Waco: The Aftermath 1×05 – ReckoningTEMPO DI LETTURA 3 min

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“The bombing in Oklahoma City was an attack on innocent children and defenseless citizens. It was an act of cowardice, and it was evil. The United States will not tolerate it and I will not allow the people of this country to be intimidated by evil cowards. I have met with our team which we assembled to deal with this bombing and I have determined to take the following steps to ensure the strongest response to this situation. First, I have deployed a crisis-management team under the leadership of the FBI, working with the Department of Justice…”

L’attentato ad Oklahoma City è rimasto l’attentato terroristico su territorio statunitense più sanguinoso fino all’11 settembre 2001. 168 sono le persone morte e 672 quelle ferite. La bomba detonata ha sventrato interi palazzi oltre ad essere udita quasi a 90 km di distanza. Una cicatrice indelebile nel tessuto sociale americano che evidenziò ulteriormente il distacco della società rispetto a queste sette che vaneggiavano contro il governo “usurpatore dei diritti dei cittadini americani”.
L’assedio di Waco acuì questo distacco e incattivì ulteriormente la popolazione: il 19 aprile 1995, anniversario della fine dell’assedio, fu il giorno prescelto per l’attentato. Affinché tutti ricordassero.

COSE SEMPLICI, MA FATTE BENE


Se Waco: The Aftermath avesse lavorato con maggior precisione attorno a questo attentato, raccontandone in maniera più particolareggiata i dettagli e i legami con Waco, si starebbe parlando di uno show con votazioni totalmente differenti. Invece Showtime ha deciso di fare la cosa più complicata: prendere uno show terminato ad inizio 2018, recuperarne i personaggi e le storie, raccontare del post assedio e parallelamente presentare l’attacco ad Oklahoma City. Il risultato? Una serie tv dove l’elemento più narrativamente interessante (l’attentato e la sua preparazione) resta sullo sfondo per tutte e cinque le puntate, salvo essere preso in maggior considerazione proprio all’interno di questo episodio finale.
Un vero peccato perché, se si fosse raccontato la storia nello stesso modo di Waco, il risultato avrebbe potuto essere di ottimo livello.
E invece no: John Erick Dowdle e Drew Dowdle tentato l’impossibile fallendo miseramente. Per allungare la narrazione, poi, tentano di aggiungere ulteriore carne al fuoco presentando gli albori della setta con sede a Mount Carmel con copiosi flashback totalmente inutili riguardanti la figura di David Koresh. Spezzoni che sviano solamente il tema centrale dello show e nulla di più.

FARE UN’UNICA STAGIONE NON ERA MEGLIO?


“Reckoning” ha, a differenza dei precedenti episodi, la fortuna di trovare maggiormente coinvolto Michael Shannon dal momento che Gary Noesner è chiamato in tribunale a testimoniare. Sequenza utile ad evidenziare ancora una volta la performance di Giovanni Ribisi, senza il quale questo show avrebbe avuto probabilmente zero appeal nei confronti del pubblico.
A livello concettuale avrebbe avuto più senso costruire Waco: The Aftermath poco dopo la fine di Waco, cercando di concentrarsi in maniera più attenta sul processo in tribunale (visto e considerato quanto poco limpido sia stato agli occhi della pubblica opinione). Oppure, meglio ancora, accorpare tutto in una stagione.
Costruito in questo modo, questo show, non rende onore a nessuno dei due racconti, né a Waco, né all’attentato ad Oklahoma City. Si tratta di un potpourri narrativo dovuto forse anche al fatto che l’idea iniziale di Paramount+ (dove era stata mandata in onda Waco) era quella di fare una serie antologica chiamata American Tragedy, successivamente re-brandizzata con il nome attuale e portata in scena da Showtime, decisamente a corto di show validi ai quali potersi appigliare.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Giovanni Ribisi
  • Michael Shannon
  • L’ultima sequenza, evocativa al punto giusto…ma arriva troppo tardi
  • Perché voler proseguire la storia di Waco mentre si stava cercando di raccontare anche altro?
  • Il poco focus sull’attentato
  • Gary Noesner assente per quasi l’intera stagione
  • La fuga dall’accampamento suprematista bianco

 

Waco: The Aftermath è una gigantesca occasione sprecata sia per poter continuare la narrazione dell’assedio di Waco approfondendone il processo, sia per mostrare al pubblico altri avvenimenti collegati come l’attentato ad Oklahoma City. Si tratta pur sempre di cinque episodi, quindi più che sopportabili nel complesso, ma la sensazione di aver perso solamente tempo resta comunque.

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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