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Stutz recensione
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Il Metodo Di Phil Stutz

Il Metodo Di Phil Stutz è un viaggio intimo ed illuminante che rivela un Jonah Hill molto più fragile di quanto non si conosca e allo stesso tempo affronta in maniera chiara e "digeribile" alcune tecniche per migliorare la propria salute mentale.

Uno degli psichiatri più famosi del mondo con oltre 40 anni di esperienza, Phil Stutz, ed uno dei suoi pazienti più noti, Jonah Hill, si siedono uno di fronte all’altro ed esplorano in prima persona la vita di entrambi mentre Stutz spiega le tecniche (The Tools) che utilizza nelle sue sessioni per aiutare i suoi pazienti.

Tra le varie pellicole che meritano di essere recuperate durante le vacanze natalizie c’è anche questo atipico documentario di Netflix con protagonista Jonah Hill e il suo psichiatra Phil Stutz che, prima di essere storpiato come capita sempre dai titolisti nostrani, dava anche il nome a questi 96 minuti usciti il 4 Novembre: Stutz.
Il Metdo di Phil Stutz è un documentario atipico e anticonvenzionale per moltissime ragioni, non ultima quella di aprire le porte dei problemi di salute mentali di Jonah Hill a tutto il pubblico. In una serie di conversazioni tra Hill e il suo psichiatra Stutz, i due protagonisti raccontano ed analizzano la loro relazione dottore-paziente approfondendo le motivazioni che hanno portato l’attore a crearne un documentario visto l’enorme impatto (positivo) avuto nella sua vita dal suo psichiatra. Motivazioni che possono essere riscontrate apertamente dall’annuncio dello stesso attore/regista di non voler partecipare a nessun tipo di tour promozionale né di questo documentario, né di altre pellicole per via dei suoi attacchi d’ansia che, infatti, sono ampiamente discussi.

I have decided to make this because I want to present your tools and the teachings of you, Phil Stutz, my therapist, in a way that allows people to access them and use them to make their own life better.

Chi guarda il documentario senza essersi informato precedentemente avrà una visione più naive e meno informata circa la nomea di Phil Stutz rispetto a chi invece lo ha già sentito nominare (il libro The Tools, co-scritto insieme al collega Barry Michels, è diventato bestseller del The New York Times nel 2012). Certo, quest’affermazione sembra molto banale ma ha un impatto nella visione che aiuta a mettere in una prospettiva più positiva lo psichiatra, soprattutto per via dei metodi non convenzionali e delle teorie che vengono espresse con il passare dei minuti.
Come si potrà notare, è principalmente il rapporto dottore-paziente ad essere profondamente diverso visto che secondo Stutz lo psichiatra deve avere una parte attiva nella guarigione della persona in cura e non porre semplicemente domande senza esprimere opinioni. E fin dai primi dialoghi si capisce piuttosto bene che Stutz non sia uno psichiatra canonico ma piuttosto alternativo, tanto da essere diventato amico di Jonah Hill nel corso degli anni di terapia, il che è un altro taboo da non infrangere secondo la dottrina psichiatrica.

And I was thinking about how, in traditional therapy, you’re paying this person, and you save all of your problems for them, and they just listen, and your friends, who are idiots, give you advice. Unsolicited.
And you want your friends just to listen. And you want your therapist to give you advice.

La visione di questi 96 minuti, per quanto possa sembrare sulla carta molto pesante e non interessante, è in realtà quasi come una seduta terapeutica farcita con un po’ di sarcasmo per essere più digeribile ma allo stesso tempo piuttosto profonda.
I racconti dei problemi personali sia del dottore (Stutz) che del paziente (Hill) sono toccanti e lasciano ampio spazio allo psichiatra per esporre la sua metodologia consegnando al pubblico i famigerati “Tools” che utilizza per aiutare i propri pazienti. La dinamica tra i due è bellissima e non sembra assolutamente che la loro amicizia abbia in realtà afflitto il percorso di guarigione di Hill, anzi la sensazione è opposta e pare che l’abbia rinforzato ed è facilmente percepibile in tutti i dialoghi.
Ultimo dettaglio da sottolineare è la trasparenza messa in scena da Jonah Hill che sia dal punto di vista personale che da quello registico si mette completamente a nudo anche rivelando alcune verità dietro il montaggio, verità che si trasformano dall’essere un plot twist interessante ad un valore aggiunto per una pellicola che costruisce un rapporto più sincero con il pubblico, che è importantissimo visti i temi trattati.

If the choice is to be fair and honest, then I should acknowledge that, like, we’ve been shooting for two years, and we’re wearing the same clothes every day, pretending it’s one session, but it’s been years.
And we’re on a green screen.


Il Metodo Di Phil Stutz è un documentario unico nel suo genere e sarebbe sbagliato immaginare altrimenti. Nonostante le tecniche di Stutz siano uniche nel suo genere, non si può che apprezzare il modo intimo, sincero e toccante con cui Jonah Hill abbia concesso a chiunque di entrare dentro i suoi problemi personali per tramutarli in un messaggio di speranza.
Era molto facile fallire in questa missione, eppure Hill è riuscito in un’impresa molto difficile: mettersi a nudo, creare una sessione di terapia per il pubblico, non annoiare, il tutto toccando dei temi in cui tutti si possono ritrovare. Una piccola gemma da far guardare a chiunque.

 

TITOLO ORIGINALE: Stutz
REGIA: Jonah Hill
SCENEGGIATURA: Jonah Hill
INTERPRETI: Jonah Hill, Phil Stutz
DISTRIBUZIONE: Netflix
DURATA: 96′
ORIGINE: USA, 2022
DATA DI USCITA: 14/11/2022

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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