Bad ApplesTEMPO DI LETTURA 10 min

23/10/2026
Bad Apples
Recensione FilmBad Apples Bad Apples Cinema

Saoirse Ronan guida una commedia nera feroce sulla scuola, l'omertà e il prezzo della quiete collettiva.

Sinossi

Maria Spencer è un’insegnante di scuola primaria che cerca di tenere insieme una classe difficile, messa in scacco da un alunno ingestibile e dalla paura di perdere il lavoro. Quando un incidente la porta a prendere una decisione gravissima, la situazione precipita. Ma l’assenza del bambino sembra migliorare la vita scolastica, trasformando un errore in un dilemma morale sempre più inquietante.

Bad Apples è una commedia nera del 2025 diretta da Jonatan Etzler e interpretata da Saoirse Ronan, arrivata nei cinema italiani il 10 settembre 2026 con Eagle Pictures. È uno di quei film che sembrano costruiti per far ridere a disagio: parte come satira scolastica, scivola nel thriller domestico e si chiude come una parabola feroce sulla complicità collettiva. Una commedia nera che non cerca la simpatia dello spettatore e che, proprio per questo, riesce a lasciare il segno. A tenerla in piedi c’è una Saoirse Ronan insolita e magnetica, lontana dai ruoli a cui aveva abituato il pubblico.

UN ROMANZO SVEDESE, UNA SCUOLA INGLESE


Bad Apples è una commedia thriller diretta da Jonatan Etzler, al suo debutto in lingua inglese dopo One More Time (2023), il primo film girato per Netflix. La sceneggiatura è di Jess O’Kane, da un soggetto scritto insieme al regista, e adatta il romanzo svedese De Oönskade (2020) di Rasmus Lindgren. Nel giugno 2024 i diritti di distribuzione sono stati acquisiti da Republic Pictures, etichetta di Paramount Pictures.

Il percorso festivaliero è stato di tutto rispetto. Il film ha avuto la sua anteprima mondiale al Toronto International Film Festival il 7 settembre 2025, poi è stato presentato al Festival di San Sebastián, dove ha concorso nella sezione New Directors, ed è stato selezionato nella Official Competition del BFI London Film Festival. Dopo oltre un anno di circuito festivaliero è arrivato nelle sale: in Italia il 10 settembre 2026, nel Regno Unito e negli Stati Uniti il 18 settembre.

Le curiosità di produzione sono tra le parti più interessanti. Etzler ha raccontato di aver fatto l’insegnante e di essere rimasto molto colpito dal dilemma morale del romanzo; anche la sceneggiatrice O’Kane viene dal mondo della scuola. Per questo il regista ha spostato l’ambientazione dalla Svezia all’Inghilterra meridionale, convinto che i sistemi scolastici dei due paesi fossero ugualmente disfunzionali e che condividessero lo stesso senso dell’umorismo nero.

Sul fronte del cast, Ronan è stata, a detta di Etzler, l’unica attrice presa in considerazione e ha risposto in meno di una settimana, attratta da un personaggio che non ha nulla delle persone di buon cuore che ha interpretato più spesso. Il ruolo di Danny è andato a Eddie Waller, che non aveva alcuna esperienza di recitazione prima di essere scoperto dalla casting director Fiona Weir. Le riprese sono iniziate il 19 marzo 2024 a Bristol e dintorni e sono durate 32 giorni, in una scuola vera con l’aiuto di insegnanti come consulenti, mentre il seminterrato è un set costruito in studio dalla production designer Jacqueline Abrahams.

Maria Spencer (Saoirse Ronan) insegna in una scuola primaria del Somerset. È una donna sola, semplice, a tratti banale e goffa, con serate che passano davanti a semplici videogiochi. È proprio questa somma di piccoli difetti a renderla immediatamente simpatica: nessun eroismo, nessuna aura da protagonista, solo una persona normale che prova a fare bene il proprio lavoro. Viene quasi spontaneo affezionarsi, quasi senza accorgersene, ed è un’operazione non da poco, perché il film avrà bisogno di quell’affetto per funzionare.

In un momento chiave la vediamo anche parlare ai suoi alunni di poesia, con un monologo che richiama On Saturday Afternoon in 1963 di Rickie Lee Jones: una scena delicata, che ricorda allo spettatore perché Maria ha scelto questo mestiere.

Il problema ha un nome: Danny (Eddie Waller), un bambino di circa dieci anni seriamente disadattato, che trasforma ogni lezione in un campo di battaglia. Non è il classico monello da commedia: è un ragazzino davvero difficile da gestire e talvolta pericoloso, capace di gesti che non hanno niente di innocente, come spingere una compagna giù dalle scale o manomettere un macchinario industriale con una scarpa. Il film non ce lo fa mai amare, e questa è una scelta coraggiosa. Alle spalle di Maria c’è poi un sistema scolastico che non la sostiene e l’incombere di un’ispezione che la terrorizza: l’idea di essere licenziata pesa su ogni sua decisione.

Una colluttazione nei pressi della casa del ragazzino, in cui Danny perde i sensi, segna il punto di non ritorno. Da qui Maria compie una serie di scelte sbagliate che portano Danny a ritrovarsi chiuso nel seminterrato della sua casa. Il resto è un crescendo di tensione e imbarazzo: il giorno dopo, a scuola, Maria vive finalmente una giornata bellissima, senza Danny, con una classe che lavora serenamente e colleghi e genitori entusiasti del miglioramento.

Ma il sollievo dura poco. Partono le ricerche per il bambino scomparso e a casa Maria cerca di instaurare un’idea di normalità con il suo ospite involontario, provando perfino a fargli lezione. Attorno a lei ruotano Pauline (Nia Brown), compagna di classe dal ruolo decisivo, e un piccolo universo di adulti interpretato, tra gli altri, da Jacob Anderson, Rakie Ayola, Robert Emms, Sean Gilder e Kerry Howard, nei panni di una poliziotta.

IL FINALE: CHI È DAVVERO LA MELA MARCIA?


Attenzione: questa sezione contiene spoiler.

Il vero film comincia quando Maria smette di essere il problema. Fino alla metà, Bad Apples è la storia di un errore umano, quasi comprensibile, e di una donna che prova a rimediare. Poi arriva la riunione dei genitori, e la verità detta ad alta voce ribalta la prospettiva: davanti alla confessione di un sequestro, gli adulti non corrono dalla polizia, perché il sollievo di aver ritrovato la quiete pesa più di qualunque scrupolo. È il passaggio in cui il film dichiara la propria tesi. La comunità non vuole salvare Danny, vuole liberarsi di lui. E Maria finisce chiusa in un ripostiglio non tanto per aver commesso un reato, quanto per aver rotto un patto non scritto, quello di far finta di non sapere.

Il film si inserisce così in una tradizione precisa. Il riferimento più naturale è il racconto di Ursula K. Le Guin, The Ones Who Walk Away from Omelas, in cui il benessere di un’intera città si regge sulla sofferenza di un bambino tenuto in una cantina, e tutti sanno. Etzler però capovolge il meccanismo: il suo bambino non è una vittima innocente, ma un ragazzino davvero molesto, e questa è la mossa più ambigua e interessante dell’opera, perché toglie allo spettatore l’alibi della pietà facile.

Il disagio nasce dal fatto che la comunità, in fondo, qualche ragione ce l’ha, e il film non offre un modo comodo per giudicarla. Risuona anche Dogville di Lars von Trier, dove un paese tratta una persona come una risorsa finché serve. Il confronto con Misery, suggerito dalla prigionia domestica, regge invece solo in superficie: Maria non ha nulla della carceriera di King, è una persona senza potere che si ritrova, per inerzia, a esercitarlo.

Il titolo lavora su un proverbio noto, quello della mela marcia che rovina il cesto, e la domanda che il film pone è chi sia davvero la mela marcia: il bambino, la maestra o il cesto. La risposta più spietata sta nella classe che improvvisamente funziona. Un sistema che misura il successo nell’assenza di conflitto, e non nella cura, premia chi fa sparire il problema, e per questo l’ispezione e la paura del licenziamento pesano come una minaccia concreta.

A rendere la satira ancora più amara è Pauline: il suo ricatto bonario mostra che il cinismo non è un monopolio degli adulti, e che i più piccoli imparano le regole del gioco molto prima di quanto si voglia credere.

La fuga di Danny, infine, non è una catarsi. Il bambino corre libero lungo una strada, ma l’immagine lascia aperta la questione di dove stia andando e di chi lo aspetti. La libertà arriva, ma in un mondo che non ha previsto un posto per lui. È un finale che sceglie la parabola invece del realismo, e che chiede di essere letto più come un atto d’accusa verso la comunità che come la soluzione di una storia.

SAOIRSE RONAN E I LIMITI DELLA SATIRA


Jonatan Etzler dirige con mano sicura, riuscendo a tenere insieme due toni che raramente convivono bene: il realismo scolastico dei primi minuti, fatto di aule, corridoi e riunioni, e la tensione crescente di un thriller in cui ogni bugia ne chiama un’altra. Il film oscilla tra risata amara e disagio senza mai perdere la bussola, e il fatto che il regista conosca davvero la scuola dall’interno si sente in tanti dettagli. La critica internazionale ha parlato di una commedia nera più vicina al carbone che al nero assoluto, e c’è anche chi ha ammesso di aver messo a fuoco solo col passare dei minuti la natura estrema di questo umorismo.

Saoirse Ronan è il vero motore dell’operazione. Lavora per sottrazione, dando a Maria un’ordinarietà quasi fragile, e questa scelta è la chiave di tutto: se lo spettatore non provasse simpatia per lei, il film non avrebbe lo stesso effetto perverso. Eddie Waller, al suo primo ruolo, regala un Danny credibilmente insopportabile, e va riconosciuto al film il merito di non addolcirlo mai.

Nia Brown è la sorpresa del cast: la sua Pauline, glaciale e opportunista, ruba la scena in ogni apparizione. Funzionano anche gli adulti di contorno, pur con qualche forzatura, perché l’idea di una comunità che si coalizza è, in fondo, il bersaglio principale della satira.

Sul piano tecnico il film è asciutto ed efficace. La fotografia di Nea Harnebrandt Asphäll restituisce bene il contrasto tra gli ambienti luminosi della scuola e lo spazio claustrofobico del seminterrato. Il montaggio di Robert Krantz sostiene i 100 minuti senza cali di ritmo, mentre le musiche di Chris Roe accompagnano la discesa senza mai caricare troppo.

L’unica pecca sta nella difficoltà di credere che un gruppo di adulti si coalizzi in questo modo contro un minore. È una scelta simpatica e provocatoria, perfettamente coerente con il tono satirico, ma desta più di un dubbio sul piano della credibilità, soprattutto nella parte finale. I personaggi adulti, nel complesso di figure all’interno del film, risultano quelli meno verosimili, nonostante si possa riconoscere loro qualche scintilla di cinismo autentico. Forse troppo sottolineata e semplice anche la metafora del titolo.

Va detto anche che il film porta con sé un’avvertenza per scene di violenza verso i minori, e non è un’opera per tutti i palati.

Scheda film
Titolo originaleBad Apples
RegiaJonatan Etzler
SceneggiaturaJess O’Kane, dal romanzo De Oönskade di Rasmus Lindgren
InterpretiSaoirse Ronan, Eddie Waller, Nia Brown, Jacob Anderson, Rakie Ayola, Robert Emms, Sean Gilder, Kerry Howard
Distribuzione ItaliaEagle Pictures
Distribuzione internazionaleRepublic Pictures / Paramount Pictures
Durata100 minuti
OrigineRegno Unito, 2025
Data di uscita10 settembre 2026 (Italia)
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Bad Apples è una commedia nera cattiva e riuscita, che usa una premessa da incubo per parlare di omertà, convenienza sociale e del modo in cui una comunità decide chi merita di essere salvato. Non tutto è plausibile, e la reazione degli adulti nel finale è il punto in cui il film chiede più fiducia allo spettatore di quanta ne meriti. Eppure la regia di Etzler è sicura, il ritmo non cala mai e Saoirse Ronan, in un ruolo lontano da quelli abituali, regge l’intera opera con una naturalezza che la rende molto più di una semplice provocazione. Le sue qualità superano i difetti, e il film resta un’esperienza che vale la sala: non cambierà il cinema, ma è curato, ben recitato e capace di far ridere proprio quando ci sarebbe poco da ridere.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Aldo Longhena è autore di Recenserie conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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