un intervento esterno che dà nuova linfa vitale ad una storyline altrimenti senza obiettivi.

“I thought the Night’s Watch might make a man of you. Something resembling a man at least. You managed to stay soft and fat. Your nose buried in books. Spending your life reading about the achievements of better men.”

Spostandoci in luoghi più caldi, ci troviamo di fronte al nuovo film di Ben Stiller, “Ti Presento i Tarly”. Il focus (oltre che un copioso quanto generoso minutaggio) è tutto su Sam e Gilly ed il primo incontro con Lord Tarly. Come per la storyline di Bran, lo stesso discorso si può ripetere per questa di Sam e Gilly, entrambi arrivati ad un ipotetico capolinea narrativo, ad un momento dei saluti che però viene posticipato tramite la scelta finale di Sam che, esattamente come si diceva all’inizio in maniera generica, sul piano della maturazione ha fatto passi da gigante nel corso delle stagioni. Anche per lui è quindi arrivato il momento di affrontare uno stallo rappresentato dal confronto con il padre che è il suo Tallone D’Achille e che, pertanto, rappresenta il suo sblocco narrativo.
Scoperto che Gilly è una bruta, il padre infierisce come ha sempre fatto su Sam, trattandolo come una pezza da piedi, accetta di tenere in case la bruta e il piccolo Sam, ma avvisa il figlio di andarsene il prima possibile. L’umiliazione subita dal futuro Maestro lo spingerà a scappare con la sua “famiglia” e rubare la spada di acciaio valyriano della casata Tarly. Un gesto che potrebbe essere visto come codardia ma che, per il Sam che appena arrivato alla Barriera non faceva che piangere, rappresenta l’elemento di maturazione che si andava ricercando. Anche per lui quindi “Blood Of My Blood” è un momento di passaggio tra un capitolo ed un altro.

Together we announce a new age of harmony. A holy alliance between the Crown and the Faith.

Ad Approdo Del Re la situazione si dimostra più vivace ma dietro questa vivacità si nasconde l’ennesimo stallo narrativo a cui bisognava far fronte presto o tardi. L’Alto Passero e Re Tommen sono per l’ennesima volta faccia a faccia ma qualcosa è cambiato da “Oathbreaker“: Tommen più che vedere l’High Sparrow come un nemico della corona, lo vede come consigliere, come una figura paterna, e l’ostilità per colui che ha fatto sfilare la propria madre nuda di fronte al popolo è scomparsa.
È ancora indecifrabile il gioco del rappresentante degli Dei, non si è ancora capito se tutto quello che sta facendo sia per ottenere un tornaconto personale oppure se stia seguendo alla lettera il volere degli Dei, si può solo rimanere estasiati dalla bravura del High Sparrow (e più precisamente dalla recitazione di Jonathan Pryce che continua ad inquietare con il suo sorriso malizioso e storto) nel battere al loro gioco i più alti politicanti. L’equilibrio creatosi in attesa del cammino di redenzione è finalmente venuto meno in favore di un cambio di mentalità e di alcune scelte che non possono che accelerare gli ineludibili eventi che porteranno grandi scossoni ad Approdo Del Re.

Don’t let her suffer.

Se si parla di identità non si può che parlare di Arya o, per meglio dire, della ragazza senza nome. Ancora alle prese con la missione affidatale nell’episodio precedente, è chiaro che il cammino per diventare un seguace del Dio dai Mille Volti sia ancora lungo o addirittura finito. Finito perché, lasciatasi sopraffare dal senso di colpa, non è riuscita ad uccidere la persona che doveva sacrificare al Dio Dai Mille Volti. Anche qui, come nelle altre storyline dell’episodio, avviene un passaggio obbligato da una fase all’altra della vita della rispettiva protagonista, ormai da troppo tempo bloccata e senza evoluzione alcuna. E proprio di mancata evoluzione (se non di involuzione vera e propria) si parla perché, dopo aver salvato la vita all’attrice, Arya si dirige a riprendersi la sua vera identità, quella rappresentata dalla sua amata Ago e ritorna ad essere Arya Stark di Grande Inverno in attesa di ulteriori svolte. Questo sconvolgimento della storyline di Braavos potrebbe essere un passo indietro per la più piccola delle Stark ma con l’addestramento affrontato è diventata più forte e temibile, un aspetto che sicuramente non è da dimenticare. Ora cancellare i nomi dal suo Death Note le sarà sicuramente più semplice se è questo quello che è stato pianificato per lei.
“Blood Of My Blood” in conclusione, è forse l’episodio più tranquillo della corrente stagione ed è probabilmente ciò di cui si necessitava dopo il finale a cardiopalma dell’episodio precedente. Benioff e Weiss sembrano aver capito che frammentare eccessivamente ogni episodio non era il massimo, così, già da un paio di puntate, hanno lasciato a turno una o più sottotrame fuori, in modo da non condire smisuratamente gli episodi. Oggi è toccato a Tyrion, Verme Grigio, Varys e gli Stark appena partiti dalla Barriera passare il testimone e, forse per questo, l’episodio non ha lasciato grandi ricordi dato che sono gli Stark ad emozionare maggiormente ultimamente.
Il fatto di concludere con Daenerys non è stata la scelta più saggia ma è sicuramente quella più facile perché necessitava di un discorso per creare delle fondamenta alla sua seconda ascesa, discorso che fino ad ora non era ancora arrivato e che, pertanto, aveva lasciato un po’ interdetti per la facilità di “conquista” dei cuori dothraki. Anche questo non è altro che un momento di passaggio in attesa del season finale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Alleanza Corona & Credo
  • Svolta per Arya
  • Ritorno di zio Benjen
  • Hodor chi?
  • Episodio
  • Il piano di Sam
  • Daenerys come finale facile e fan service

 

Anche nelle puntate meno movimentate qualcosa succede sempre, l’assenza di Jon, Sansa & Co. pesa ma le vicende di King’s Landing e il ritorno di zio Benjen tengono l’hype alto per la prossima puntata nonostante, alla fine dei conti, “Blood Of My Blood” sia solo un episodio di passaggio.

 

The Door 6×05 7.89 milioni – 4.0 rating
Blood Of My Blood 6×06 6.71 milioni – 3.2 rating

 

Detto anche Calendario Umano, si aggira nel sottobosco dei prodotti televisivi e cinematografici per trovare le migliori serie e i migliori film da recensire. Papà del RecenUpdate e Genitore 2 dei RecenAwards, entra in tackle in pochi ma accurati show per sfogarsi e dire la propria quando nessuno ne sente il bisogno.

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