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Bullet Train recensione
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Bullet Train

Non bisogna aspettarsi un capolavoro ma solo un po' di sana violenza, due ore di pura adrenalina e diversi plot twist. Partendo da questo presupposto ci si può godere per bene l'intrattenimento esagerato che regia, cast e sceneggiatura sono riusciti ad offrire.

Cinque assassini si ritrovano su un treno ad alta velocità giapponese chiamato Bullet Train, rendendosi conto che i loro incarichi individuali sono tutti stranamente interconnessi. Il viaggio da Tokyo a Kyoto sarà estremamente sanguinolento.

Quando nel 2010 Kōtarō Isaka pubblicò il suo secondo romanzo Maria Beetle (rinominato Bullet Train per il mercato internazionale), di certo non si sarà immaginato né che dodici anni dopo Hollywood lo avrebbe trasformato in un film, né che Brad Pitt avrebbe interpretato il protagonista. Quest’informazione, probabilmente, è una sorpresa anche per chi legge queste righe perché, guardando a Bullet Train e apprezzandone la diversità e la peculiarità di essere ambientato in un treno ad alta velocità giapponese, ci si sarebbe potuto immaginare una sceneggiatura originale. Cosa che invece non è.
Isaka è un autore piuttosto prolifico in madre patria e non è nuovo ad adattamenti cinematografici dei suoi romanzi, tra cui figura anche il prequel di Bullet Train, Grasshopper, rinominato Three Assassins all’estero. Lo scrittore giapponese però non figura tra i né tra i produttori esecutivi del film, né come penna dietro la sceneggiatura che è stata invece assegnata a Zak Olkewicz che l’ha adattata dall’omonimo romanzo.

You shoot first. Come up with the answers later.

Dal punto di vista della regia e della produzione del film, ovviamente ci sono delle differenze con quanto scritto da Isaka, differenze che si misurano soprattutto in un cambio di tono del film che all’inizio era stato descritto come più simile a Die-Hard e che invece è finito per essere un po’ più comico e leggero rispetto a quanto inizialmente concepito.
Per rendere il tutto un po’ meno difficoltoso è stato scelto David Leitch, un regista che ha nel suo curriculum un bel po’ di film d’azione di successo farciti da qualche battuta sagace tipo John Wick (co-diretto con Chad Stahelski) o Deadpool 2, giusto per citarne due. La sua scelta non è casuale visto che Leitch nasce come stuntman ed è stato quello di Brad Pitt per ben cinque volte in passato, il che spiega anche la facilità con cui i due si siano ritrovati a lavorare insieme in quest’occasione.
Il cast, capitanato da Pitt stesso, è anche piuttosto interessante e amalgamato bene, specialmente nelle dinamiche tra i due gemelli Aaron Taylor-Johnson e Brian Tyree Henry o, più in generale, con qualsiasi character che interagisca con Ladybug (Brad Pitt) e la sua sfortuna ricorrente.

Lady Bug: it holds all the bad luck so others can live in peace.

Bullet Train è quindi un film abbastanza diverso rispetto a quello concepito nella versione cartacea ma non è necessariamente un male, vuoi per il gusto più mainstream del pubblico europeo e americano che in esso rivedrà con piacere delle parvenze di Crank o di un film a caso tra quelli di successo di Guy Ritchie come Snatch o RocknRolla.
La violenza, la claustrofobia che pervade le scene e la frenesia di eventi e battute sono il DNA della pellicola che non lascia tempo di respirare, continuando a spostarsi in maniera piuttosto omogenea e poco forzata tra i vari protagonisti. La gestione del folto cast doveva essere fatta nei minimi dettagli e Leitch è molto bravo nel concedere a tutti gli attori il giusto spazio senza mai sembrare esagerato, il tutto in un attento passaggio del testimone che continua ad essere passato di mano in mano per tutti e 126 i minuti.
Anche la location stretta di un treno, che sulla carta è un’arma a doppio taglio, riesce ad essere gestita piuttosto bene concedendosi però qualche esagerazione di tanto in tanto (il serpente che continua a spostarsi tra le cabine senza che nessuno se ne accorga) su cui però, nell’insieme, si può tranquillamente soprassedere senza danni degni di nota alla trama o al realismo già portato all’estremo in diverse occasioni.

Man, I just wanna get off this train, go see a zen garden and shit.

Il finale è probabilmente più esagerato di quanto si vorrebbe vedere, specialmente perché cozza con un realismo già messo fortemente alle strette nei 100 minuti che l’hanno preceduto. Si vede che Leitch forza la mano per porre fine alla corsa del suo Bullet Train e lo fa senza remore, prendendosi sul serio fino ad un certo punto e spingendo molto sul fattore caso/sfortuna/coincidenze che non lascerà tutti i palati soddisfatti ma è comunque piacevole da guardare.


In definitiva è importante approcciarsi al film con il giusto spirito, senza aspettarsi un capolavoro ma solo un po’ di sana violenza, due ore di pura adrenalina e diversi plot twist. Con questo tipo di aspettative allora il Bullet Train di Leitch è davvero un buon film da guardare (anche in compagnia) cercando di godersi al massimo l’intrattenimento esagerato che regia, cast e sceneggiatura sono riusciti ad offrire.

 

TITOLO ORIGINALE: Bullet Train
REGIA: David Leitch
SCENEGGIATURA: Zak Olkewicz, Kōtarō Isaka
INTERPRETI: Brad Pitt, Joey King, Aaron Taylor-Johnson, Brian Tyree Henry, Andrew Koji, Hiroyuki Sanada, Michael Shannon, Benito A. Martínez Ocasio, Sandra Bullock
DISTRIBUZIONE: Sony Pictures Releasing
DURATA: 126′
ORIGINE: USA, 2022
DATA DI USCITA: 05/08/2022 USA

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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