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One Piece 1×07 – The Girl With The Sawfish TattooTEMPO DI LETTURA 5 min

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One Piece 1x07“Luffy… help me!”

Uno dei punti di forza di One Piece (il manga/anime s’intende) è la sua capacità di colpire dritto al cuore dei lettori/spettatori. Eichiiro Oda non ha mai risparmiato momenti emozionanti e toccanti, che spesso coincidono con il climax della saga o dell’arco narrativo di turno. Di conseguenza, fin da quando è stato annunciato questo live action, una delle domande più ricorrenti è stata: “Riusciranno a rendere sullo schermo QUELLA scena?”
Le vicende di Nami e di Arlong hanno una carica emotiva molto forte e di conseguenza diventano il banco di prova più importante della serie. Una prova, a quanto pare, egregiamente superata. Ciò non vuol dire che nel live action tutto funzioni; ma se almeno le emozioni dell’opera originale restano intatte, forse si può chiudere un occhio sul resto (e sperare in un successo di pubblico che spinga Netflix a investire più soldini).

LA RAGAZZA COL TATUAGGIO


One Piece (il live action) è riuscito a costruire molto bene Nami. Cosa tutt’altro che scontata, visto che anni e anni di adattamenti seriali e cinematografici hanno dimostrato quanto sia facile rovinare personaggi perfetti sulla carta.
Episodio dopo episodio, la ladra dal cuore d’oro è stata egregiamente messa a fuoco. Una donna che sembra non volere legami ma si affeziona comunque ai suoi strambi compagni di ciurma. Un’apparente cinica che tuttavia veglia Zoro convalescente leggendogli la storia di Montblanc Noland (in quel di Netflix stanno già pensando alla saga di Skypeia?). Una codarda che però al momento di scappare ci ripensa e torna indietro.
Il culmine di questa caratterizzazione arriva in “The Girl With The Sawfish Tattoo”, titolo che allude al tatuaggio sfoggiato da Nami sulla spalla a simboleggiare le catene invisibili che la legano allo spietato Arlong. Le stesse catene che abbracciano un intero villaggio e che la ragazza vuole rompere, al punto da stringere un patto col diavolo e attirare su di sé per anni e anni l’odio dei suoi stessi concittadini. A cominciare dalla sorella Nojiko.
Il lavoro di scrittura per quanto riguarda i flashback di Nami è notevole. Poche scene sono sufficienti a far respirare allo spettatore il calore di una famiglia che non è biologica ma non per questo è meno coesa, in cui c’è poca ricchezza materiale ma non per questo manca l’amore. Un amore che si spinge ai massimi limiti con il sacrificio di Bellows, che contende la palma di scena più toccante dell’episodio (e forse della stagione) al momento, attesissimo, in cui Luffy va in soccorso di Nami. Lei lo supplica di aiutarla e lui le posa sulla testa il cappello di paglia, il bene più prezioso che ha, a simboleggiare il fatto che considera la ragazza parte della sua ciurma… anzi, della sua famiglia. E che è pronto a prendere a calci nel sedere Arlong per tutto il male che le ha fatto.

IL RAZZISMO DI ARLONG


E a proposito di Arlong, è incredibile come la serie in carne e ossa non solo mantenga il fascino oscuro del personaggio, ma riesca anche, se possibile, a renderlo ancora più minaccioso e sgradevole.
L’antagonista di questo arco narrativo sfoggia un suprematismo razziale ancor più grande di quello del manga/anime, forse perché all’epoca del Mare Orientale Oda non aveva ancora bene in mente tutte le implicazioni dell’apartheid degli uomini-pesce che avrebbe approfondito più avanti. Da questo punto di vista gli autori del live action sono avvantaggiati: potendo consultare l’opera originale a uno stadio assai più avanzato, possono anticipare o gestire diversamente molti elementi (non a caso in questo episodio viene anche citato Jinbe, personaggio che farà la sua comparsa molto molto più avanti).
Ed è interessante notare come la questione della discriminazione degli uomini-pesce e della loro reazione violenta trovi dei precisi parallelismi storici. Non è difficile vedere nell’operato di Arlong un eco della supremazia nera, quel movimento di pensiero che riteneva i neri superiori ai bianchi sfociando nel razzismo. E al pari della supremazia nera, anche le posizioni di questi uomini-pesce estremisti sono la semplice reazione, esagerata ma non casuale, di secoli e secoli di schiavitù e di segregazione.

THE TIMES THEY ARE A-CHANGING


A latere, va spesa qualche parola per le scene che vedono coinvolti Garp e Zeff, col primo ancora sulle tracce del nipote e il secondo che, da bravo ex-pirata, non esita a coprire un “collega”.
I due personaggi sono più simili di quanto si pensi. Entrambi appartengono alla vecchia generazione, la stessa di Gold Roger. Sono vecchie glorie riverite e temute da tutti. E sono a modo loro due idealisti: Garp è convinto del suo ideale di giustizia (che gli ha impedito di scalare ulteriormente le gerarchie della Marina per non “corrompersi”), Zeff crede all’esistenza dell’All Blue. Infine, entrambi hanno allevato un ragazzo che poi ha deciso di andare per mare, ad inseguire i propri sogni.
Eppure sono anche tremendamente diversi. Zeff ha avuto la forza di lasciar andare Sanji, anzi è stato il primo a spronarlo a farlo; Garp è incapace di accettare che il nipote sia cresciuto e debba vivere le sue avventure. Ma soprattutto Garp è il classico boomer secondo cui i giovani sono tutti scapestrati e privi di valori, mentre Zeff mostra fiducia nei confronti della nuova generazione.
Tutto ciò anticipa un tema che diventerà sempre più importante in One Piece, ossia il nuovo che avanza. L’età di Gold Roger è stata gloriosa, ha espresso forse i più potenti pirati di sempre; però è ormai tramontata, appartiene al passato. Coloro che sono ancora vivi hanno solo una pallida ombra della potenza che sfoggiavano all’epoca. Ed è giusto così, perché è tempo di fare spazio alle nuove leve. E se questo spazio non viene creato dai vecchi, saranno i giovani a ottenerlo. A suon di pugni.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I flashback di Nami e l’incontro con Luffy resi egregiamente
  • Il suprematismo degli uomini-pesce
  • Zeff e Garp a confronto e i discorsi sulla nuova generazione
  • Nulla di rilevante

 

Il live action di One Piece non sbaglia nella resa di uno dei nodi più toccanti ed emotivamente potenti dell’opera. Adesso tocca all’ultimo episodio chiudere degnamente questa prima stagione al di sopra delle aspettative, mentre a Netflix il compito di non deludere le speranze dei fan regalando una seconda stagione.

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, un dottore di ricerca e un insegnante di lettere, ma non è stato ancora confermato.

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