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American Fiction recensione
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American Fiction

Una commedia dalle tinte profonde che diverte ma fa anche riflettere sull'ipocrisia culturale e sui tentativi, anche piuttosto razzisti, di combattere il razzismo. Il tutto con un Jeffrey Wright sopra le righe e in grado di sorreggere il film sulle sue spalle.

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Thelonious “Monk” Ellison, un affermato scrittore afroamericano, vede le sue opere elogiate dalla critica ma ignorate dal pubblico. Frustrato, decide di scrivere “My Pafology”, un romanzo satirico che prende in giro i cliché richiesti agli autori neri: violenza, droga e famiglie disfunzionali. Sotto pseudonimo, il libro riscuote un enorme successo, costringendo Monk a confrontarsi con l’ipocrisia del mondo letterario e con la sua stessa identità artistica.

È facile immaginare come questa pellicola, in una realtà del multiverso in cui non fosse stata candidata come Miglior Film prima ai Golden Globe e poi agli Oscars, sarebbe passata piuttosto inosservata al grande pubblico. Ma quella in cui viviamo non è quella realtà, e le motivazioni dietro la candidatura agli Oscars di questo film indipendente sono piuttosto chiare: c’è una palese critica sociale e una certa voglia di mettere tutti gli americani (bianchi) di fronte ad uno specchio per affrontare la loro ipocrisia. Certo, le due ore di American Fiction rappresentano innegabilmente una piacevolissima visione, però non è questo il motivo per cui è stata candidata.

White people think they want the truth, but they don’t. They want to feel absolved.

Cord Jefferson, sceneggiatore e regista del film, ha adattato un romanzo del 2001 di Percival Everett intitolato Erasure (in italiano Cancellazione). Si, la data è corretta: 2001. 23 anni dopo, nonostante (e proprio forse per l’eccesso di) tutti i fenomeni legati al movimento Diversity & Inclusion, all’essere “woke enough” e all’essere “cancellato” dal sistema in maniera retroattiva dall’Internet, il tema affrontato da Everett nel suo romanzo è ancora estremamente vivo e vivido.
Chi scrive queste righe non ha letto il romanzo, ma è stato confermato che l’adattamento di Erasure non è stato ovviamente pari-pari e ci sono stati alcuni cambiamenti, come è normale che sia. Bisogna fare i complimenti a Jefferson sia per la sceneggiatura che per la regia, non eccelsa ma comunque solida e funzionale, specialmente in alcuni momenti sopra le righe come la scrittura dell’apertura del romanzo o la lettura dei possibili finali dello stesso. Piacevolissime trovate.

I’m happy you are not white.

Jeffrey Wright è un elegantissimo faro in questi 117 minuti: risplende di luce propria, eleva la recitazione di chiunque interagisca con lui e, in generale, sembra fatto esattamente per il ruolo visto sia il suo savoir-faire, che la distanza che intercorre tra il suo character e quello fittizio del libro. Gli altri personaggi sono dei comprimari più o meno importanti ma Monk rimane il fulcro completo del film e tutto ruota intorno a lui. Si può serenamente affermare, quindi, che American Fiction non esisterebbe senza Jeffrey Wright, tra l’altro nominato come Miglior Attore Protagonista per questa performance.
L’ironia mista indirettamente a critica sociale può piacere o non piacere, ma è innegabile che sia tanto sottile quanto efficace. Da un mero punto di vista culturale, è anche comprensibile che spacchi in due l’opinione dello spettatore che o è vittima di un risveglio della coscienza o semplicemente non capisce il problema alla base e, pertanto, non può apprezzare il film. La realtà è però sotto gli occhi di tutti ed è un ingombrante minestrone di stereotipi, voglia di sentirsi meglio come società e anche una buona dose di scelte facili e veloci che però contraddicono l’idea generale.

Potential is what people see when they think what’s in front of them isn’t good enough.


Probabilmente senza la pacatezza e il carisma scenico di Jeffrey Wright, American Fiction non sarebbe arrivato fino alle nomination dell’Academy di quest’anno, però il contenuto è lì e merita sia una visione che una riflessione postuma. A freddo, quando si sarà in grado di dividere le risate dal problema che evidenziano (ancora irrisolto anche a 20 anni dalla pubblicazione del romanzo).

 

TITOLO ORIGINALE: American Fiction
REGIA: Cord Jefferson
SCENEGGIATURA: Cord Jefferson
INTERPRETI: Jeffrey Wright, Tracee Ellis Ross, John Ortiz, Erika Alexander, Leslie Uggams, Adam Brody, Issa Rae, Sterling K. Brown
DISTRIBUZIONE: Orion Pictures (attraverso Amazon MGM Studios)
DURATA: 117′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 15/12/2023

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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