Film presentato in anteprima alla 76ª Berlinale
| Dopo essere sopravvissuta a un’aggressione razzista, la pubblica ministera Seyo Kim porta in tribunale il proprio caso, indagando in prima persona e sfidando gli ordini espliciti dei suoi superiori. Sebbene si dica che la procura tedesca sia l’istituzione più obiettiva al mondo, durante il processo, Seyo sperimenta sulla propria pelle che lo Stato applica due pesi e due misure e che non solo minimizza la violenza dell’estrema destra, ma a volte finisce perfino per proteggerla. |
Chi scrive queste righe vive in Germania e ha una prospettiva diversa rispetto al pubblico italiano che è distante da questa realtà, e questo sicuramente ha inciso nella percezione del film. Perchè un film tedesco, in tedesco, con una forte componente anti-razziale alla base può sembrare quasi scontato a chi non ha familiarità con le profonde differenze insite nel territorio tedesco che sono strettamente correlate alla precedente divisione della Germania, ovvero Germania dell’Est e Germania dell’Ovest (con l’eccezione di Berlino). Con una breve ricerca si può velocemente constatare come il fronte di estrema destra dell’AFD abbia il proprio pubblico maggioritario proprio lì dove una volta c’era la DDR, ovvero la Germania dell’Est, che, fatalità, è anche l’area geografica dove è ambientato il film (in questo caso vicino a Dresda).
Questa è una premessa doverosa per capire quanto la Germania sia in realtà fragmentata in diverse aree/fazioni, ovviamente influenzate da una maggiore e/o minore immigrazione che ha plasmato il pensiero della popolazione in maniera diversa. Ed è esattamente in questo ecosistema, non chiaro al pubblico non-teutonico, che si dipana il film di Faraz Shariat e sceneggiato da Claudia Schaefer. Un film chiaramente sentito da entrambi, visti i lavori precedenti di entrambi in materia di rifugiati, integrazione e, ovviamente, discriminazione in Germania.
Please refere to me as a German citizen.
Il film è interessante perchè mette in luce anche il sistema giudiziario tedesco, decisamente distante anni luce da quello americano che tutti sono abituati a vedere, più simile a quello francese visto in Anatomia Di Una Caduta ma un po’ più distante rispetto a quello italiano (vedasi la recente serie tv di Amanda Knox). È interessante perchè il sistema giudiziario tedesco è considerato il più integerrimo e “oggettivo”, il che implica indirettamente una sorta di superiorità intellettuale dei tedeschi che di riflesso si sentono superiori agli altri europei.
Va però detto che il lavoro fatto in fase di scrittura da Claudia Schaefer ripaga ampiamente a livello visivo e d’intrattenimento dato che punta esattamente sia a questa superiorità intellettuale, sia all’imparzialità della legge che però, anche in un mondo apparentemente imparziale, è sempre composto da esseri umani con le loro idee e i loro pregiudizi e, come tale, quindi anche imparziale nella sua valutazione. Ed è su questa base che ruota attorno l’intero film, rigirando contro il modus operandi della giustizia tedesca proprio la stessa imparzialità tedesca che dovrebbe essere richiesta dal sistema.
“DAS IST NICHT NAZILAND!“
Staatsschutz – Prosecution è un film che non sarebbe mai potuto essere concepito e girato da un tedesco di prima generazione perchè sarebbe mancato di autenticità visto che prende come sua protagonista una donna tedesca di seconda generazione in quanto suo padre (coreano) si è trasferito in Germania e lei è nata e cresciuta lì. E c’è sicuramente del personale del regista Shariat all’interno della figura di Seyo Kim dato che non è un caso che sia anche lui tedesco di terza generazione, con origini iraniane.
Ritornando alla dislocazione geografica della pellicola non è inverosimile credere a scene simili a quelle mostrate in tribunale in cui molte persone rifiutano di considerare tedesco qualcuno che non ha le “fattezze” da tedesco. Il che non vuol dire il classico “biondo, alto e bianco” che uno si può immaginare, quanto piuttosto un commento relativo al colore della pelle oppure relativo a tratti più asiatici. E c’è una scena ben precisa (tra le varie) all’interno del film che ricrea questa becera dinamica, e la ricrea benissimo enfatizzando i due lati di una medaglia che ha in realtà più sfumature ma che in questo caso ripropone da un lato un gruppo di tedeschi dalle distinte idee neo-naziste, mentre dall’altro c’è un gruppo di tedeschi e/o rifugiati che si sente tedesco.
Faraz Shariat e Claudia Schaefer hanno infatti ben chiaro il punto della situazione e focalizzano la pellicola sulla difficoltà d’integrazione di cittadini che sono a tutti gli effetti tedeschi perchè lo dice la loro carta d’identità, lo dice la loro storia, lo dice la loro capacità di parlare da madrelingua il tedesco ma lo dice soprattutto il loro cuore perchè si sentono tedeschi.
UNA PROTAGONISTA CHE FA FATICA
Se c’è un elemento negativo da segnalare è l’interpretazione non sempre convincente della protagonista, Chen Emilie Yan, che, volutamente o meno, recita in maniera fin troppo controllata, limitando le espressioni facciali e limitando di conseguenza anche lo spettatore dal creare un legame con lei. A parte nell’immagine scelta per rappresentare la pellicola dove emerge tutta la sua frustrazione interna che esplode improvvisamente in macchina, lontano da occhi indiscreti, per il resto Seyo Kim non esprime praticamente mai le proprie emozioni.
Una scelta fatta a monte, in fase di scrittura e di regia, che però compromette in parte l’empatia con una protagonista che vuole mostrarsi dura e resistente con il mondo esterno ma che mostra anche tutte le sue debolezze in privato solo un paio di volte, di fatto limitando una maggiore connessione (comunque esistente) con il pubblico che avrebbe sicuramente giovato al film.
Shariat firma una pellicola che, pur essendo estremamente tedesca, oltrepassa i confini tedeschi e può essere apprezzata a livello internazionale da chiunque abbia un minimo di apertura mentale e/o un quoziente intellettivo superiore a quello di un razzista medio.
| TITOLO ORIGINALE: Staatsschutz REGIA: Faraz Shariat SCENEGGIATURA: Claudia Schaefer INTERPRETI: Chen Emilie Yan, Alev Irmak, Julia Jentsch, Arnd Klawitter DISTRIBUZIONE: Cinema DURATA: 113′ ORIGINE: Germania, 2026 DATA DI USCITA: presentato in anteprima alla 76ª Berlinale |




