Con It: Welcome to Derry sbarca su HBO il prequel dei due film girati da Andy Muschietti nel 2017 e nel 2019.
Questa precisazione è importante perché l’ispirazione è sempre il romanzo di Stephen King, ma nel libro i protagonisti sono bambini nel 1958 – 59, adulti nel 1984 – 85. Cioè sono coetanei dell’autore e vivono negli anni in cui il romanzo uscì. Nei film, invece, sono bambini negli anni Ottanta e adulti 27 anni dopo. Motivo che porta questa serie, ambientata nel 1962, ad essere un prequel.
Piccola confusione a parte, l’anno in cui è ambientata la vicenda dà origine a una delle idee più azzeccate della storia. Se ne parlerà fra poco.
Lo stesso Muschietti cura la regia dell’episodio, mentre Bill Skarsgård figura tra i produttori. Per rivedere l’attore svedese nei panni di Pennywise occorrerà pazientare un pochino.
UN BRUTTO INCIAMPO INIZIALE
La puntata inizia al cinema. La passione per la settima arte ha un ruolo importante nella narrazione. Al cinema di Derry si è rifugiato un povero bimbo, Matty, il quale finisce subito vittima di It. Questa sequenza è sbagliata da diversi punti di vista. Innanzitutto, si è sulla HBO, rete audace dove le scene di parto assolutamente esplicite sono state serenamente sdoganate (vedere The Pitt). Qui, però, si esagera. Non occorre avere odiato sin dall’infanzia la favola del lupo e dei sette capretti.
Arriva un demonietto, molto simile a quello visto dai Perdenti diventati adulti nel film, nella scena al ristorante cinese. Come detto sopra, Pennywise arriverà in futuro.
Il momento altamente imbarazzante, quasi da sospendere la visione, riserva inoltre un finale sghembo e fuori luogo. Il succhiotto a cui Matty è morbosamente legato galleggia sul fiume, mentre scorrono i titoli di testa. Citazione dell’iconica barchetta di Georgie Denbrough.
POI, PER FORTUNA, MIGLIORA UN PO’
It, comunque, non sarebbe It se non ci fosse un gruppo di ragazzini pronti a indagare e a contrastare il Male. Qui ci sono Ted, Phil, Lilly e la piccola Susie. A loro si aggiunge Veronica, la figlia del proiezionista del cinema.
Come si diceva prima, il fascino dei film è un ingrediente di grande rilevanza. L’episodio, infatti, inizia durante la proiezione del film The Music Man (in italiano Capobanda) e termina sempre al cinema.
Con una mossa a sorpresa, Ted, Phil e Susie vengono subito uccisi dal demonietto. Rimangono Lilly e Veronica. Le due ragazze sono un po’ emarginate: alla prima è morto il padre in un incidente sul lavoro, di cui lei si dà la colpa, l’altra è afroamericana. Si vedrà quali aiuti riusciranno a trovare. Forse le soccorrerà la Tartaruga (potente animale totemico in questo mondo e, questa sì, citazione veramente commovente e azzeccata).
EDGE OF ETERNITY
Nel 1962 ci fu la crisi dei missili di Cuba: il mondo non è mai stato così vicino ad una guerra nucleare come in quel momento. Fu ad ottobre, mentre l’episodio in oggetto è ambientato ad aprile, ma si comincia a respirare l’aria dell’epoca con l’arrivo, alla base militare di Derry, di Pauly Russo e Leroy Hanlon. I due sono piloti di bombardieri B-52 e veterani della guerra di Corea. Non è difficile pensare a quali possano essere le implicazioni di avere un arsenale militare nucleare in una località dove il Male è pronto a scatenarsi.
Meglio ancora se si pensa come la minaccia atomica non sia ancora svanita dalla faccia del pianeta. Altro ottimo spunto per parlare di Male puro nel mondo, inoltre, è la storia della famiglia ebraica di Teddy, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Se la serie riuscirà a ben gestire e sviluppare questo lato della sua narrazione, può giocarsi le sue chance. Particolarmente interessante la comparsa di Bert the Turtle, vera mascotte di una campagna d’epoca contro il panico nucleare. Per il resto, procede vivendo di rendita grazie al materiale del libro e dei due film di Muschietti, senza particolare croccantezza o guizzi.
Sono previste otto puntate, c’è tempo per sviluppare il discorso. Occorre ugualmente, però, uno schiaffetto ben dato, per sollecitare chi di dovere a dosare meglio gli ingredienti. Quella sequenza sbagliata messa all’inizio, come dichiarazione d’intenti dell’intera opera, rischia di costare molto cara.
