Corpo Libero 1×01 – LunedìTEMPO DI LETTURA 4 min

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Correva l’ormai lontano anno 2010. Ilaria Bernardini diede alla stampa il suo romanzo Corpo Libero, ambientato nel mondo della ginnastica artistica femminile. Come ha dichiarato la stessa autrice presentando il libro, l’ispirazione le venne frequentando le ragazze della squadra nazionale di ginnastica. Frequentazione da cui, nello stesso periodo, sarebbe poi nato il programma di MTV Ginnaste: Vite Parallele.
Dalla stessa opera ora è stata tratta questa miniserie di coproduzione internazionale per Paramount+.
Al centro della vicenda c’è una squadra di ginnaste, impegnate in un torneo internazionale in una località di montagna. I ruoli sono tutti affidati a giovani esordienti mentre i veterani Antonia Truppo e Filippo Nigro interpretano rispettivamente l’allenatrice e il medico fisioterapista della squadra. Gradita sorpresa, nel ruolo di Pietro, simpatico figlio dei padroni dell’albergo dove alloggiano le ragazze, c’è Emanuele Maria di Stefano, attualmente Tito Tazio in Romulus.

DOPPIA CORNICE NON EQUIVALE A DOPPIO GUSTO


Lo show inizia a cornice, presentando subito il tocco thriller destinato a colorare, come nel libro, tutta la vicenda.
Una delle ginnaste, infatti, è stata uccisa nella neve, durante il torneo. Ovviamente lo spettatore non sa chi sia il colpevole (lo può sospettare se ha letto il libro). Di sicuro non è Martina, persona informata sui fatti, a cui viene affidato il compito di voce narrante, mentre viene interrogata dalla Polizia.
Si crea così una sorta di doppia cornice. Questo raddoppio, purtroppo, non aggiunge valore al prodotto, anzi lo toglie. A parte appesantire un po’ la narrazione, infatti, crea un contrasto stridente fra il linguaggio usato da Martina davanti all’autorità e quello usato dalle ragazze fra di loro. Si passa da momenti con un buffo effetto “libro stampato” ad altri con un dialetto smozzicato ai limiti dell’incomprensibile.

CARLA E LE ALTRE


Rispetto al romanzo, la serie mantiene le gerarchie fra le ragazze: Carla è la figura carismatica, poi ci sono “le inutili”. Non c’è traccia, invece, di tutto il sotto testo di lotta di classe e rivalsa sociale presente nel libro, almeno in questo primo segmento.
Nella pagina scritta, Martina è figlia di una famiglia umile. Sua madre fa le pulizie degli uffici e lei ringrazia esplicitamente il mondo della ginnastica per averle permesso di viaggiare e vedere un mondo che i suoi genitori non avrebbero mai potuto offrirle.
Carla, invece, è “nel cuore del nostro cuore”, come dice l’allenatrice, anche perché figlia di una famiglia molto ricca. A parte questo, è bella e affascinante, non la bulletta di periferia portata sullo schermo da Giada Savi. Se, comunque, gli sceneggiatori intendevano rappresentare l’artificiosità del mondo di grazia e leggiadria presentato durante gli esercizi, lo scopo è stato raggiunto.

DIETRO LE QUINTE


Sempre rispetto al libro, rimangono inalterati tutti i problemi e le dinamiche serpeggianti dietro le quinte di ogni esibizione.
In primo luogo, la paura di un infortunio grave: viene presentata sotto forma di una brutta caduta al volteggio di una delle ginnaste straniere. Qui si rivela anche tutta l’ambiguità dei rapporti fra amiche – rivali, soprattutto quando ci si accorge che l’altra è migliore, come nel caso della romena Angelica Ladeci.
In secondo luogo, la paura di non vincere niente: questa porta a controllare il peso sino all’anoressia (un tema molto caldo nella cronaca sportiva di questi giorni) e, insieme ai timori di cui sopra, a mille piccoli rituali scaramantico-ossessivi, riguardanti ad esempio la disposizione degli oggetti o i gesti da compiere in un ordine ben preciso. Non aiutano, in questo senso, i discorsi dell’allenatrice sul “godersi il momento luminoso” perché “non saremo mai più giovani come oggi”. Paradossalmente, però, ad un’esplicita domanda dell’inquirente, Martina risponde che tutte le restrizioni e i controlli continui fanno sentire le ragazze “curate da qualcuno che le vuol far diventare forti”, per cui sembrano bene accette.
Ilaria Bernardini ha dichiarato di aver verificato personalmente la realtà di certe dinamiche frequentando le ginnaste. Le si può dare ragione anche vedendo i filmati relativi ai campionati europei di ginnastica artistica, tenutisi a Monaco lo scorso agosto, soprattutto osservando gli atteggiamenti di una delle gemelle D’Amato mentre la sorella si esibiva alla trave.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ambientazione
  • Tocco thriller
  • Rappresentazione fedele di certe dinamiche
  • Emanuele Maria di Stefano
  • Carla, bulletta di periferia
  • La doppia cornice non è una grande idea
  • L’allenatrice, guida poco affidabile

 

Progetto promosso per il contenuto e pure il tocco thriller ci sta, aggiunto ai timori costanti delle ragazze. Rimangono però diversi difetti stilistici anche marcati, per cui il voto non può andare oltre la sufficienza.

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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