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Fire Country 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 4 min

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Fire Country 1x01 recensioneCon la moltitudine di serie rilasciate a cadenza regolare dalle maggiori (e sempre più numerose) piattaforme streaming, è facile dimenticarsi che in America c’è ancora una tv generalista che deve andare avanti. Niente rilasci a blocchi di episodi, niente binge watching, per questo tipo di network le serie tv sono un impegno a breve o lungo termine atto ad occupare il proprio palinsesto. Serie di un livello naturalmente minore, soprattutto in qualità tecnica, rispetto ai prodotti a cui lo spettatore si sta abituando e che, proprio per questo, si presentano per quello che ormai sono diventati: riempitivi senza grosse pretese ben lontani dagli albori che prodotti del genere hanno vissuto negli anni ’90.
Questa premessa risulta così essenziale nell’approccio ad un prodotto della tv generalista dove a spiccare non è certo una storia di alto profilo ma che allo spettatore consapevole va bene ugualmente.
Rientra a pieno titolo nella suddetta descrizione il nuovo drama della CBS Fire Country, prodotto da un nome ben noto nell’ambiente, Jerry Bruckheimer. Tra i produttori esecutivi, invece, Fire Country annovera anche Tony Phelan, Joan Rater e soprattutto Max Thieriot, quest’ultimo nella doppia veste anche di attore protagonista.
A tal proposito, si può dire che il progetto abbia un forte legame con l’attore americano dato che la storia narrata trae spunto dall’esperienza diretta di Thieriot cresciuto proprio nel Nord California, una delle zone più a rischio devastazione a causa degli incendi.

CIÒ CHE NON FUNZIONA


La trama di Fire Country è ambientata in una cittadina a nord di San Francisco dove ad occupare la scena sono essenzialmente incendi e vigili del fuoco della zona. Il protagonista principale, tale Bode Donovan (interpretato appunto da Max Thieriot) è un giovane carcerato che, partecipando ad un programma di recupero che vede la collaborazione tra vigili del fuoco e il penitenziario, si ritrova catapultato nel suo paese d’origine, con tutti i drammi che questo ne comporta.
Una trama che in breve racconta già i punti salienti della storia: dinamiche familiari, drammi personali, ricerca di redenzione. Elementi tipici di un drama semplice e di poche pretese come può esserlo un prodotto della tv generalista.
Da questo punto di vista, vanno sottolineati alcuni passi del pilot che, pur accettandoli come elementi tipici di tali serie, non hanno propriamente convinto. Le dinamiche dei personaggi sono ovviamente ancora all’inizio, ma già si scorge una certa connessione tra tutti i character, fattore da sempre primario quando l’ambientazione avviene nei tipici paesini di provincia americana dove tutti conoscono tutti. Tuttavia, catapultare lo spettatore direttamente all’interno di alcuni conflitti di coppia inizialmente non paga molto. Ci si ritrova così subito immersi in drammi personali che, non avendo familiarità con i protagonisti, appaiono pedanti e ripetitivi come uno script già visto e rivisto in differenti altre occasioni.
A questo va aggiunta una presentazione blanda dei protagonisti che appaiono fortemente stereotipati sia nella caratterizzazione che nelle dinamiche, portando l’attenzione a scemare nettamente.

CIÒ CHE FUNZIONA


A funzionare sin dai primissimi minuti del pilot, è invece la figura di Bode Donovan. Il personaggio non solo si porta dietro tutto un background legato a stretto filo con la maggior parte dei membri della comunità in cui si ritrova catapultato, ma nasconde anche un alone di mistero ben proporzionato alla trama. Due elementi, questi, che nel lungo periodo potrebbero giovare molto all’intera storia. Le connessioni di Donovan con i vari personaggi e i misteri dietro ciò che è accaduto in passato potrebbero infatti dare una svolta anche alle storyline di quei character descritti poc’anzi che per ora sono già scivolati nella ripetitività di azioni e dialoghi.
A questo va aggiunto un certo intrigo suscitato dal personaggio di Donovan: un carcerato in cerca di redenzione con ricordi e segreti del passato da sciorinare che possono senz’altro aggiungere quel tocco in più ad una storia altrimenti priva di qualsiasi interesse. Il tutto, ovviamente, sempre circoscritto al contesto di “tv generalista”, quindi senza aspettarsi qualcosa in più di un semplice passatempo senza infamia e senza lode.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Serie standard utile ad occupare il palinsesto e il pre-cena dello spettatore
  • Protagonista che suscita un minimo di interesse
  • Tutti gli altri personaggi completamente stereotipati, sia nei ruoli che nei dialoghi
  • Solita storia con i soliti drammi dei paesini americani 

 

Fire Country si presenta con una storia standard che non emerge né in senso positivo né negativo. Un solito prodotto della tv generalista utile ad occupare il palinsesto e poco altro.

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Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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