Mercy For None 1×01 – Episode 1TEMPO DI LETTURA 4 min

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recensione Mercy For None 1x01Continua il periodo d’oro per le serie tv coreane sulla piattaforma streaming più conosciuta al mondo (Netflix).
Questa volta, però, non bisogna aspettarsi un nuovo Squid Game o l’ennesima rom-com mascherata sotto i più vari generi cinematografici.
Il prodotto in questione è un po’ più ricercato, sia nella forma che nel contenuto, e rappresenta una bella sfida per lo spettatore. Soprattutto se arriva in un periodo non certo favorevole per le nuove uscite come quello estivo, dove magari ad emergere sono i prodotti più leggeri o le seconde/terze stagioni.
Mercy For None è un bel noir nudo e crudo, dove tutti i cliché del genere si mescolano al cinema di arti marziali in un’esplosione di violenza ed esistenzialismo che non si vedeva da tempo neanche nei più blasonati prodotti americani o europei dello stesso genere.

REVENGE-MOVIE IN SALSA COREANA


Tratto dal fortunato webtoon Gwang-jang (anche tradotto come “Plaza Wars” in lingua occidentale), Mercy For None vede come protagonista Nam Gi-jun (So Ji-seob), ex-gangster al soldo di una famiglia mafiosa, famoso per essere il “risolutore” delle dispute fra questa e un’altra famiglia rivale, risolte con dei “duelli” a mani nude in piazza (da qui il titolo del webtoon).
Costretto a ritirarsi dopo una non-meglio-precisata azione disonorevole, decide di tornare in azione per vendicare la morte del fratello Gi-seok (Lee Beom-su), anche lui gangster, rimasto incastrato in una faida fra le due principali gang di Seoul (i Joowoon e i Bongsan).
Quello che ne segue è una discesa costante, da parte di Nam Gi-jun, verso l’abisso di un mondo underground composto da grandi e piccole gang rivali esclusivamente maschili (non c’è traccia di un’interprete femminile in questo show). E dove a dominare è la violenza, verbale ma soprattutto fisica. Un’indagine personale che mescola noir e cinema di arti marziali svolto nel sottobosco urbano di Seoul, mai così claustrofobica e soffocante come in questo caso.

REGIA E INTERPRETAZIONI


Tutto questo giocato con un’estetica decisamente “minimalista” in cui sono soprattutto i campi e controcampi a farla da padrone. Questo episodio pilota, in particolare, è molto dialogico, come si confà ad una puntata il cui scopo è soprattutto quello di presentare i personaggi principali.
Il che potrebbe portare, forse, ad una sonnolenza iniziale per lo spettatore. Per fortuna il tutto è intervallato da una regia decisamente ricercata (stupenda l’introduzione iniziale in bianco e nero) e da coreografie marziali che mettono i vari co-protagonisti in una condizione di “uno contro tutti”, accrescendo così la tensione e la suspense per la loro sorte.
Sono soprattutto le interpretazioni del cast ad emergere in questa prima puntata. E si tratta di un cast decisamente fortunato, dal momento che vengono messi in campo dei veri e propri caratteristi del genere con delle “facce da gangster” tali da incutere timore anche quando non hanno battute. A spiccare maggiormente è il protagonista, interpretato da un ottimo So Ji-seob, con volto e espressione perennemente seria e malinconica, ideali per l’occasione.

CONCLUSIONI


Mercy For None è decisamente una serie adatta per gli amanti del genere noir e di arti marziali. Non mancano i vari cliché del caso, comunque “stemperati” dal miscuglio con altri sotto-generi come il revenge-movie e il thriller.
La violenza vera e propria è poca in realtà (rispetto al minutaggio complessivo), almeno in questo primo episodio. Tuttavia, quando la violenza c’è, esplode in tutta la sua ferocia non lesinando il sangue e soprattutto le ferite sia fisiche che “spirituali”. In particolare è molto ben strutturata la scena finale con lo scontro nella sala giochi e il cliffhanger che getta una nuova luce sulla morte di Gi-seok.
Si tratta di un prodotto di nicchia, per gli standard di Netflix, e magari non adatto per la stagione estiva, ma Mercy For None merita certamente una visione per la sua estetica raffinata e il suo brutale esistenzialismo.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Regia e coreografie marziali
  • Scena introduttiva
  • So Ji-seob
  • Noir esistenziale e lotta fra gang rivali
  • Scena finale e cliffhanger
  • Inizio un po’ lento e scene fin troppo dialogiche che non aiutano la piena comprensione
  • C’è un po’ il rischio di un “tutto atmosfera e niente arrosto”

 

Dalla Corea del Sud con furore Netflix sforna una nuova miniserie noir che mescola esistenzialismo, lotta fra gang rivali e scene di arti marziali con pressoché qualsiasi oggetto si trovi a disposizione. Quando uccidono il fratello, l’ex gangster Nam Gi-jun (Su Ji-seob) torna, dopo anni d’inattività, a lavorare per la sua “famiglia” per scoprire il colpevole della sua morte. E, da quel momento, non c’è veramente più “pietà per nessuno”.

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Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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