Una puntata malinconica e piovosa che fonde realismo magico e denuncia sociale, preparando degnamente il gran finale.
One Hundred Years of Solitude 2×07 “It Rained for Four Years, Eleven Months and Two Days” inizia esattamente dove finiva l’episodio precedente.
José Arcadio Segundo, saltato giù dal treno, torna a casa. Vuole dare a tutti la notizia della strage alla stazione, ma nessuno gli crede. Quel tragico fatto non è mai avvenuto. Situazione agghiacciante, soprattutto se si pensa a quante volte qualcosa di simile è accaduto nella realtà.
Non meno inquietante è la similitudine tra questa cancellazione, questo negazionismo e quello compiuto da Fernanda del Carpio che ha il coraggio di dire a suo figlio che Renata, sua sorella, è morta, anche se è ancora viva.
ADDIO A TUTTA UNA GENERAZIONE
Il clima di tristezza da cui è pervasa la puntata non è certo alleviato dalla scomparsa di Ursula. Con lei se ne va tutta una generazione sulla cui saggezza ed esperienza si poteva sempre contare.
L’interpretazione di Marileyda Soto merita un elogio particolare. Come si spiega nel libro, infatti, Ursula era da tempo diventata cieca. Poiché, però, viveva in casa, dove conosceva ogni angolo e la posizione di ogni oggetto, nessuno se ne era mai accorto. Nella serie questo non viene detto esplicitamente, ma viene suggerito: basta notare quando Ursula esce e si appoggia al braccio di qualcun altro, oppure tocca il viso di chi è appena venuto a trovarla.
Se la dipartita della matriarca avviene nel segno della luce e della serenità, molto peggio va agli esponenti delle generazioni successive.
LA DECADENZA È ORMAI INIZIATA
José Arcadio Segundo, per reagire a quanto ha visto, non trova di meglio che rintanarsi a scrivere la memoria di quel tragico giorno alla stazione e a cercare di decifrare gli scritti di Babilonia. Muore poi insieme al gemello, sfinito, disilluso e amareggiato.
Anche la madre, Santa Sofia de la Piedad, se ne va da casa Buendía, per non dare più sue notizie. D’altronde, nessuno si era mai accorto che per quarant’anni aveva dormito in cantina: c’era da stare dietro a bizze e ossessioni di Fernanda del Carpio.
Quest’ultima, bisogna riconoscerlo, prende coscienza della propria arrogante superbia, ma non riesce a cambiare.
L’unico sprazzo di luce in tutto questo, ovvero l’arrivo del piccolo Aureliano Babilonia, è un avvenimento meno positivo di quanto sembri. Il suo innamoramento per la zia Amaranta Ursula già non promette bene.
QUASI CINQUE ANNI DI PIOGGIA
La pioggia che cade su Macondo per quasi cinque anni svolge quindi una duplice funzione. Da un lato, accompagna il progressivo declino della città e della sua famiglia fondatrice. Dall’altro, è il modo con cui Gabriel García Márquez vuole denunciare gli sconvolgimenti idrogeologici causati dalla deforestazione selvaggia, attuata per trasformare tutto il territorio in piantagioni di banane.
Notare come Cent’anni di solitudine sia stato scritto nel 1967, quando certi temi non erano di moda. Si era, anzi, in un periodo di boom economico dove la mentalità corrente era tutt’altra.
Questo uso del realismo magico per parlare della realtà e produrre un’opera che sa di vita realmente vissuta fa di Cent’anni di solitudine un capolavoro. La serie TV riesce a rendergli degno omaggio.
IN ATTESA DEL GRAN FINALE
La serie One Hundred Years of Solitude non è un prodotto da binge watching, va gustato e assaporato con calma. Questo, tuttavia, non impedisce, terminata la visione di una puntata, di aver voglia di vedere la successiva in tempi brevi.
Ora rimane solo il gran finale, fissato per il 26 agosto. Restano da trattare le ultime vicende di Macondo e dei Buendía, a partire dall’amore fra Aureliano Babilonia e Amaranta Ursula.
Come si diceva sopra, le premesse non sono buone. Oltre alla minacciosa profezia dell’antenata Ursula, c’è la scomparsa, causata dall’alluvione, della proprietà di Petra Cotes, grande fonte di vita e di felicità. Riuscire a decifrare gli scritti di Melquiades potrebbe fare la differenza.
THUMBS UP 👍
- L'interpretazione di Marileyda Soto
- Il realismo magico restituisce il gusto della vita vissuta
- Buon passo della narrazione
THUMBS DOWN 👎
- Fernanda del Carpio non riesce a cambiare
- Il negazionismo, purtroppo ben diffuso nella realtà






