Die Blutgräfin - The Blood Countess recensione

Die Blutgräfin – The Blood CountessTEMPO DI LETTURA 4 min

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Film presentato in anteprima alla 76ª Berlinale berlinale logo

Decenni dopo la sua misteriosa scomparsa, la Contessa di Sangue riemerge nella Vienna dei giorni nostri, dove si ricongiunge con la sua devota sottoposta, Hermine, per rintracciare un libro pericoloso, dotato del potere di distruggere ogni male, compresi tutti i vampiri come loro. Le due intraprendono una caccia al tesoro attraverso i magnifici siti storici della città e reclutano il malinconico nipote della contessa, un vampiro vegetariano di nome Rudi Bubi, e la sua psicoterapeuta, mentre ampliano la ricerca fino alla Boemia. Nel frattempo, una coppia di vampirologi e un ispettore di polizia restano alle calcagna…

Nella sezione Berlinale Special Gala, il nuovo film scritto e diretto da Ulrike Ottinger non è assolutamente quello che chiunque potrebbe aspettarsi di vedere leggendo la sinossi soprastante. Non lo è per diversi motivi, prima di tutto perchè, pur essendo segnato come un film sia horror che comedy, non ha nessuna venatura horror e il lato comedy è molto distante dall’umorismo che molte persone potrebbero avere. Alcuni potrebbero definirlo semplicemente “datato” o appartenente ad almeno un paio di generazioni fa.
A tal proposito, avendo visto la pellicola in una proiezione stampa in anteprima, ancora più che il film è interessante vedere la reazione della platea di giornalisti presenti. Una platea che è composta da una maggioranza di giornalisti tedeschi, alcuni più anziani degli altri, e qualche giornalista internazionale. Essendo un film tedesco la cosa non sorprende ma ciò che sorprende è che, se da un lato ci sono stati diversi giornalisti che hanno abbandonato la sala durante la visione (e chi scrive li comprende molto bene), dall’altro lato c’è stata anche una serie di applausi al termine della proiezione, sinonimo di un generale apprezzamento. Quindi si può cominciare questa recensione con un incipit: Die Blutgräfin – The Blood Countess è un film veramente divisivo e appartenente ad un’altra epoca.

NON È UN FILM MA UN’OPERA TEATRALE


Se ci si informa sulla regista Ulrike Ottinger, si noterà che è rinomata tra gli addetti ai lavori per essere un’amante di film all’avanguardia, praticamente sinonimo di una polarizzazione delle opinioni e anche di molta sperimentazione. E Die Blutgräfin – The Blood Countess è infatti molto sperimentale (se si vuole giudicarlo da questo punto di vista) dato che di fatto è girato come se fosse un’opera teatrale, sia nelle scenografie che, soprattutto, nella recitazione. Una recitazione che è forzata e poco naturale, esattamente come richiesto da un’opera teatrale ma che poco si addice al cinema, soprattutto se non rientra tra le aspettative del pubblico.
Ci vogliono almeno 10 minuti per capire con che tipo di film si sta avendo a che fare perchè bisogna accettare un comportamento innaturale dei vari character, un comportamento che se si vuole si può attribuire al mondo teatrale, ma potrebbe essere anche attribuito ad un film di altri tempi, tra gli anni ’30 e gli anni ’70. I personaggi parlano a voce alta dicendo quello che pensano senza lasciare il compito alla regia, e già questo di per sè è in qualche modo inaccettabile per il cinema contemporaneo (e anche per chi scrive).
Certo, è una questione di “accettazione” ma deve essere anche una scelta motivata per essere accettata e non è questo il caso, soprattutto perchè a posteriori, una volta terminata la visione e avendo sviscerato la breve trama, il tutto viene ammorbato in maniera insopportabile dai 119 minuti di durata.

Io sono Rudi Bubi von Strudl.

Ottinger sceneggia e dirige un film che non si può che non capire, sia nella storia, sia nel linguaggio, sia nel finale. Sono tante troppe le cose che non hanno alcun senso, a partire dal linguaggio utilizzato in cui la contessa Erzsébet Báthory (interpretata da una Isabelle Huppert che fa semplicemente ciò che le viene chiesto di fare), protagonista della pellicola, parla costantemente francese con qualsiasi character che le risponde in tedesco. Non c’è alcuna spiegazione, razionale o meno, del perchè i personaggi le rispondano in tedesco e lei continui invece a parlare in francese. Eppure accade e continua a ripetersi di continuo.
La Huppert dovrebbe essere un motivo per guardare la pellicola e anche per giustificare la presenza di altri attori di rilievo, tra cui la presenza di Lars Eidinger che sarà il futuro Brainiac del DCU di James Gunn, il che fa ridere perchè la distanza tra non c’è assolutamente niente di più distante tra il DCU e questa pellicola.
Dulcis in fundo va poi citata l’apparizione completamente non-sense ed inutile di Conchita Wurst che arriva a caso all’interno di una cripta per cantare una canzone ad un gruppo di soldati di una squadra speciale. Non-sense.


Senza girarci troppo attorno,  Die Blutgräfin – The Blood Countess è un flm veramente per pochi, o, ancora meglio, per nessuno. Oltre a sovvertire completamente le aspettative di essere un film horror dalle venature comedy, sovverte anche le aspettative di essere un film dato che è palesemente un’opera teatrale che in qualche modo è finita al cinema spacciandosi per qualcosa che non è in alcun modo.

TITOLO ORIGINALE: Die Blutgräfin
REGIA: Ulrike Ottinger
SCENEGGIATURA: Ulrike Ottinger, Elfriede Jelinek
INTERPRETI: Isabelle Huppert, Birgit Minichmayr, Thomas Schubert, Lars Eidinger, André Jung
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 119′
ORIGINE: Austria, 2026
DATA DI USCITA:
presentato in anteprima alla 76ª Berlinale

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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