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Flee

Il film narra la vita di Amin (pseudonimo), fuggito dall'Afghanistan e accolto in Danimarca che racconta per la prima volta dopo anni la storia della sua odissea giovanile al suo migliore amico.

Il film narra la storia di Amin (pseudonimo), fuggito dall’Afghanistan e accolto in Danimarca, che racconta per la prima volta dopo anni la storia della sua odissea giovanile al suo migliore amico.

 

Flee è un film di animazione diretto da Jonas Poher Rasmussen prodotto da Vice Media Group e che può vantare come produttori esecutivi Riz Ahmed e Nikolaj Coster-Waldau. Si tratta di un film autobiografico che ripercorre la storia mai raccontata di Amin Nawabi (pseudonimo per proteggere l’identità del reale protagonista della storia), ragazzo afgano che fugge dal suo Paese durante la guerra con i mujaheddin trovando rifugio prima a Mosca e successivamente a Copenaghen.
Il film affronta, solo inizialmente, una fase di calma apparente a Kabul dove la famiglia di Amin vive, ritrovandosi poi a descrivere un vorticoso susseguirsi di città, trafficanti di persone, soprusi della polizia ed altro ancora. A rendere difficile la già complicata vita a Kabul c’è poi da considerare il fattore diversità: Amin ha fin piccolo provato attrazione per i maschi vivendo questa cosa non solo come sbagliata, bensì una sorta di malattia da debellare dentro di sé. Emblematica, da questo punto di vista, la visita medica che sostiene una volta arrivato a Copenaghen in cui si ritrova a chiedere delle medicine per alleviare questi impulsi.
Per le tematiche, la storia, la rappresentazione e il soggetto trattato, Flee ha ricevuto riscontro positivo dalla critica venendo candidato agli Oscar nelle categorie Miglior Film d’Animazione, Miglior Documentario e Miglior Film Internazionale.

Ho sempre avuto la mia carriera accademica come priorità. Se fossi costretto a scegliere tra un ragazzo, una carriera o un’educazione. Avrei sempre scelto l’educazione. Freddo e cinico.
I miei fratelli si sono sacrificati così tanto per me. Dovevo fare bene. Sentivo un’enorme responsabilità. Era importante essere duro. Solo ora, che ti sto raccontando tutto, sto cominciando a capire quanto sia stato difficile. Fa male a pensarci. Essere di nuovo negli Stati Uniti… ammetto di essere molto stanco di essere costantemente in movimento. È un bene per la mia carriera, ma… non è un bene per me.

Amin Nawabi dopo una vita fatta di bugie necessarie per la propria ed altrui sofferenza parla finalmente a cuore aperto del proprio passato, del proprio viaggio e delle sue considerazioni su quanto avvenuto. Flee è sì un film di animazione, ma data la tipologia di racconto storica e i frammenti tratti da interviste e telegiornali è ascrivibile anche all’interno del genere documentaristico. Proprio questa peculiare struttura avvicina l’opera di Rasmussen a Valzer Con Bashir, film d’animazione Premio Oscar nel 2009 nonché miglior film d’animazione della storia del cinema secondo The Guardian. Un paragone, si potrebbe dire, forse esagerato, ma Flee non ha assolutamente nulla da invidiare all’opera di Ari Folman.
Il film è strutturato come se fosse una lunga chiacchierata tra amici: Amin, sdraiato e ripreso dall’alto, cerca di rilassarsi prima di raccontare all’amico la verità sul suo passato. Un passato complicato sia dalla sua non conoscenza totale della propria sessualità (in dari non esiste una parola che si avvicina ad “omosessuale” come significato), sia dalla terribile guerra che stritola il Paese.
Il racconto parte dalla scomparsa del padre, affrontando poi la fuga verso la Russia e la successiva partenza delle due sorelle in Svezia dove viveva il fratello maggiore. Il capitolo più doloroso resta la permanenza in Russia di Amin insieme al suo secondo fratello e alla madre: impossibilitati nella fuga (e rinchiusi per un periodo in un centro rifugiati in Estonia), verranno raccolti sufficienti soldi solo per spedire una persona (Amin) in Europa. Una diaspora, per la famiglia Nawabi, che è stata mantenuta segreta per evitare il ritorno in patria per Amin e possibili problemi per la madre e il fratello bloccati in Russia.

Si cresce. Si cresce troppo in fretta. Quando sei in fuga sin da bambino, ci vuole tempo per imparare a fidarsi delle persone. Sei sempre in guardia, tutto il tempo… Tutto il tempo… anche quando sei in un posto sicuro, sei in guardia.
Sento sempre che deve succedere qualcosa.

Oltre alla tematica della fuga dalla guerra, Amin fa ulteriore luce sia sul comportamento della polizia russa nei confronti della sua famiglia, sia sul terribile mondo dei trafficanti di persone.
La polizia russa, corrotta fino al midollo, era solita fingere l’arresto dei rifugiati così da poter sottrarre loro denaro in cambio del rilascio. Un fattore, quest’ultimo, che rappresentava la morte per delle persone intente a raccogliere denaro per poter scappare da quello stesso Paese.
I trafficanti di persone, che Amin specifica essere una categoria meno peggiore rispetto alla polizia, sfruttano il dolore delle persone per raccogliere denaro e dare false speranze e promesse agli individui in difficoltà.

Dovete ricordare nome e data di nascita a memoria. Siete russi. Ricordatelo. Parlate in russo se qualcuno vi chiede qualcosa. Distruggete il passaporto non appena avrete raggiunto la destinazione finale. Se la polizia vi becca con un passaporto falso, verrete rimandati in Russia. Seguite la storia che vi abbiamo dato. È cruciale. D’ora in poi, non avete una famiglia.
Sono tutti morti. Siete fuggiti dall’Afghanistan da soli, senza alcun aiuto. Se dite qualcos’altro, sarete rimandati in Afghanistan. Non dite a nessuno della vostra famiglia. Voi non avete una famiglia. Capito?

Il film, parallelamente al racconto del passato, narra anche il presente di Amin, una costruzione narrativa che riesce, con il finale, a recuperare l’inizio e a concludere in maniera egregia la pellicola.
Per una persona in fuga dal proprio Paese e che è dovuto scappare dalla propria dimora lasciandosi alle spalle ricordi (materiali ed immateriali), la casa intesa sia come concetto, sia come proprietà è un qualcosa di difficile da immaginare.
Ecco perché, nonostante sia passato tutto questo tempo, il progetto di Kaspar (fidanzato di Amin) per avere una casa tutta loro sembra lasciare frastornato l’uomo. Amin cerca di fuggire dai propri sentimenti e dalla paura di mettere radici andando in America per un post-dottorato alla Princeton. Ma forse, dopo aver inseguito la felicità e l’amore attraverso l’intero medio-oriente e l’Europa, è arrivato il momento anche per lui di sentirsi nuovamente a casa. Una casa nuova, diversa, dove ad attenderlo ci sono le persone che gli vogliono veramente bene. O per lo meno una parte, dal momento che la guerra sarà anche del passato, ma le cicatrici restano evidenti ed incise come un marchio anche nel presente.

La paura di essere scoperti e di essere rimandato indietro era così forte… che non potevo dire la verità. C’erano così tante conseguenze. Non potevo essere me stesso. Era molto doloroso.
La maggior parte delle persone non può nemmeno immaginare come scappare in questo modo influisce su di te… come interferisce con le tue relazioni con le altre persone… quanto ti distrugge.
C’erano cose che non potevo dire sulla mia famiglia, che avevo fratelli in Svezia e che mia madre era viva, perché non era coerente con la mia storia inventata. C’erano sempre delle restrizioni. Le cose dovevano essere regolate, trattenute e soppresse.


Flee è un film d’animazione drammatico e per adulti che segue la strada già percorsa da prodotti quali, per esempio, Persepolis, Waltz With Bashir e The Breadwinner. Si tratta di una pellicola dalle tematiche molto cupe e dure da dover affrontare, diluite dall’esposizione cartoonesca. Un’ora e mezza circa di visione, ma che in certi punti colpiscono duro come un pugno nello stomaco, specialmente per la semplicità e la naturalezza con cui Amin descrive e affronta fatti del passato, quasi fosse distaccato da quanto avvenuto. Ma così non è considerate le volte in cui, invece, si ferma chiedendo una piccola pausa per non permettere ai ricordi di sopraffarlo. Bong Joon-ho, regista di Parasite, lo ha descritto come “the most moving piece of cinema I saw this year”. Difficile non essere d’accordo.

 

TITOLO ORIGINALE: Flugt
REGIA: Jonas Poher Rasmussen
SCENEGGIATURA: Jonas Poher Rasmussen – Amin
INTERPRETI: Amin, Belal Faiz, Zahra Mehrwarz, Sadia Faiz
DISTRIBUZIONE: Neon
DURATA: 90′
ORIGINE: Danimarca, 2021
DATA DI USCITA: 28/01/2021 (Sundance Festival) – 03/12/2021 USA

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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