Alien è uno dei franchise più longevi di Hollywood: solo con i lungometraggi si è giunti a quota nove grazie all’ultimo e recentissimo Alien: Romulus. Considerando anche diversi cortometraggi, una web-serie e un videogame, la saga aveva raggiunto quota diciannove, ma dal 12 agosto 2025 sono diventati ben venti i prodotti ufficiali. La serie televisiva Alien: Pianeta Terra è quindi l’ennesimo capitolo di un universo in continua espansione, iniziato con il capostipite del 1979 e che tuttora ispira sequel e prequel, come si vede chiaramente nel primo episodio dello show FX. L’influenza del capolavoro di Ridley Scott è così preponderante che, a differenza di altri franchise, come i Jurassic World, per esempio, dove l’originale è spesso celebrato con citazioni nostalgiche ma poi lasciato ai margini del nuovo racconto, qui in tutti i film si ricerca, nei frangenti più catartici, di ricreare quell’atmosfera che ha reso il primo Alien un pezzo immortale della storia del cinema. Continui tributi ad un’opera rivoluzionaria che rimane continuamente al centro dell’universo relativo della saga.
“Cybernetically enhanced humans: Cyborgs
Artificially intelligent beings: Synths
And synthetic beings downloaded with human consciousness: Hybrids”
UNA LUNGA RINCORSA
Sei anni, sei lunghi anni. La creazione di Alien: Pianeta Terra è stata tutto tranne che semplice e rapida. Il nuovo show trasmesso su Disney Plus fu annunciato nel febbraio 2019 e subito il progetto finì al centro dell’opinione pubblica, poiché il mondo narrativo di Alien è tra i più amati in assoluto. Tuttavia, prima a causa della pandemia di COVID-19, che ne ha ritardato la pre-produzione, poi per via dello sciopero del SAG-AFTRA, le riprese sono iniziate effettivamente solo nell’aprile 2024, per concludersi nel luglio dello stesso anno. Problemi che ne hanno rallentato l’uscita ma che, a dirla tutta, hanno reso lo show ancora più attuale nelle tematiche che affronta, come sull’intelligenza artificiale e la diseguaglianza sociale. Nel corso di questi anni il progetto è stato affidato a Noah Hawley (Fargo, Legion, Bones), che ne è creatore, showrunner, sceneggiatore e, in alcuni episodi, anche regista. Successivamente è stato svelato il cast, a partire dalla protagonista Wendy, interpretata da Sydney Chandler (Pistol, Sugar). Accanto a lei l’altro protagonista è Alex Lawther (Black Mirror, The End Of The F**ing World, Andor), che qui dà il volto a Joseph D. Hermit, e a Timothy Olyphant (Deadwood, Fargo, Justified), che interpreta Kirsh, sintetico che fa da mentore e guida a Wendy e agli altri Lost Boys.
“Used to be food, you know. […] Humanity. Your lives were short and filled with fear. Then your brains grew. You built tools and used them to conquer nature. You built impossible machines and went to space. You stopped being food. Or, I should say, you told yourself you weren’t food anymore. But, in the animal kingdom, there is always someone bigger or smaller, who would eat you alive if they had the chance. That’s what it is to be an animal. You’re born, you live, you die.”
L’ISOLA CHE NON C’È
Come primo episodio, Neverland ha tutto ciò che serve per introdurre lo spettatore nell’universo di Alien. Alien: Earth si colloca cronologicamente due anni prima del film originale del 1979, riportandoci in un contesto in cui la conquista dello spazio da parte dell’uomo è già realtà. La serie, oltre a trattare del terrore causato dagli xenomorfi, si concentra sull’esplorazione della natura dei sintetici e, soprattutto, degli ibridi: bambini terminali la cui coscienza viene trasferita in corpi sintetici adulti. Tutto questo avviene con continui richiami a Peter Pan, dove gli ibridi assumono il ruolo dei Lost Boys, creati dal ragazzo prodigio/Peter Pan: Boy Kavalier (Samuel Blenkin).
Altro tassello centrale, che dà il via alla missione dei Lost Boys, è il legame tra i fratelli Wendy e Joe Hermit, che ricorda da vicino le dinamiche familiari già viste in Alien: Romulus. Il pilota porta con sé un ricco world-building: il cargo USCSS Maginot della Weyland-Yutani richiama la claustrofobia del Nostromo e la sua missione, durata sessantacinque anni, si interrompe bruscamente con un impatto devastante sulla Terra, ormai dominata da mega-corporazioni, finendo per schiantarsi su Prodigy City. È per questo che Boy Kavalier invia i suoi ibridi alla ricerca di superstiti e per scoprire il contenuto del cargo. Spiegazioni a tratti pesanti e didascaliche, ma necessarie per comprendere le dinamiche che la serie svilupperà.
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Il pilota di questo nuovo tassello dell’universo di Alien non verrà ricordato come uno dei migliori episodi dell’anno, ma assolve pienamente al compito di costruire le fondamenta del racconto. Sarà interessante capire come evolveranno i rapporti tra le corporazioni, l’impatto emotivo della missione sui Lost Boys e come verrà contenuta l’inevitabile scia di morte e distruzione degli xenomorfi. Tante domande e poche risposte, ma per ora va più che bene così.


