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Monterossi – La Serie 1×01 – Questa Non È Una Canzone D’Amore Parte 1TEMPO DI LETTURA 3 min

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recensione Monterossi - La Serie 1x01 Premessa doverosa: chi recensisce non ha letto la serie omonima di romanzi di Alessandro Robecchi per cui non si sa quanto questa nuova produzione italiana, firmata Palomar e distribuita da Amazon Prime, rispetti o meno lo spirito del materiale originario.
Quello che è certo è che, come serie tv, Monterossi si presenta come un prodotto ibrido fra comedy satirica meta-televisiva e giallo all’italiana.
Un connubio che potrebbe anche funzionare, se non fosse che si perde troppo su sé stesso tentando una mediazione fra questi due generi che fa sembrare il tutto fin troppo grottesco e artificiale, quasi come gli stessi programmi televisivi trash su cui vorrebbe ironizzare.

FABRIZIO BENTIVOGLIO AKA CARLO MONTEROSSI


Innanzitutto chi è Carlo Monterossi (un Fabrizio Bentivoglio fin troppo in over-acting)?
Alter-ego del suo stesso autore, Monterossi è un autore televisivo, creatore di una trasmissione trash di successo, Crazy Love, basata su coppie di “casi umani” e condotta da una subdola e cinica anchorwoman interpretata da una Carla Signoris in grande spolvero, la cui mise en abyme non può non richiamare alla mente la celebre conduttrice Barbara D’Urso.
Da tempo in crisi con il suo lavoro e non riconoscendosi più nella sua creatura televisiva, Monterossi decide di non rinnovare il contratto con la casa di produzione. La sera stessa in cui annuncia la sua decisione però un misterioso individuo si presenta armato alla porta di casa sua, sparando un colpo contro la parete.
Attonito per l’accaduto, il protagonista vuole scoprire come mai l’attentatore ce l’aveva proprio con lui, e per questo s’improvvisa investigatore con una bizzarra e improvvisata squadra di assistenti (i compagni di scrittura Omar e Nadia).

LA MILANO NERA DI ROBECCHI


Iniziano così le indagini che collegano l’“attentato” a ben due omicidi: quello del misterioso avvocato Müller, i cui intrallazzi si collegano ad una strage in un campo rom per motivi economici, e quello di una modella con le dita mozzate.
Monterossi si muove in questo mondo, fatto di cinismo e cattiveria, con uno sguardo sornione e distaccato, mantenendosi sempre sul lato comedy dello show, con battute spesso taglienti (condite da un’acidità da boomer incallito) sulla Milano contemporanea. Una città che conferma la sua fama di ambientazione prediletta per il genere “noir”, anche se qui è proprio il lato crime la parte più debole di tutta la vicenda. Poliziotti e criminali sembrano più delle parodie di tali figure (il poliziotto “buono” e quello “violento”, i due sicari…). Per non parlare dell’ambientazione che è un insieme d’interni rigorosamente chiusi e caratterizzati da una fotografia scura e buia anche quando non serve manco fosse diretta dallo stagista-schiavo di Duccio.

REGIA E DIALOGHI


Ma la parte peggiore è rappresentata sicuramente dai dialoghi che risultano fin troppo didascalici ed esplicativi. È vero che, come episodio pilota, la puntata serve soprattutto a spiegare allo spettatore i personaggi e il loro background. Ma è anche vero che sarebbe stato meglio centellinare le informazioni o magari trovare pretesti più convincenti perché questi rivelino nel dettaglio tutta la loro vita privata.
Quando poi si vuole fare satira sociale spicciola sugli stereotipi da “milanese imbruttito” viene fuori tutta l’artificiosità dei personaggi, con cui è veramente difficile empatizzare, proprio perché rappresentano più dei cliché che non dei character a tutto tondo.
Monterossi appare, a prima vista, come un buon esercizio di stile registico ma nulla di più. Il finale tagliato a metà non risolve nulla e non si può certo dire che questi primi 40 minuti della serie abbiano smosso alcuna curiosità per questo prodotto che è uno strano misto di generi narrativi diversi. Ma nessuno di questi che convinca appieno fino alla fine.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Carla Signoris nella parte di Barbara D’Urs… Flora de Pisis!
  • Satira meta-televisiva
  • Scena dell’attentato
  • Fabrizio Bentivoglio perennemente in over-acting
  • Dialoghi esplicativi everywhere
  • Lato “crime” ben poco credibile fra poliziotti macchiettistici e cattivi sterotipati
  • Prodotto che non è né carne né pesce

 

La Milano di Monterossi si snoda fra personaggi cinici e grotteschi. Vorrebbe essere una satira sul mondo televisivo e su una certa mentalità da boomer. Il tutto però in un’ambientazione noir e metropolitana che cozza con questa intenzione. E finisce purtroppo con l’essere né carne né pesce diventando lo stereotipo di sé stessa.

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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