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Tre Piani recensione
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Tre Piani

Una serie di eventi trasforma radicalmente l'esistenza degli abitanti di un condominio romano, rivelando le loro difficoltà nell'essere genitori, fratelli o vicini di casa in un mondo dove il risentimento e la paura sembrano avere la meglio. 

Una serie di eventi trasforma radicalmente l’esistenza degli abitanti di un condominio romano, rivelando le loro difficoltà nell’essere genitori, fratelli o vicini di casa in un mondo dove il risentimento e la paura sembrano avere la meglio.

Nanni Moretti torna sul grande schermo con il film Tre Piani, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, presentato in anteprima al Festival di Cannes del 2021. Il regista romano, per la prima volta nella sua carriera, dirige una pellicola che non prende le mosse da un suo soggetto originale e forse è proprio questo il problema. Le vicende narrate seguono un iter narrativo lungo dieci anni (diviso in tre differenti momenti, uno ogni cinque anni) dove si alternano gli abitanti di una palazzina romana borghese di tre piani.

Abbiamo sbagliato tutto. Questi anni senza di lui sono stati orribili, ma non si può costringere una donna a scegliere tra il marito e il figlio. E io ho scelto.

UN DRAMMA CORALE


Il film si apre con un incidente mortale che vede alla guida in stato di ebbrezza il figlio di Nanni Moretti, un magistrato dall’irreprensibile moralità, che investe e uccide sul colpo una donna. Tutta la trama si evolve intorno ad un’anonima palazzina della borghesia romana e riguarda tre famiglie, ognuna situata su un piano diverso del palazzo, ciascuna con una propria storia ed i propri conflitti. Al primo piano vivono Lucio (Riccardo Scamarcio), la moglie Sara (Elena Lietti) con Francesca, la figlia di sette anni. La bimba spesso viene spesso lasciata ai due anziani dirimpettai che le fanno da babysitter: Giovanna (Anna Bonaiuto) e Renato (Paolo Graziosi).
Al secondo piano abitano invece Monica (Alba Rohrwacher), una neo mamma spaventata dalla sua solitudine, dato che il marito Giorgio (Adriano Giannini) è spesso fuori per motivi lavorativi.
Al terzo piano vive poi una coppia di giudici: Vittorio (Nanni Moretti) e Dora (Margherita Buy), insieme al figlio Andrea (Alessandro Sperduti) che ha un pessimo rapporto con i genitori.
Tutte e tre le famiglie hanno un elemento in comune: il tema della genitorialità e in che modo i personaggi la esercitino. Ognuna delle storie che compongono questo trittico nasce da una fuga che costringe i personaggi a uscire fuori dai propri schemi e dalla propria routine quotidiana, sconvolgendo radicalmente la propria vita.
Una pellicola corale in cui vi sono numerosi character anche se nessuno realmente riesce a lasciare il segno e bucare lo schermo a causa di una scrittura dei personaggi approssimativa, con tante situazioni a rubarsi la scena, forse troppe.
La conseguenza immediata è la mancata immedesimazione dello spettatore con i protagonisti con cui è difficile sentirsi coinvolti a livello personale nonostante la drammaticità degli eventi narrati e il forte carico emotivo che li contraddistinguono.

UN FILM NON MORETTIANO


Rispetto a tutte le altre pellicole del regista, sono molti gli elementi tipici della cinematografia morettiana che mancano: l’ironia tagliente, la forte e onnipresente componente autobiografica, il racconto per episodi ed il richiamo all’attualità sociale e politica. Si capisce naturalmente la volontà di sperimentare, ma il risultano è alquanto deludente considerate le grandissime aspettative.
Anche se a livello tecnico nulla si può obiettare, visto l’ottimo comparto tecnico che contraddistingue l’opera, è sul piano narrativo che emergono le maggiori criticità: la narrazione, accompagnata ancora una volta dalle melodie composte da Franco Piersanti, risulta schematica, ripetitiva e generalmente poco incisiva.
Nonostante un ottimo cast, (anche se il personaggio di Moretti fa involontariamente ridere quando invece non dovrebbe affatto) al film manca evidentemente una direzione precisa, con un intreccio narrativo che spesso si perde nelle numerose sottotrame e non riesce a trasmettere quel dolore intrinseco delle vicende raccontate.
Tre Piani è un’opera piena di dolore, un film che ha letteralmente spaccato la critica in due tra detrattori e estimatori, che offre un Nanni Moretti in fuga nel suo confronto con la società attuale con cui si è sempre confrontato, spesso duramente e soprattutto a livello politico. I personaggi, come il regista stesso, sembrano collocarsi spesso fuori dai confini della realtà, come se il mondo di oggi fosse troppo arduo da affrontare e sia necessaria quindi una fuga da esso.

C’è sempre una prima volta, anche per un film di Nanni Moretti non all’altezza delle aspettative. Generalmente un buon film, certo, ma contraddistinto anche da numerose criticità particolarmente importanti sia a livello di scrittura che a livello narrativo. Inoltre è privo di tutte quelle preziose caratteristiche che hanno reso così bella, originale e celebre la cinematografia del regista romano. Tre Piani è un corpo estraneo se confrontato al resto della sua filmografia, eterogenea si, ma comunque sempre caratterizzata da elementi fortemente personali e attuali. Manca quel quid morettiano che rende tali i film di Nanni Moretti. Che peccato.

 

TITOLO ORIGINALE: Tre Piani
REGIA: Nanni Moretti
SCENEGGIATURA: Nanni Moretti, Federica Pontremoli, Valia Santella 
INTERPRETI: Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 119′
ORIGINE: ITALIA, 2021
DATA DI USCITA: 11/07/2021 Festival Di Cannes

Venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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